giovedì 19 giugno 2014

Il Messico scalda i motori per incrementare la crescita economica



In questi mesi il nuovo Presidente del Messico, il giovane Enrique Peña Nieto, affronta una delle sue sfide più difficili. Deve convincere l’opposizione politica a sottoscrivere le riforme che ha deciso di implementare, prima fra tutte quella che permetterebbe la privatizzazione del settore degli idrocarburi.

Già perché, pochi sanno che il Messico è il settimo produttore mondiale di petrolio, e che a conti fatti, se questa risorsa fosse sfruttata adeguatamente permetterebbe di trasformare il paese in una vera e propria potenza economica a livello mondiale.

Il settore petrolifero messicano era stato portato completamente sotto il controllo statale durante la presidenza del generale Lázaro Cárdenas, durante gli anni trenta del secolo scorso, e da allora è rimasto sempre controllato dallo stato attraverso l’impresa PEMEX. Dopo oltre settanta anni da quella decisione, la PEMEX è una impresa in forte perdita, ha infatti registrato un buco di oltre 9.200 miliardi di dollari nel 2013, ed ha costretto il paese ad acquistare all’estero il 50% del carburante che consuma ed il 30% del gas.

Senza entrare nel merito del perché la gestione statale delle risorse petrolifere messicane abbia fallito, l’ambizione del nuovo Presidente che intende, attraverso un pacchetto di riforme importanti, rompere il monopolio statale ed aprire agli investimenti stranieri, suggerisce che così facendo entrerebbero importanti risorse finanziarie nel paese che permetterebbero di dare uno stimolo fortissimo all’economia permettendo di raggiungere una crescita economica del 5%.

Grazie alla crescita economica, sostiene sempre Peña Nieto, sarà anche possibile intaccare altre forme di monopolio. Per esempio, quella delle telecomunicazioni, che per ora è all’84% nelle mani del magnate Carlos Slim, e quella radiofonica al 70% nelle mani di Emilio Azcárraga.

Secondo quanto sostengono gli esperti dell’FMI, queste riforme non avranno solo come esito di attrarre ingenti investimenti stranieri, ma permetteranno anche di ridurre i prezzi dei carburanti e quelli dell’energia.
Tuttavia, il Messico ha anche ben altri problemi da risolvere. Uno di questi è l’alto livello di disuguaglianza sociale con il 52% della popolazione in condizione di povertà estrema, e lo strapotere dei cartelli del narcotraffico, che nonostante gli sforzi del Governo continuano a dettare legge in diversi stati messicani.

La sfida che deve affrontare il Presidente del Messico è davvero ciclopica, e forse la scelta della privatizzazione e liberalizzazione del settore petrolifero non è del tutto positiva. Non vi è alcun dubbio che la struttura dell’impresa statale che gestisce lo sfruttamento degli idrocarburi andava rivista completamente per renderla più efficiente, e magari, sarebbe anche auspicabile una privatizzazione parziale che permetta l’entrata di capitali privati, ma forse sarebbe stato meglio limitarsi agli investitori nazionali.

Il rischio derivante dal fare entrare capitali stranieri, consiste nel fatto che in questo modo il reddito e il controllo delle risorse escono dal paese e si crea forse una nuova situazione di sfruttamento di tipo coloniale. Con tutte le conseguenze che questa condizione ha prodotto in passato nei paesi del terzo mondo.

Ad ogni modo, il Messico è una terra che ha un potenziale di sviluppo oltre ogni umana immaginazione. Le abbondanti risorse, la sua natura varia e selvaggia, i migliaia di chilometri di costa che permettono di sviluppare enormemente il settore del turismo, sono la garanzia che nel futuro prossimo il Messico sarà uno dei protagonisti della crescita economica globale offrendo anche opportunità a chi decida di trasferirsi a lavorare all’estero.

Fonte: El País

19 giugno 2014

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