martedì 25 novembre 2014

Artificiale o naturale: Siamo davvero sicuri di cosa mangiamo?



Impostata la domanda in questo modo parrebbe che la risposta sia assolutamente sì. Tuttavia, in questi giorni mi sono imbattuto nella ricerca realizzata da un chimico australiano il quale ha seguito il percorso di alcuni frutti per noi comuni ed ha stabilito che la versione naturale degli stessi era molto diversa da quanto si possa immaginare.

Il ricercatore si chiama James Kennedy, e lavora per il Haileybury Institute, e nel suo sito ha pubblicato alcune schede infografiche relative a questi prodotti naturali: pesca, mais e cocomero.

Nel caso della pesca mostra come da un piccolo frutto selvatico del diametro di 2,5 centimetri e dal sapore sgradevole, i cinesi, 4.000 anni prima di Cristo hanno iniziato il procedimento, incrociando e selezionando i semi più adatti, così da ottenere nel corso dei secoli un frutto decisamente più gustoso e dalle dimensioni notevolmente più grandi.

Los tesso studio è stato applicato al cocomero, e si è riscontrato che il progenitore dello stesso si trovava nell’Africa del Sud dove oggi ci sono gli stati di Namibia e Botswana, ed era un piccolissimo frutto del diametro di 5 centimetri. Ma circa 3.000 anni prima di Cristo inizia l’intervento umano che nei secoli lo porterà ad essere l’enorme frutto moderno che noi tutti conosciamo.



Infine, il mais. L’antenato del mais nella sua versione “naturale” si trovava nella zone dove oggi c’è il Messico, ed una pannocchia non era più grande di 2 centimetri di lunghezza. Il sapore era quello della patata cruda. Ma circa 7.000 anni prima di Cristo inizia il percorso di modifiche, incroci e selezione artificiale che lo porta ad essere come oggi lo conosciamo. Interessante sapere che oltre la metà delle modifiche apportate al mais sono avvenute dal 1500 dopo Cristo ad oggi, cioè da quando i primi europei hanno raggiunto il continente americano e dopo avere scoperto il mais lo hanno esportato nel resto del mondo accelerando la sua trasformazione attraverso incroci e selezione dei semi.



Insomma, pensiamo che la manipolazione genetica degli alimenti sia qualcosa che appartiene al  mondo moderno, quando invece scopriamo che i primi ad intervenire modificando geneticamente le piante sono stati i nostri progenitori diverse migliaia di anni fa.

Qualcuno  potrebbe obiettare che non sia la stessa cosa. Incrociare e selezionare i semi per ottenere una pianta diversa può sembrare un processo naturale rispetto all’intervento genetico nel DNA. Ma non è così! Il risultato è sempre lo stesso, nel primo caso ottenuto lentamente attraverso la selezione e l’incrocio, mentre nel secondo intervenendo direttamente nel codice genetico della pianta. Alla fine si ottiene sempre un organismo modificato con un DNA diverso.

Si tratta sempre di modifiche genetiche. Il punto semmai è: quali sono gli obiettivi? Cosa voglio ottenere dalla nuova pianta modificata? Come diceva giustamente Einstein: “il problema non è studiare le potenzialità dell’energia nucleare, ma come si intende utilizzare i risultati.”


25 novembre 2014

CONDIVIDI

E se vuoi continuare a leggere...

Artificiale o naturale: Siamo davvero sicuri di cosa mangiamo?
4/ 5
Oleh

RICEVI LE NOVITÀ

Un punto di vista differente...