martedì 23 settembre 2014

AIRE: Anagrafe Italiani Residenti all’Estero



Chiunque vive all’estero in forma permanente sa che entro pochi mesi deve regolarizzare la sua posizione iscrivendosi all’AIRE, sigla che sta per Anagrafe Italiani Residenti all’Estero. L’iscrizione non è facoltativa, come alcuni credono, ma obbligatoria.

Sono obbligati ad iscriversi all’AIRE tutti coloro che hanno ottenuto la residenza in un paese straniero e che considerano di trascorrere all’estero un periodo superiore ai 12 mesi.

Ora, tutti noi che viviamo all’estero sappiamo che vi sono tanti furbetti che non si iscrivono per ragioni varie, anche se di questi tempi con le nuove norme fiscali è diventato sempre più conveniente iscriversi, se non fosse altro, almeno per beneficiare dell’esenzione da imposte e balzelli vari nel Belpaese.

L’iscrizione all’AIRE può avvenire in due modi: il primo è quello di recarsi personalmente presso l’ultimo comune di residenza in Italia con i documenti che provano l’ottenimento della residenza all’estero, mentre il secondo (raccomandabile) è quello di appoggiarsi al consolato/ambasciata d’Italia competenti nel paese straniero.

In questo ultimo caso è sufficiente cercare in Internet la sede dell’Ambasciata d’Italia nel paese di residenza, scaricare i moduli da compilare direttamente dal sito web, fotocopiare i documenti personali (passaporto, carta d’identità) e quelli che provano la residenza nel paese estero, e quindi inviare il tutto all’ufficio consolare che provvederà a comunicare l’iscrizione all’AIRE all’ultimo comune di residenza in Italia.

Una volta avvenuta l’iscrizione all’AIRE sarà possibile appoggiarsi al consolato di competenza per rinnovare i propri documenti personali e per avere ogni genere d’informazione per quanto riguarda la nostra posizione rispetto alla burocrazia italica.

A mio modesto avviso l’iscrizione all’AIRE è di vitale importanza, se non altro per chiarire la propria posizione a livello fiscale. Attenzione però, se si continuano ad avere delle proprietà in Italia, queste saranno considerate seconda casa e pagheranno le tasse corrispondenti. Inoltre, con l’iscrizione all’AIRE si perde il diritto di usufruire della sanità nazionale, ma naturalmente si suppone che il nuovo paese di residenza sopperirà o che almeno si abbia contrattato una assicurazione medica privata.

Per chi non fosse ancora convinto che l’iscrizione all’AIRE sia oltre che obbligatoria anche conveniente, ricordo che almeno in Europa, grazie alle nuove leggi di trasparenza e all’implementazione di canali di comunicazione attraverso i quali le varie agenzie delle entrate comunicano le une alle altre la posizione fiscale dei rispettivi cittadini espatriati, non iscrivendosi all’AIRE dopo avere ottenuto la residenza definitiva all’estero comporta anche dei costi economici oltre a rappresentare un illecito.

Infatti, se per esempio un cittadino italiano acquista una casa in Spagna ma mantiene la residenza in Italia, sarà costretto a pagare l’IMU come seconda casa, oltre a pagare la tassa locale spagnola sugli immobili (IBI). E anche se i furbi pensano che sia sufficiente non comunicare l’acquisto in Italia, è utile sapere che con il tempo saranno le stesse agenzie delle entrate a trasmettersi i dati sensibili.

Per esempio, la Spagna negli ultimi due anni ha stabilito una norma secondo la quale tutti i cittadini stranieri residenti devono comunicare alla sua Agenzia Tributaria i patrimoni mobiliari o immobiliari detenuti all’estero che superino il valore complessivo di 50.000 euro. Al non farlo, si incorre in una pesante multa. E credetemi, prima o poi l’Agenzia delle Entrate italiana comunicherà la cosa alla sua omologa spagnola ed allora bingo.


Mi sembrano tutti motivi più che sufficienti per iscriversi all’AIRE non appena ottenuta la residenza definitiva nello stato straniero. E se non lo volete fare per ragioni fiscali, almeno fatelo per chiarire bene la vostra posizione, perché i vari uffici ed enti della burocrazia italiana sappiano dove raggiungervi.

23 settembre 2014

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Oleh

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