mercoledì 24 settembre 2014

Trading Online e porcherie varie



Dovete sapere che nel mio lungo passato ho anche fatto qualche operazione di Trading Online, anzi, potrei dire di essere stato uno dei primi in Italia, dato che ho aperto un conto bancario online già alla fine del 1999 attraverso il quale era possibile fare trading. Niente di importante, dato che non avevo soldi da parte e mentre facevo le prime operazioni con poche centinaia di euro continuavo anche a lavorare come magazziniere, ma posso dire di avere conosciuto anche questo ambiente.

In realtà fu la curiosità di vedere come funzionava il tutto che mi spinse a provare facendo qualche operazione. Naturalmente, non essendo un esperto, mi iscrissi ad un gruppo di traders professionisti i quali pubblicavano quotidianamente una agenda di operazioni alle quali uno poteva decidere di partecipare o meno.

Cioè, veniva pubblicata una scaletta in base alla quale si diceva più o meno: in questi giorni acquisteremo i seguenti titoli in posizione “long” o “short” quando raggiungeranno il prezzo x. Imposteremo quindi uno “stop loss” in questa area per proteggerci da eventuali perdite e venderemo quando il tiolo raggiunge la quotazione y.

Lo so cosa state pensando, questo qua ha perso tutti i suoi soldi e ora ci viene a parlare male del Trading Online. No! O almeno, se volete credermi, vi racconto come sono andate veramente le cose. Innanzitutto come ho già anticipato non mi sono mai esposto con grosse cifre di denaro (semplicemente perché non avevo soldi), quindi anche se avessi perso si sarebbe trattato di poche migliaia di euro nel momento più florido.

In totale feci non più di 30 operazioni “long”, delle quali 26 in guadagno e 4 in perdita. Quelle con le quali ho guadagnato di più mi hanno prodotto un guadagno medio del 30%, mentre quelle in perdita mi hanno tolto in media l’8%. Facile capire che alla fine, quando decisi di smettere di fare Trading Online, ero in attivo del 28%. Ma non è questo il punto, il punto risiede nel fatto che ho presto compreso che questo è un mondo assolutamente parassitario, anche se si tratta di un’attività privata.

Mi ricordo allora che parlando con il direttore della banca (non quella online) questi si meravigliava del fatto che io potessi guadagnare in un periodo nel quale il mercato azionario veniva considerato troppo inaffidabile. E questo bastò a fare scoccare una scintilla dentro di me, iniziai così a chiedermi come fosse possibile che un direttore di banca non fosse in grado di comprendere cosa stava avvenendo nel mondo della finanza mentre che lo poteva fare un semplice magazziniere con la licenza media inferiore.

Come funziona il Trading Online


Intanto è necessario spiegare grandi linee come funziona il Trading Online. Dovete sapere che tanti anni fa, quando ancora non esisteva Internet, chi volesse acquistare delle azioni doveva andare nella sua banca, parlare con chi si occupava di investimenti, il quale gli avrebbe proposto alcune opportunità facendogli firmare un contratto che prevedeva tempi e quantità (intesa come numero di azioni) non alla portata di chiunque.

Con l’avvento di Internet e delle prime banche online, ognuno che avesse anche solo poche centinaia di euro sul conto aveva la possibilità di accedere direttamente al mercato azionario comprando o vendendo azioni liberamente quando voleva. Si comprende che tutto questo ha contribuito naturalmente a rendere i mercati molto più instabili aumentando di conseguenza la speculazione.

Tanto per farvi un esempio. Quando iniziai a fare le mie prime operazioni di Trading Online queste erano prevalentemente di tipo “long”, cioè si acquistava un titolo per rivenderlo quando fosse aumentato il suo valore, e mediamente il titolo veniva tenuto in portafoglio alcune settimane se non addirittura mesi. Raramente si facevano operazioni veloci o intraday, senza parlare delle operazioni in “short”, che vi spiegherò in seguito cosa sono.

Quando invece feci la mia ultima operazione nel 2006, praticamente le operazioni “long” erano in netta minoranza rispetto a quelle in “short selling”, e tutte duravano pochi giorni o si chiudevano addirittura in giornata. Si lavorava molto in “scalping”, cioè si facevano molte operazioni veloci nelle quali si guadagnano pochi centesimi ad operazione. Il guadagno è dato dal grande numero di operazioni fatte contemporaneamente ed alla loro velocità.

Capite allora che le cose erano cambiate parecchio dal 1999 e infatti, la cosa iniziava a puzzarmi un poco. Non vi dico poi lo stress di dover monitorare continuamente delle operazioni che devono durare solo poche ore.

Ma veniamo allo “short selling”, quella brutta bestia che secondo me ha contribuito insieme a tutti i parassiti della finanza che lo utilizzano, a fare dei danni all’economia mondiale degli ultimi anni. Per operazione short (in italiano “vendita allo scoperto”), si intende la sottoscrizione di un contratto secondo il quale si acquisterà un titolo per rivenderlo subito quando questo ha perso di valore. Esatto, avete capito bene, è uno strumento perfettamente legale con il quale i traders possono guadagnare rivendendo un titolo che ha perso di valore in borsa. E secondo me, solo sulla base di questo principio dovrebbe venire vietato, ma a parte alcuni mesi di sospensione nei momenti più neri della crisi, è tuttora a disposizione di tutti i traders.

La vendita allo scoperto, o “short selling” funziona più o meno così. Quando sei convinto che nei prossimi giorni un determinato titolo azionario perderà valore, puoi prenotare un contratto di vendita allo scoperto che significa che, anche non possedendo il tiolo, prenoti la sua vendita in un determinato momento nel futuro. A questo punto, il mercato borsistico acquisterà il titolo per poi rivenderlo nel momento da te prenotato, e siccome lo acquisterà al prezzo in vigore nel futuro quando il titolo sarà sceso di valore per rivenderlo subito al prezzo da te contrattato in passato quando hai sottoscritto il contratto, tu intascherai la differenza tra il prezzo vecchio (superiore) e il nuovo in ribasso, dopo la svalutazione.

Ditemi voi se non si tratta di una porcheria!

E poi mi vengono a dire che i parassiti sono solo ed esclusivamente i lavoratori statali, i pensionati etc. Certo, anche in queste categorie si trovano decisamente molti parassiti e tanti furbetti che meriterebbero di venire messi con le spalle al muro, ma sarebbe ora di puntare il dito anche contro altri. Per esempio, negli anni passati c’è stato chi ha contato il numero degli avvocati in Italia, e il risultato è stato che ce ne sono una quantità enorme (molte migliaia) in più rispetto per esempio alla Francia. Ma… il paese transalpino ha oltre 100 milioni di abitanti, mentre noi siamo solo 59 milioni.

Ora è vero che gli avvocati sono professionisti che lavorano in proprio, ma se la burocrazia italica e le nostre decine di migliaia di dreceti, decretini e comme varie sono così complicati da interpretarsi che ogni azienda sul territorio ha bisogno di rivolgersi ad un avvocato per ogni minima cosuccia,  va da se che il costo dell’avvocato dovrà essere caricato sul prezzo finale del prodotto, che quindi sarà meno competitivo rispetto ad altre aziende straniere.

Credo che dovremmo imparare tutti a rivalutare il valore delle attività che apportano qualcosa alla società ed al mondo in cui viviamo. Così facendo, se eliminassimo tutti i parassiti in tutte le loro forme, pubblici o privati che siano, allora potremmo lavorare tutti meno e meglio e avremo più tempo per noi stessi e la società progredirebbe verso una qualità di vita forse più semplice ma sicuramente più vera e inclusiva.

Nel frattempo colgo l’opportunità per scusarmi delle pubblicità di Trading Online che vedete apparire di tanto in tanto anche su questo sito, ma non dipendono da me, lo spazio è gestito da Google ed è lui che decide quali pubblicità mostrare.


Mi scuso anche con tutti i traders più o meno professionisti, che magari dall’alto della loro formazione vorrebbero convincermi con diagrammi, statistiche, iperbole e proiezioni varie che anche l’alta finanza speculativa serva a qualcosa, non me ne vogliano.  Ma io sono già oltre, i numeri non bastano a giustificare qualcosa, soprattutto perché in questi ultimi giorni si vede come vengono utilizzati per fare della inutile propaganda. 

24 settembre 2014

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