giovedì 6 febbraio 2014

Crescita economica: Vivere in Perù


Continuiamo la nostra esplorazione dei paesi dell’America Latina che in questo momento si presentano come la migliore opportunità per chi desideri costruirsi una nuova vita all’estero. La destinazione di oggi è il Perù. Uno dei paesi più vivaci che secondo la Banca Mondiale vedrà crescere il suo PIL almeno del 6-8% quest’anno. Andiamo a vedere se vale la pena di andare a vivere in Perù attraverso il racconto di alcuni giovani spagnoli che si sono trasferiti da quelle parti negli ultimi tempi.

I racconti tradotti e pubblicati di seguito sono estratti da una rubrica specifica che pubblica il quotidiano spagnolo El País:

Maria
Da 2 anni e un mese vivo in Perù. Dal mio punto di vista è un bel posto da visitare, ma non per viverci. C'è un tasso molto elevato di criminalità. Inoltre, la disuguaglianza sociale è incredibile. Lo stipendio medio a Lima (la capitale) è di 1.200 soles, che sono circa 333 €. Io, come insegnante, sono riuscita ad ottenere questo importo, ma al principio mi venivano offerti anche 700 e 800 soles. Essendo laureata e avendo un master in economia, sto lavorando molto al di sotto delle mie potenzialità.

Dal mio punto di vista, se siete ingegneri, architetti o avete esperienza nella ristorazione e nel commercio, avete delle ottime opportunità in Perù, dato che proprio in questo momento si sta scatenando il boom immobiliare è c’è grande richiesta di queste figure professionali. Ma se sperate di venire a fare fortuna come camerieri, insegnanti o giornalisti, beh… scordatevelo.

Il problema è che è facile trovare lavoro, ma con uno stipendio medio di 300 euro al mese non si sopravvive. Considerate che il costo della vita qui è uguale a quello europeo; per esempio, uno yogurt costa mediamente l’equivalente di un euro. Purtroppo il potere d’acquisto di uno stipendio medio è infinitamente basso.

Inoltre, viaggiare per il paese è molto costoso. Si può fare solo in aereo o in autobus, non esiste il treno. E l’aereo è molto caro, dato che non esistono compagnie low cost. Gli autobus sono di diverse categorie e prezzi, ma considerate che per attraversare tutto il paese ci vogliono anche molte ore e le strade sono in pessime condizioni. Infine, c’è anche la possibilità che l’autobus venga assalito dai rapinatori.

Infine, è molto stressante anche il procedimento burocratico per ottenere i permessi e i visti per vivere e lavorare nel paese. C’è molta disorganizzazione, troppi documenti da fare e tasse da pagare. A volte, gli stessi impiegati dell’ufficio immigrazione non conoscono bene le leggi e all’ultimo momento ti chiedono di fare dei nuovi documenti che prima non erano previsti.

Il punto è semplice, se in Europa avevate un buon potere d’acquisto perché svolgevate un’attività in proprio che vi rendeva bene, qui potete mantenere il vostro potere d’acquisto e lo stesso tenore di vita, perché troverete mercato per il vostro lavoro e quartieri e infrastrutture che vi permetteranno di vivere agiatamente. Ma se in Europa appartenevate alla classe media, lavoratori o impiegati, qui farete solo dei sacrifici e un solo impiego non sarà sufficiente per mantenervi.

Insomma, dal mio punto di vista, il Perù è sì un paese in forte crescita che offre molte opportunità ad alcune categorie di imprenditori, ma è ancora molto disorganizzato. C’è ancora troppa diseguaglianza sociale e insicurezza nelle strade.

Pedro Arcas
La mia decisione di lasciare la Spagna è nata da uno scherzo del destino più o meno nel 2007, proprio appena prima  che esplodesse la crisi economica in tutto il mondo. Ripensandoci ora dopo alcuni anni credo che sia stata la migliore decisione che abbia mai preso nella mia vita. La mia prima meta è stata il Brasile, mi ha segnato profondamente come nuova realtà permettendomi di conoscere una nuova cultura, un nuovo modo di vivere e soprattutto un nuovo modo di vedere il mondo nel suo complesso. Il mio mondo non era più limitato alla città in cui ero nato e dove avevo vissuto.

Dopo essere stato in varie località del Brasile costruendo diversi hotel per conto di un gruppo alberghiero spagnolo sono passato a Panama, dove mi sono occupato dello sviluppo di un edificio commerciale, e ora mi trovo in Perù dal 2011 in qualità di capo ingegnere per la realizzazione sempre di alcuni progetti immobiliari per conto di un impresa cilena. Devo dire che l’esperienza di vita e di lavoro che ho accumulato in questi anni ha valso sicuramente la pena. E confermo che continua a darmi molte soddisfazioni, dato che svolgo la mia attività in paesi che sono sempre in crescita economica continua anno dopo anno.

Il Perù ha accolto me e mia moglie in un ambiente caldo e familiare. Il patto è stato rispettato, questo paese emergente ci ha offerto lavoro, opportunità e stabilità sociale ed economica e noi in cambio abbiamo messo a disposizione la nostra esperienza e professionalità accumulati in tanti anni di lavoro nella vecchia Europa. Lo scambio è stato equo. Il Perù moderno è molto ricettivo e ambizioso, assorbe positivamente tutto il sapere e la conoscenza che gli possiamo trasmettere.

Per i tecnici come me che provengono dal settore della costruzione nei paesi emergenti come il Perù ci sono un sacco di opportunità, dato che uno dei pilastri di queste economie emergenti è di solito proprio la costruzione, così che chi ha esperienza in questo settore prima o poi troverà un buon lavoro da queste parti. D'altra parte, anche mia moglie è riuscita a trovare un impiego nella sua nicchia, ottenendo un posto come insegnante di portoghese presso l’ambasciata brasiliana.

In Perù non è tutto facile e bello, c’è molta concorrenza anche qui, e poi molti titoli universitari europei non sono validi. È necessario venire con un piano prestabilito nel quale si è considerata ogni eventualità, sia sotto il profilo economico che personale. Il costo della vita può sembrare basso, ma se ti contrattano nella moneta peruviana, il nuovo soles, tutto si fa complicato. Considerate che ci vogliono tre soles per fare un euro.

Scordatevi di vivere in modo europeo, il prezzo medio di un appartamento medio piccolo è tra i 500 e i 700 euro, e pensate che questa somma equivale al doppio del salario medio in una città come Lima. La burocrazia di qualsiasi tipo è lenta e complicata, oltre che costosa. Dovrete armarvi di tanta pazienza per essere sempre positivi e sorridenti davanti a qualsiasi sportello dell’amministrazione locale.

Infine, la corruzione è onnipresente ovunque in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dovrete abituarvi a convivere con la stessa e sapervi adattare quando vi sarà richiesto. Tutto sarà possibile con l’aiuto della persona giusta.

Vivere a Lima la capitale comprende un altro problema, il traffico caotico e l’enorme inquinamento ambientale. Il rumore inoltre è a volte insopportabile e l’aria decisamente irrespirabile, soprattutto durante quei sei mesi all’anno quando il cielo è perennemente grigio (inverno australe). Dovrete imparare a convivere anche con la criminalità della periferia, evitando accuratamente alcuni quartieri particolari, e imparando a trattare con tutte le persone che con intenzioni più o meno buone vi si avvicineranno per il solo fatto di essere stranieri.

Ma vi posso assicurare che non è tutto così negativo come potrebbe sembrare ad un primo colpo d’occhio, perché credo che molto dipenda dal fatto che appena arrivati vediamo tutto attraverso il filtro dei pregiudizi e gli stereotipi a cui siamo abituati in Europa. Quando si smette di essere viaggiatori e turisti, si lavora e si vive con le persone del posto, si condividono le stesse esperienze e stile di vita, allora la gente del posto inizierà a vedervi come uno di loro e vi convertite presto in uno dei loro amici con i quali condivideranno di tanto in tanto una serata davanti ad una buona birra.

Il mio ultimo consiglio è quello di, se cercate opportunità di lavoro e per cambiare vita, tentare dove queste opportunità ci sono anche se si tratta ancora di paesi in via di sviluppo, piuttosto che restare in paesi dove tutto è paralizzato o dove l’economia sta rallentando. Anche se per i primi tempi dovrete vivere in condizioni un poco precarie, avrete comunque l’opportunità di crescere velocemente. Dimenticate i vostri pregiudizi, e fate in modo di integrarvi il più velocemente possibile, scordatevi di essere europei e mettetevi al loro posto. Per molti sarà una cura a base di umiltà per altri una scelta obbligatoria.

Fernando Pérez
Sono di Madrid e ho 30 anni. Ho passato dieci mesi in Perù e in una parte del paese molto povera e decentrata. L' esperienza è stata molto dura fino ad ora, troppo. Una cosa è vivere in una grande città come Lima (nonostante i suoi molti pericoli e difficoltà) e un'altra all'interno del paese. Se il Perù è di per sé abbastanza in ritardo rispetto alla Spagna, il fatto di vivere in provincia (io vivo in una piccola città a 40 minuti da Tumbes) è come fare un salto indietro nel tempo di almeno 100 anni in termini di qualità vita (o molto peggio).

Fare la doccia ogni giorno con acqua ghiacciata, non avere la lavatrice, sopportare un caldo orribile tutto l’anno e avere una connessione internet scarsissima, ti complica molto la vita quotidiana. La cosa peggiore per me è sicuramente il sistema sanitario insieme a quello dell'istruzione (un vero incubo entrambi). Le persone muoiono ancora a causa di malattie facilmente curabili in Spagna è l' assistenza medica è orribile. Gli ospedali sono sovraffollati e il personale non è sufficiente a soddisfare la domanda. Senza un assicurazione sanitaria privata si muore  letteralmente.

Per quanto riguarda il sistema educativo è inimmaginabile quanti giorni si perdono durante l’anno a causa delle tante festività. Inoltre, la formazione degli insegnanti lascia molto a desiderare e da adulti, le persone pagano direttamente le conseguenze di questa deficienza educativa. In Perù appena terminata la scuola superiore si va direttamente all’università; non sto scherzando. Vi immaginate dei ragazzini di 16 anni in una facoltà universitaria?

Ma senza dubbio la sensazione peggiore che mi ha trasmesso il Perù è che l'80 % (o più) delle persone non è attendibile. È un paese, come dicono loro stessi, di gente “furba”, cioè, di approfittatori. Tentano di imbrogliarti tutto il tempo e nella maggioranza dei casi non ti puoi fidare di nessuno. Pensano sempre che per il solo fatto di essere straniero sei un idiota facile da raggirare. Il peruviano è un imbroglione di natura, parla sempre di quell’affare potenziale che e per lui molto redditizio, ma non dovete mai crederci.

Una cosa è trasferirsi a vivere in Perù con una buona pensione, un reddito estero, o avere una società europea o americana che vi contratti come dipendente, e tutt’altra cosa è andarci all’avventura e poi vedere cosa ne viene fuori. Questo è ciò che ho fatto io, e ora me ne pento. Gli stipendi sono risibili, il salario minimo è di 220 euro e il costo della vita non è meno caro che in Europa. Vi consiglio di venire qui solo se vi contratta un impresa straniera, altrimenti rinunciate.

Credo che sia un paese che ha bisogno ancora di almeno 20 anni per raggiungere un livello e una qualità di vita abbastanza simili a quelli occidentali. La criminalità, la scarsità dei trasporti e le pessime infrastrutture, la mancanza di serietà nella gente, la corruzione, la pessima sanità e l’orribile settore dell’istruzione, lo rendono un paese inadatto per pensare di costruirsi una nuova vita.

Vi confermo che il Perù sta crescendo al ritmo del 5/6% all’anno, ma ricordate che però parte da molto in basso, e quindi la disuguaglianza sociale è davvero enorme. Per ora ci si può vivere bene solo come espatriati, cioè con un buon reddito proveniente dall’estero.

Carlos García de Solas
Sono venuto in Perù il 5 di febbraio del passato anno, con un grande tristezza nel cuore per aver dovuto lasciare il mio paese, ma con la valigia piena di entusiasmo e di speranza, nella speranza di trovare una nuova e prospera patria in netta crescita. Con nella testa come unica opzione la città di Lima, considerandola come la città che offriva maggiori opportunità in quanto capitale e centro economico del paese. Così iniziai la mia avventura per realizzare l’arduo obiettivo di integrarmi nella città partendo da zero. Le mete erano chiare: trovare un appartamento, un lavoro e degli amici.

Il vantaggio di condividere la stessa lingua e cultura facilita sotto alcuni aspetti tutto il processo, anche se nonostante questo e il fatto che al cultura locale abbia radici ispaniche, ci si sente comunque stranieri. Non si può avere un conto bancario o un contratto di telefonia senza prima avere ottenuto il permesso di soggiorno legale. Il permesso di residenza diventa presto il primo passo indispensabile con la speranza di ottenerlo presto, anche se per questo è necessario mostrare di avere un contratto di lavoro presso un azienda del paese.

Proprio come quando arrivò da queste parti il primo conquistatore spagnolo Pizarro, mi sono ritrovato in una città soleggiata e dal clima estivo, senza sapere che presto la città si sarebbe coperta da una coltre grigio scura fatta di nebbia e nuvole ed un inverno umido dal clima inospitale, che mi avrebbe accompagnato per i prossimi mesi. Trovai presto un appartamento in una zona molto buona di Lima, questo solo dopo dieci giorni dal mio arrivo, e in meno di una mese e mezzo trovai anche il lavoro. Tutto grazia ad una buona dose di duro impegno e tanta fortuna messi insieme. Oltre a questo, il duro lavoro ed il mio enorme e costante ottimismo, hanno fatto sì che mi integrassi velocemente nella società peruviana.

Inoltre, trovare una comunità costantemente in crescita di spagnoli espatriati sempre disposti ad aiutarti, ha fatto sì che la scelta di Lima come destinazione fosse la più adeguata. Sono sempre di più gli spagnoli che scelgono di venire a vivere qui ed è facile trovare dei contatti che ti possano aiutare in tutte le fasi iniziali. Infatti, quando hai il supporto di una rete di contatti si fa più facile sopravvivere durante i primi mesi, e anche trovare un lavoro diventa più semplice.

Nel caso del Perù non è tanto importante che si inviino tanti curriculum, quanto chi li invia e chi li riceve. Raccomandazione indispensabile insomma, se si vuole che tutto il processo si velocizzi. In cambio, qui in Perù si percepisce subito che il mercato del lavoro è molto dinamico, dato che il paese è in crescita continua e necessita di molta mano d’opera e impiegati specializzati. Tuttavia, anche se è vero che avere un titolo scolastico o esperienza specifica di cui c’è forte bisogno nel paese ti aiuta, questo non significa che sia possibile trovare lavoro appena atterrati. Io direi che chi viene in Perù deve mettere in conto di avere almeno i fondi necessari per mantenersi almeno per alcuni mesi prima di essere autosufficiente economicamente. E questo significa alcune migliaia di euro.

Nel frattempo sono già passati 12 mesi dal mio arrivo, ora il mio zaino è pieno di esperienze, alcune negative altre positive e molte normali. Posso affermare che tutti gli obiettivi che mi ero preposto prima di partire li ho realizzati, ora ho una vita stabile e tranquilla. Il problema più pesante è l’enorme distanza dalla mia famiglia in Europa. Si tratta di 10.000 chilometri, e a volte ho la sensazione che è una breccia troppo ampia per poterla sopportare per molti anni.

Grazie a Skype e alla rete, oltre che alle molte visite ricevute che hanno avuto un effetto palliativo aiutando ad accorciare la distanza, tutto si fa più sopportabile. Ti aiuta anche il fatto di essere in un paese in forte espansione economica, il che ti fa respirare ogni giorno aria di ottimismo, e poi la cucina è ottima e il paese bellissimo, così che spesso mi ritrovo a pianificare dei viaggi alla scoperta delle sue bellezze.

Se qualcuno mi chiedesse dei consigli in merito alla possibilità di venire a vivere in Perù gli direi di farlo subito, senza indugi, sarà comunque sempre meglio che restare in attesa di qualcosa che mai si verificherà in Spagna o in Europa. Bastano pochi soldi per sopravvivere alcuni mesi, anche se una cospicua somma da parte aiuta senza dubbio ad attenuare lo stress dei primi mesi. Infine, non avrete difficoltà ad incontrare persone che vi aiuteranno durante i primi mesi, così come dovete mettere in conto anche alcune esperienze negative.

6 febbraio 2014

Fonte: El País

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Oleh

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