venerdì 17 ottobre 2014

Disoccupazione in Italia, in Spagna e altrove



In questi ultimi anni si sente spesso parlare del livello della disoccupazione nei vari stati, e soprattutto in Europa, dove sembra che la crisi economica sia arrivata per non andarsene, gli indici della disoccupazione soprattutto giovanile continuano ad aumentare ogni giorno.

I paesi con il tasso di disoccupazione più alto in Europa sono, secondo le statistiche, Grecia e Spagna. Entrambe queste nazioni sono abbondantemente al di sopra del 20% di livello di disoccupazione generale con la Grecia che se non erro dovrebbe situarsi al 26% mentre la Spagna è al 24%, beneficiando della cosiddetta ripresina che avrebbe creato almeno 150.000 posti di lavoro negli ultimi due anni. Anche se molti sostengono che a fare scendere il livello di disoccupazione in Spagna sia stata soprattutto la forte emigrazione.

Tuttavia, oggi volevo fare una piccola considerazione in merito al “modo” in cui si effettua la rilevazione del numero dei disoccupati in ogni nazione. Perché se è vero che la situazione è drammatica in tutta Europa, è anche vero che se i paesi non utilizzano lo stesso criterio di rilevazione allora è chiaro che i dati non possono essere considerati reali.

Per esempio, in Spagna, paese nel quale mi trovo a vivere attualmente da alcuni anni, il numero dei disoccupati (parados) viene rilevato contando il numero di tutti coloro che come residenti legali nel paese non pagano più la Seguridad Social (previdenza spagnola). Applicando lo stesso criterio all’Italia sarebbe come se si contassero tutti i residenti legali in Italia dai quali l’INPS non percepisce alcun contributo previdenziale


Risulta ovvio che utilizzando questo criterio, il numero dei disoccupati in Italia lieviterebbe ben oltre il 12,6% certificato dall’ISTAT. Non è forse vero? Perché per esempio, i cassaintegrati restano ufficialmente impiegati in quanto pagati dalla stessa impresa nella quale sono assunti anche se con fondi previdenziali, ma sono a tutti gli effetti disoccupati perché sono a casa a fare nulla. E quanti migliaia, o scusate, centinaia di migliaia sono i cassaintegrati? Ma non vengono inclusi nel conteggio dei disoccupati.

In Spagna non esiste la cassa integrazione, ma una indennità di disoccupazione pari a una mensilità ogni tre lavorate.

Inoltre, dove mettiamo tutti coloro che non cercano più un lavoro e quindi non essendo iscritti al centro per l’occupazione (vecchio ufficio di collocamento) non vengono inclusi? Anche questi rientrerebbero nel conteggio se si utilizzasse il criterio spagnolo. Ecco quindi che il 12,6% si avvicina tranquillamente, dico io, al 20%.

Ma andiamo ora negli USA: Disoccupazione negli Stati Uniti

Sono mesi che la propaganda di regime ci riempie le orecchie, per non dire altro, con la bufala dell’economia a stelle e strisce che galoppa a gran velocità. Ma vediamo in prospettiva alcuni dati, con l’aiuto di tale Paul Craig Roberts, che come credenziale ha quella di esser stato ai vertici del Dipartimento del Tesoro USA sotto l’amministrazione Regan.

Il Sig.Roberts ci fa notare che per esempio i 125.000 posti di lavoro creati nell'agosto scorso, oltre ad essere composti in gran parte solo da posti di lavoro precari, sono così suddivisi: il 38% di questi sono assorbiti dal settore dei servizi alle imprese, il 34% dai servizi di assistenza sociale e sanitaria, il 17% sono diventati camerieri e baristi e infine il 6% impieghi governativi.

Oltre al fatto che diversi analisti concordano nel sostenere che si tratta di posti di lavoro precari di tipo stagionale (lo stesso che accade anche in Europa), il quadro generale viene definito da paese del terzo mondo piuttosto che da prima potenza mondiale.

Ma non basta, sembra esserci il forte sospetto che questi 125.000 nuovi posti di lavoro siano solo il frutto di una strategia contabile a livello burocratico, e cioè che il Dipartimento Statistico dell’Ufficio del Lavoro USA utilizzerebbe un programma automatico che conterebbe i posti lavoro creati da imprese (start up) che nascono e muoiono ogni mese e che non dichiarano i licenziamenti.

Insomma, ci sarebbero fondati sospetti per credere che non solo non si siano creati 125.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti ad agosto, ma che addirittura si sarebbero persi.

Vediamo così che in Europa, come sempre, noi italiani siamo i più fedeli “copioni” dei nostri padroni d’oltre oceano, visto che quando si tratta di mettere in campo strategie complicate per far sembrare che una cosa sia esattamente l’opposto di quello che è, siamo dei maestri. Abbiamo imparato bene! O forse, sappiamo solo eseguire bene gli ordini…

Ergo, la disoccupazione in Italia non è al 12,6% ma neppure al 13 o al 14, è ben più in linea con i nostri vicini nel mediterraneo. 

16 ottobre 2014

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Oleh

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