mercoledì 5 novembre 2014

Internet delle cose: La fine del capitalismo?



Conoscete Jeremy Rifkin? Ebbene, trattasi di scomodo economista nordamericano abbastanza controcorrente. Se vi capita, e ne avete voglia,  vi consiglio di leggere il suo libro “La fine del lavoro”, che vi aiuterà a capire perché si è venuta a creare l’attuale situazione economica.

Il libro è stato scritto molto prima del 2008 e quindi ha anche un certo valore profetico.

Ma oggi non voglio parlarvi del libro “La fine del lavoro”, che resta comunque una lettura interessante, ma del suo nuovo: “La società a costo marginale zero: Internet delle cose, il pro-comune collaborativo e l’eclissi del capitalismo.

In questa sua ultima opera Rifkin affronta il delicato tema della “Decrescita”, ma fortunatamente in maniera pratica e intelligente, a differenza di quanto ha fatto il nostro beneamato premier Renzi che dopo lo scivolone da ignorante in merito al conteggio dei disoccupati in Spagna ha avuto anche il coraggio di dichiarare che “decrescita felice” è sinonimo di recessione.

Come se non lo capisse anche un bambino che tra recessione e decrescita c’è la sottile differenza che la prima ti piomba addosso senza preavviso con tutte le conseguenze del caso perché il sistema economico che adotta la tua società è stupido, mentre la seconda segue un programma preciso e semplicemente diverso da quello su cui si basa la storica “crescita economica”.

Come dice giustamente il Presidente dell’Uruguay Mujica: “io non sono contro il consumo, ma contro lo spreco”. Aggiungo io che se una società per riempire tutti gli scaffali dei supermercati e non fare mancare nulla ai “consumatori” è costretta (e avviene ogni giorno) a produrre in eccesso e quindi sprecare enormi quantità di beni di prima necessità, allora quella società è già fallita in partenza perché si regge su dei concetti stupidi.

Decrescita felice e consumo consapevole


Nel suo nuovo libro Jeremy Rifkin ipotizza che nel 2050 gli abitanti della terra saranno tutti, o quasi, prosumatori. Avete letto bene, si tratta di un neologismo che deriva dall’unione di due parole: produttore e consumatore.

Risulta quindi facile capire che nella sua visione del futuro non esisteranno consumatori e produttori in quanto categorie ben definite e separate che seguono le regole del mercato. Tra l’altro, perché queste regole si sono dimostrate ampiamente fallimentari.

Grazie alla diffusione capillare di Internet, la nuova frontiera della rete sarà quella di regolare direttamente ottimizzandola, la produzione dei beni di consumo, in modo tale che si produrrà solo ciò che servirà. Questa evoluzione si chiama già oggi: Internet delle cose. Le nostre case, gli elettrodomestici, tutti i dispositivi saranno connessi e intercomunicanti così che sarà possibile eliminare il costo marginale della produzione, o almeno ridurlo sensibilmente.

Naturalmente, questa società sarà piuttosto decentrata e fatta di tante piccole autonomie locali le quali controllerebbero e produrrebbero loro stesse tutto ciò di cui hanno bisogno nella quantità e qualità che riterranno necessarie.

Ma a questo punto direte, belle parole… come se ne leggono tante nei giornali. Vero… vi do allora un esempio pratico perché possiate capire cosa significherà vivere in una società a costo marginale zero controllata attraverso l’Internet delle cose.


Conoscete Amazon? Ebbene, Amazon vende soprattutto libri sia in formato elettronico (ebook) che cartaceo. Ultimamente Amazon ha creato una nuova piattaforma per editori (posso confermarlo perché mia moglie la usa per pubblicare alcuni suoi libri) che si chiama Createspace. Grazie a questa uno scrittore può editare e mettere in standby un libro perché venga stampato e venduto on demand solo quando un cliente lo ordina.

Con l’editoria tradizionale quando un editore decide di stampare un libro, generalmente basandosi su ipotesi di mercato, questi da alle rotative una prima tiratura diciamo (per puro esempio) di 10.000 copie. Quindi, mette in moto tutto l’apparato di distribuzione per portare una determinata quantità di questi libri nelle varie librerie fisiche sul territorio che ne venderanno alcune.

Supponendo che per esempio vengano vendute solo 1.000 copie del libro, le restanti 9.000 dopo un determinato periodo vengono restituite al distributore che le invia al macero. Il costo della carta, della stampa, della distribuzione, della restituzione e del riciclaggio della carta vengono recuperati nel costo marginale.

Cioè, voi pagate 20 euro per un libro che ne vale 8/10 perché la differenza va a pagare la gestione dell’invenduto e tutta la trafila del caso. Risulta chiaro, mi sembra, che questo sistema è non solo assurdo in quanto genera costi inutili ma anche poco etico (quanti alberi dobbiamo continuare a tagliare per stampare libri che non compra nessuno?).

Nel caso della stampa on demand di Amazon, quando il cliente decide di acquistare il libro attraverso il portale della stessa, se sceglie la versione cartacea, questa verrà stampata solo ed esclusivamente per lui. Quindi, 10 clienti ordinano il mio libro stampato su carta e 10 sono le copie che Amazon stamperà e invierà a casa loro.

Provate ad immaginare questo concetto applicato alla produzione di, virtualmente, ogni bene di consumo, tanto quelli di prima necessità come di tutto il resto. Minore sarà il prezzo di trasporto, dato che i prodotti verranno confezionati nella struttura più vicina al cliente, e maggiore sarà l’ottimizzazione della produzione con conseguente risparmio di tempo ed eliminazione degli sprechi.

Pensate che tutto questo sia solo utopia? Vi sbagliate. Questa è la direzione verso cui si muove l’economia attuale, anche se i giornali di sistema non lo enfatizzano come dovrebbero, e anche se non saranno tutte rose e fiori. Infatti, segnalando questo trend che conferma anche l’economista Rifkin, non faccio altro che prendere atto che ci stiamo muovendo in questa direzione. Pro e contro ci saranno anche in questa nuova società, ma non potremo evitare il cambiamento.


E se i nostri cosiddetti rappresentanti politici non la smetteranno di blaterare idiozie in merito ad una crescita economica che non ci sarà mai più, solo per conservare la loro ben pagata poltrona, e non inizieranno a preparare i popoli al futuro che si prospetta, saranno costretti a prenderne atto loro malgrado pagando cara la loro inettitudine.

5 novembre 2014

CONDIVIDI

E se vuoi continuare a leggere...

Internet delle cose: La fine del capitalismo?
4/ 5
Oleh

RICEVI LE NOVITÀ

Un punto di vista differente...