giovedì 9 ottobre 2014

Resta l’embargo a Cuba



La seconda notizia che riguarda l’America Latina ed i Caraibi è la riconferma dell’embargo a Cuba da parte degli Stati Uniti. Nonostante che la stragrande maggioranza dei paesi del mondo abbiano chiesto di terminare questa imposizione, gli USA continuano imperterriti a mantenere una serie di limitazioni finanziarie, politiche e commerciali che tra l’altro arrecano solo danni, e non solo a Cuba ma anche agli stessi Stati Uniti.

Basti pensare che, e credo che molti soprattutto in Europa questo non lo sappiano, come parte del pacchetto di limitazioni imposte a Cuba vi sia anche una legge in materia d’immigrazione che in spagnolo viene definita “ley de ajuste” o addirittura “pies secos, pies mojados” (legge di accorpamento, o legge dei piedi secchi, piedi bagnati).

Questa legge era stata promulgata per la prima volta negli anni sessanta dallo stesso Presidente J.F.Kennedy, e prevede che qualsiasi cittadino cubano che fuggendo dal cosiddetto “regime”, si trovi a toccare suolo americano, abbia automaticamente diritto alla residenza permanente negli Stati Uniti oltre ad un aiuto economico in termini di migliaia di dollari e una residenza provvisoria a carico dello stato.

Per questa ragione ogni mese migliaia di cubani tentano di raggiungere la frontiera tra USA e Messico o le coste della Florida, perché sanno molto bene che appena toccano suolo americano in virtù di questa norma non potranno essere deportati, ma anzi, verranno accuditi e sovvenzionati indipendentemente dalle loro capacità e formazione scolastica.


Inutile dire che a beneficiare di questa legge ingiusta sono stati soprattutto individui con precedenti penali e scarse capacità lavorative. Andando così, molti di loro, ad ingrossare le file della “mafia” cubana nella città di Miami.

Ora, a chi mi dice che una delle ragioni per le quali si intende che la vita a Cuba è impossibile è che appunto migliaia di suoi cittadini tentano ogni giorno di raggiungere con qualsiasi mezzo gli Stati Uniti, chiederei solo questo: quanti italiani, spagnoli, francesi, greci o di qualsiasi altro paese anche benestante credete che farebbero lo stesso se vi fosse una legge che garantisce anche ai cittadini di questi paesi lo stesso trattamento riservato ai cubani?

Certo, la vita a Cuba è realmente difficile, quasi impossibile. A Cuba manca quasi tutto e il paese è in ritardo di 60 anni in termini di infrastrutture ed economia. Ma senza voler dare tutta la colpa di questo all’embargo, credo che eliminando quest’ultimo insieme a questa legge preferenziale che stimola migliaia di cubani a raggiungere in qualsiasi modo la costa USA, si ridurrebbe non solo l’impatto dell’immigrazione clandestina negli Stati Uniti ma si offrirebbe anche a Cuba l’opportunità di dimostrare cosa sa fare quando non fosse più limitata nell’accesso al commercio ed alla finanza internazionale.

9 ottobre 2014

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