martedì 13 gennaio 2015

Il futuro è dell’imprenditore globale



Detto così potrebbe suonare come la legittimazione della globalizzazione, ma non lo è. Per imprenditore globale non si intende la multinazionale che cerca solo ed esclusivamente l’incremento del profitto spostando produzione e investimenti dove incontra una maggiore redditività, ma piuttosto l’opportunità di chiunque (anche piccoli imprenditori autonomi o PMI) di costruirsi un portafoglio di clienti al di fuori dei confini nazionali.

Inoltre, si può dire che stiamo vivendo in una nuova era nella quale anche i piccoli imprenditori autonomi guardano alla possibilità di trasferirsi all’estero non più tanto per il gusto dell’avventura o la voglia di ricominciare una nuova vita altrove come tanti di noi. Ora, questa scelta viene sempre più spesso giustificata dall’esigenza di diversificare i rischi.

La crisi economica e finanziaria che ha investito il mondo nel 2008 ha insegnato, soprattutto agli imprenditori, almeno due cose fondamentali:

1. Ha mostrato chiaramente che il mondo è così intrinsecamente connesso che quando una qualsiasi nazione economicamente importante, come ad esempio gli Stati Uniti, soffre una grave crisi finanziaria, il terremoto economico che ne consegue si trasmette a tutto il resto del pianeta intaccando non solo le strutture della finanza ma anche la vita dei semplici cittadini.

2. Ha inoltre mostrato che tutto questo avviene ad una velocità tale che l’unica possibilità che permette agli imprenditori di sopravvivere consiste nell’avere stabilito la propria attività, e anche un struttura fisica permanente, in più di un paese.

Grazie alla moderna tecnologia tutto questo è oggi alla portata di mano anche del singolo imprenditore autonomo. Internet gli permette di espandere i suoi orizzonti e cercare nuovi mercati, addirittura, in alcuni casi gli permette anche di gestire l’attività trovandosi in qualsiasi paese del mondo dove abbia accesso alla rete. 

Così che, l’atteggiamento ideale che dovrebbe avere l’imprenditore globale non dovrebbe essere quello di chi pensa: “mollo tutto e mi trasferisco a viver a…” ma piuttosto “mi organizzo per cercare opportunità di lavoro in diversi paesi stranieri dove c’è spazio per la crescita nel settore economico in cui opero, vado sul posto per fotografare la realtà locale e, se le opportunità sono reali e mi conviene, procedo per ritagliarmi uno spazio tutto mio nel mercato locale senza necessariamente stabilirmi a vivere definitivamente in loco”.

L’imprenditore globale è colui che si muove come una sorta di nomade dell’imprenditoria, non necessariamente alla ricerca di un luogo preciso dove ricavare un profitto esagerato, ma come un astuto visionario che preferisce avere messo le radici in diversi territori per diversificare i rischi e approfittare delle opportunità offerte da un paese che gli permetteranno di attutire eventuali perdite sofferte in un altro.

L’esempio migliore è dato dall’esperienza vissuta dal settore bancario in Spagna negli anni consecutivi alla crisi. Le banche più importanti del paese, Santander, BBVA, hanno passato praticamente indenni la crisi perché al contrario di altre, Bankia e Caixa, avevano sviluppato una rete importante in diversi paesi del Sud America. Così, quando i bilanci di questi istituti finanziari iberici andarono in rosso, riuscirono a salvare la situazione finanziaria anche grazie al buon andamento delle filiali latinoamericane.

13 gennaio 2015

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Oleh

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