lunedì 23 giugno 2014

Isole Canarie e Baleari: Arriva Greenpeace con Rainbow Warrior



Nei giorni scorsi si è intensificata la protesta contro le esplorazioni petrolifere che il Governo spagnolo ha autorizzato al largo delle isole Baleari nel mediterraneo e delle isole Canarie, nell’Atlantico. Anche la stessa Greenpeace ha deciso di prendere parte con forza a queste proteste inviando il suo fiore all’occhiello, la famosa imbarcazione Rainbow Warrior.

Il Rainbow Warrior si è distinto per diverse azioni di protesta in passato, basti ricordare le campagne contro la caccia indiscriminata alle balene perpetrata dal Giappone oppure i test nucleari realizzati molti anni fa dall’esercito francese nell’atollo di Mururoa, nella Polinesia Francese appunto. In quell’occasione vi fu anche uno scontro fisico durante il quale alcuni attivisti dell’organizzazione dovettero vedersela con i reparti speciali dell’esercito.

Che dire. Io posso solo affermare che rispetto pienamente ogni tipo di protesta civile e non violenta e sarei pronto a morire per difendere il diritto di protesta di chiunque, anche se… mi permetto di obiettare, che ho parecchi dubbi sull’efficacia di qualsivoglia forma di protesta di piazza.

Sono mesi che, anche qui a Fuerteventura dove vivo, si svolgono manifestazioni contro le esplorazioni petrolifere, e venendo dall’Italia e non essendo più tanto giovane, posso ricordare migliaia di manifestazione e proteste di strada che oltre ad avere creato disagio agli abitanti delle città dove sono state svolte non hanno ottenuto nulla, o poco più di niente.

Io sono fermamente convinto che non si dovrebbe cercare petrolio ne nelle isole Canarie e tantomeno altrove. Sarebbe anzi ora di ridurre drasticamente la nostra indipendenza dal petrolio e passare finalmente ad una nuova forma di economia. E dal momento che l’energia è parte fondamentale dell’attuale modello economico globale, le scelte a questo proposito sono decisive, come dimostrano gli eventi quotidiani.

Cosa fare allora? Beh… io non mi stanco di ripetere che le uniche due possibilità di cambiare realmente le cose sono o la rivoluzione e l’uso della violenza, come sempre avvenuto in passato, (opzione che disapprovo in pieno in quanto pacifista non violento), e due, la presa di coscienza e la conseguente interruzione nella collaborazione al sostegno del sistema.

Vi spiego il secondo punto, perché credo che il primo lo abbiate compreso tutti.

Il nostro sistema attuale, lasciamo perdere se di sinistra o di destra, paesi ricchi o poveri, (le stupidaggini relative alla democrazia, la libertà e la cosiddetta alternanza politica servono solo a garantire il vecchio schema “divide et impera” da sempre alla base di ogni forma di stato), ebbene questo sistema si regge su alcuni pilastri fondamentali: crescita economica continua che alimenta da un lato la bolla finanziaria globale che a sua volta alimenta il debito privato, il tutto organizzato in modo tale da stimolare le masse al consumo crescente di risorse non infinite e prodotti spesso perfettamente inutili.

Quindi, preso coscienza di ciò, se vogliamo veramente cambiare le cose il primo passo da fare è iniziare a ridurre i consumi. Iniziando ovviamente da quelle risorse (energia, carburanti fossili, debito privato) sulla gestione delle quali si regge il cosiddetto Mercato. Come? Smettendo, o almeno riducendo l’utilizzo di veicoli che consumano carburanti fossili, non sottoscrivendo mutui e finanziamenti, consumando solo prodotti locali anche se più costosi, etc.

Un recente studio realizzato da una organizzazione non governativa statunitense, ha determinato che negli USA almeno 45 milioni di persone potrebbero da subito smettere di utilizzare l’auto, in quanto il tipo di lavoro che svolgono potrebbe essere realizzato da casa via Internet. A questi si potrebbero aggiungere altri 30 milioni che potrebbero riorganizzare la loro attività a questo proposito. Vi immaginate 75 milioni di americani che da domani vendono l’auto e lavorano da casa? E vi immaginate se questo modello si applicasse al resto dei paesi del mondo?

Vi immaginate se tutti coloro che dispongono di sufficienti risorse e di spazio utile, iniziassero a produrre energia con il fotovoltaico in casa, autonomamente, e magari più tardi acquistassero anche una vettura elettrica che ovviamente ricaricherebbero con l’energia da loro prodotta? Non credete a chi dice che la tecnologia non è tuttavia pronta. Lo è eccome! Per questo motivo stati come quello spagnolo hanno deciso di tassare pesantemente il kilowattora prodotto in casa con il fotovoltaico e punire con sei anni di carcere e 600 milioni di euro chi installa pannelli abusivamente senza dichiararli.

Sempre per la stessa ragione si decide, a livello europeo, di mantenere l’IVA al 21% sugli ebook (libri elettronici) che sono prodotti editoriali identici agli stessi di carta, mentre questi ultimi beneficiano dell’IVA culturale al 4%. Domanda: vogliamo difendere le foreste dal taglio indiscriminato di alberi per fare carta o piuttosto vogliamo difendere la poltrona di editori, stampatori, tipografi e distributori di libri, quotidiani e prodotti editoriali cartacei?

Non fraintendetemi. Anche io comprendo benissimo l’esigenza di difendere l’attuale apparato economico obsoleto (intendo in termini di posti di lavoro). Insomma, non si possono licenziare decine di milioni di persone dall’oggi al domani perché il loro lavoro può benissimo essere sostituito dall’economia digitale o dalle energie alternative, ma almeno che qualcuno si prenda la responsabilità di iniziare a educare la gente e stimolare l’adeguamento progressivo invece d continuare a raccontare balle.

Quindi, se davvero vogliamo cambiare in modo efficace il mondo attuale, l’arma più consona è quella di SMETTERE di utilizzare quelle risorse che nutrono le colonne del sistema: petrolio e derivati, energia distribuita centralmente e prodotti finanziari come mutui, finanziamenti etc. Saremo tutti un po’ più poveri, ma forse avremo qualche possibilità di sopravvivere…

Tutto il resto è propaganda, e la propaganda non ha colore…

23 giugno 2014

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Oleh

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