giovedì 16 ottobre 2014

Legalizzazione della marijuana nel mondo



Dopo l’esperimento del Colorado, primo stato degli USA a legalizzare completamente la produzione, commercio e consumo di marijuana, e l’aggiunta dell’Uruguay di Pepe Mujica, adesso sembra proprio che siano tanti gli stati che stanno pensando si eliminare almeno in parte le restrizioni legate all’impiego della marijuana.

A fine luglio scorso, anche il quotidiano statunitense New York Times, che probabilmente è il quotidiano più influente degli USA oltre che vetrina delle tendenze a venire, pubblicava un articolo a favore della legalizzazione della marijuana negli Stati Uniti, affermando esplicitamente ‘che nonostante non si possano avanzare delle risposte perfette ad ogni preoccupazione della società, così come non si sono date risposte ai problemi dell’alcol e del tabacco, tutto ora propende a favore della legalizzazione della marijuana’.


Infatti, dico io, quando un abitudine è talmente radicata da essere praticamente impossibile da eliminare, non resta che legalizzarla per toglierne il controllo alle mafie controllandone produzione e consumo.

Ma forse è proprio questo che molti governi non vogliono, dato che l’illegalità (che adesso dai folli amministratori europei è stata contabilizzata nel PIL dei vari paesi per falsarne la percentuale) proporziona probabilmente fondi neri non controllabili di cui beneficiano gli stessi che dicono di combatterla. Altrimenti non si spiegherebbe l’attuale situazione.

Il Colorado infatti, ha già ampiamente dimostrato che la legalizzazione è stata una scelta positiva. Non solo perché il gettito fiscale è aumentato ma anche perché si è ridotta sensibilmente la criminalità legata allo spaccio di questa sostanza.

In Europa, invece, si sceglie di mantenere produzione, spaccio e consumo di droga illegali, ma… di inserirne i proventi nel conteggio del PIL (Prodotto Interno Lordo). A che scopo? Mi farebbe piacere guardare in faccia l’eventuale capo di governo europeo che va alla banca centrale a chiedere un prestito, e quando si sente chiedere cosa offre in garanzia, lui risponde, magari: “ho qui qualche migliaio di prostitute slave oltre che un paio di container pieni di erba e coca, tutta roba di prima qualità eh…!”

Ma forse sono io che sono ingenuo, chissà, magari le stesse banche centrali sono talmente coinvolte nell’economia illegale che accetterebbero tranquillamente in garanzia i suddetti assets.

Francamente, vorrei vivere in un mondo nel quale droghe e prostituzione vengono legalizzate e produzione e vendita siano gestiti dal governo. Ma comprendo che esiste un problema, anzi due: il primo è che in questo modo sparirebbe la fonte di fondi neri utili per finanziare le attività che i vari governi non possono svolgere alla luce del sole, e secondo, che se la legalizzazione non la applicano tutti i paesi del mondo incondizionatamente, il nostro pianeta si trasformerebbe in un caos totale nel quale i paesi che hanno liberalizzato verrebbero destabilizzati dall’invasione di turisti sui generis provenienti dai paesi proibizionisti.

O tutti i paesi del mondo liberalizzano e legalizzano, basterebbe anche solo una maggioranza relativa di questi, oppure è il caos. 

16 ottobre 2014

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Oleh

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