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lunedì 18 dicembre 2017

Inquinamento alle Canarie



L'alto livello d’inquinamento nelle acque dell'arcipelago delle isole Canarie è uno dei problemi principali che minaccia la biodiversità marina, insieme alla pesca eccessiva, la dipendenza energetica da petrolio e l'elevato consumo di materie plastiche di cui a malapena solo Il 7% viene riciclato Lo affermano gli esperti medioambientali che hanno partecipato al Forum delle isole Canarie tenutosi a settembre e a cui hanno partecipato la Società Atlantica di Oceanografia e l'Università di Las Palmas di Gran Canaria.

"Nelle isole Canarie non è stato realizzato uno sviluppo sostenibile, e questo ha causato i problemi di inquinamento attuali dovuto anche ad un elevato livello degli scarichi. Negli ultimi 30 anni la popolazione residente delle isole è raddoppiata e si è moltiplicato per quattro il numero dei turisti che visitano l’arcipelago, ma la tecnologia medioambientale non è progredita in proporzione all’aumento della popolazione, dobbiamo cambiare questa dinamica, cercare delle soluzioni", è quanto affermato da un ricercatore dell’Università di Las Palmas.

I problemi energetici si sommano alla lista, anche se le Canarie hanno le migliori condizioni per produrre energia pulita, si segnala che in questo momento viene prodotto solo l'8% dell'energia consumata qui, il resto dipende dal petrolio. Un altro problema delle isole è la pesca eccessiva in mare.

Inoltre, si è sottolineata l'importanza di creare la consapevolezza nei cittadini intorno alla cultura del riciclaggio. Nelle isole c’è un problema molto importante con la plastica, se ne consuma molta di più di quella che si è in grado di riciclare o trattare e molta di questa termina in mare, attualmente le Canarie riciclano solo il 7% della plastica che utilizzano.

Il Forum si è concluso con la firma di un documento intitolato Compromesso per le Isole Canarie e il loro Oceano, che include azioni che devono essere messe in atto da istituzioni, aziende e cittadini per proteggere e recuperare l'ambiente marino di uno degli arcipelaghi più belli del mondo.

Fonte: La Provincia

18 dicembre 2017
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lunedì 11 dicembre 2017

Calano le tasse alle Canarie



Le cose sembrano andare piuttosto bene nell’arcipelago della Canarie dato che il governo autonomo delle isole ha deciso di applicare una riduzione generalizzata delle tasse durante l’anno fiscale 2018.

L’annuncio della riduzione delle tasse alle Canarie è avvenuta alla fine del mese di ottobre e secondo quanto pubblicato dal periodico Canaria 7, si tratterebbe di una manovra abbastanza corposa dato che riguarda IRPEF e IGIC (IVA locale).

Infatti, il governo delle Canarie fa sapere che durante il 2018 verrà ridotta l’IGIC, l’IVA locale che ora incide per il 7% sul prezzo di tutti i prodotti acquistati alle Canarie, che oltre a essere ridotta su base generale verrà addirittura eliminata su alcuni prodotti specifici come gli assorbenti.

Inoltre, il governo delle Canarie comunica che ha già approvato anche la riduzione dell’IRPEF, senza specificare la percentuale, riferita però alla parte di IRPEF che appartiene alla comunità auotonoma. Infatti, come per tutto il resto della Spagna, ogni aliquota IRPEF in Spagna si suddivide in due parti, quella che viene incassata dall’Agenzia delle Entrate nazionale e quella che resta nella comunità autonoma.

Quest’ultima è quella che intende ridurre il governo autonomo delle Canarie, anche perché è l’unica su cui ha potere decisionale.

Insomma, se state pensando di trasferirvi a vivere all Canarie ora avete una ragione in più, a partire dal 2018 si pagheranno meno tasse nelle isole.

Fonte: Canarias 7

11 dicembre 2017
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lunedì 4 dicembre 2017

La Catalogna e il futuro della Spagna


Avete in programma una vacanza in Spagna, magari a Barcellona, e siete preoccupati per la situazione in Catalogna? State pensando di trasferirvi a vivere in Spagna e vi preoccupano le notizie che arrivano da Barcellona? Certo, la situazione non è facile, ma tutto sommato è molto probabile che non accada nulla di grave nei prossimi mesi.

Dopo tutto, a nessuno conviene, tanto in Spagna come in Europa e nel resto del mondo, che possa accadere qualcosa che vada a compromettere la ripresa economica degli ultimi anni e a complicare la convivenza civile, tanto in Spagna come in Europa.

Ma allora, perché tutto questo fumo e soprattutto quali sono le vere intenzioni dei catalani? La Catalogna cerca l’indipendenza da sempre. Da quando la Corona d’Aragona fu sottomessa dal re Carlo, alcuni secoli fa. La scelta di questo momento è semplicemente dovuta ad una serie di situazioni, come il fatto che il governo spagnolo si rifiutó nel 2010 di rinnovare lo Statuto (accordo che garantiva una certa indipendenza economica e fiscale alla Catalogna) e che la Catalogna, una delle regioni più ricche della Spagna, si dichiara stanca di contribuire fiscalmente al bilancio statale senza ricevere in cambio quanto meriterebbe (sembra lo stesso discorso leghista, vero?).

Nel frattempo il governo spagnolo ha usato il pugno di ferro, applicando l’articolo 155 della Costituzione spagnola che autorizza lo scoglimento del governo locale e la convocazione di nuove elezioni.

Ma quali sono le intenzioni della Catalogna per il futuro? Ebbene, un articolo pubblicato da El País ci aiuta a chiarirle. Il modello economico che la Catalogna prevede per il futuro è quello della Residenza Digitale applicato dall’Estonia. Di seguito un estratto dell’articolo:

“Dani Marco, direttore del SmartCatalonia, un organismo ufficiale che dipende dalla Generalitat e lavora per la svolta digitale in Catalogna, ha viaggiato più volte in Estonia per incontrare alcuni esperti nel paese baltico per capire come la Catalogna potrebbe beneficiarsi implementando alcune delle scelte applicate dal piccolo paese di 1,3 milioni di abitanti. Per il direttore di SmartCatalonia, gli estoni "hanno iniziato da zero, con tutte le possibilità che gli si offrivano per costruire un modello di sviluppo economico."

Il progetto più ambizioso dell’Estonia è la piattaforma per la residenza elettronica, e-residency, che dal 2014 ha attirato più di 20.000 uomini d'affari da 143 paesi, con finlandia, russia, ucraina e inghilterra in testa. Solo 336 imprenditori provenienti dalla Spagna hanno aderito al programma.

Il numero più elevato di registrazioni dal Regno Unito è arrivato dopo il Brexit. Mantenere la residenza economico-finanziaria in Europa è particolarmente importante per un imprenditore che intende operare sul mercato della UE. Ed è per questo che la Generalitat (governo catalano) si è interessata a questo programma, perché è un sistema che non ha frontiere per operare.

Tuttavia, per essere una nazione totalmente decentralizzata, l'Estonia intende lanciare anche la sua propria criptodivisa, la 'estcoins'. Un'idea che interessa anche i dirigenti catalani, tra i quali si incontra il maggior numero di uomini d'affari e imprenditori che lavorano con monete virtuali di tutta la Spagna. All'inizio di ottobre Barcellona ha ospitato Becon, una conferenza che riuniva i principali esperti nella tecnologia blockchain a livello mondiale. L'evento è stato sostenuto dalla Generalitat e dal Municipio di Barcellona.

Infatti, i circoli di esperti di blockchain in Catalogna hanno chiesto l’aiuto di Vitalik Buterin, fondatore di Ethereum, una tecnologia che si basa nel blockchain e comprende la creazione di contratti intelligenti, per aiutarli a creare la propria criptodivisa.

Questo giovane canadese di origini russe, ha consigliato loro di creare un ICO (Inicial Coin Offering) per la piattaforma di residenza virtuale, con una offerta iniziale di moneta che corrisponderebbe ad un finanziamento di un progetto di business per il programma di residenza virtuale. In una ICO si può finanziare la nascita di una nuova criptovaluta, come il Bitcoin, all'interno dell'ecosistema e-Residency, qualcosa che aiuterebbe a creare una comunità economica assolutamente indipendente e fuori dal controllo di una banca centrale.

L'Estonia si è trasformata nella nazione più tecnologica d’Europa grazie ad un programma di firma digitale avanzata che facilita la burocrazia online per pagare le tasse, votare, ottenere una ricetta e registrare documenti. Tutto senza la necessità di andare in un ufficio. Una scelta che ha permesso loro di promuovere il loro progresso tecnologico oltre i confini nazionali con il programma di residenza elettronica.”

Quindi, forse i catalani e gli estoni sono pazzi, o forse hanno saputo prevedere, e adeguarsi, ai cambiamenti che tutti dovremo affrontare nel futuro prossimo. Chissá... solo il tempo ci dirá chi aveva ragione. Per ora vi è solo una certezza, in Europa il futuro passa per Estonia e Catalogna, gli altri stanno a guardare.

Fonte: El País

4 diciembre 2017
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lunedì 27 novembre 2017

Vivere in Costa Rica e superare i 100 anni d’età


Una delle province della Costa Rica, precisamente la penisola di Nicoya, è uno dei luoghi in cui si concentrano il più alto numero di ultracentenari. Per questo motivo, a luglio 2017, un gruppo di specialisti in geriatria e gerontologia locali hanno deciso di iniziare uno studio approfondito su queste persone e la zona in cui vivono.

Infatti, proprio in cinque aree della regione del Guanacaste, nella penisola di Nicoya: Carrillo, Hojancha, Nicoya, Santa Cruz y Nandayure, furono dichiarate “blue zone” dal National Geographic, cioè aree nelle quali la media della popolazione vive molto più a lungo che altrove.

Gli scienziati hanno già individuato 42 ultracentenari che verrano seguiti da vicino per stabilirne le abitudini di vita, la dieta, l’attività svolta e la storia famigliare. L’obiettivo dei ricercatori è stabilire non solo perché queste persone sono riuscite a raggiungere il traguardo del secolo di vita, ma come è possibile che tutte loro siano pienamente autosufficienti a questa venerabile età.

Si tratta del primo studio autoctono, cioè portato a termine da studiosi del paese. Infatti, a questo proposito, uno dei ricercatori afferma che questa ricerca permetterà di ottenere informazioni di prima mano, senza dover dipendere da quanto affermano studi portati a termine in Europa o in altri paesi. Ci si attende che i primi risultati siano pronti per il 2018.

Insomma, sembra proprio che vivere in Costa Rica non solo permetta di essere più felici, ma anche di vivere più a lungo e in buona salute.

Fonte: La Nación

27 novembre 2017
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lunedì 20 novembre 2017

Il clima migliore del mondo sta cambiando


Uno dei fattori che inducono molti a programmare il trasferimento all’estero è il clima. Quando è inverno, piove, nevica e fa freddo si sognano i paesi caldi, quando in estate le temperature superano i quaranta gradi si sognano invece le miti valli montane dove i gradi non sono mai più di venticinque e soffia sempre una leggera brezza.

Ma ci sono anche luoghi dove il clima è davvero perfetto, dove i gradi non scendono mai sotto i venti e non superano mai i 30, e c’è sempre una leggera brezza marina. Uno di questi posti sono da sempre le isole Canarie, famose nei secoli per essere un luogo privilegiato dove chi soffre di problemi alle vie respiratorie trova un paradiso nel suo clima. Fino a oggi.....

Purtroppo, anche il clima migliore al mondo cambia. O almeno, nelle isole Canarie le cose stanno cambiando in modo importante. Infatti, sono già alcuni anni che i venti si sono intensificati ei giorni di pioggia sono aumentati, soprattutto nel nord delle isole. Tuttavia, quest’anno è stato particolarmente pesante. Soprattutto nelle isole orientali, Gran Canaria, Fuerteventura e Lanzarote.

Dal mese di gennaio infatti, su queste isole hanno soffiato venti più forti e freddi del solito, e l’acqua del mare era mediamente più fredda. Inoltre, dato piuttosto allarmante, si sono intensificati gli episodi e l’intesità della calima, il vento africano che porta la sabbia rossa nell’atmosfera. Chi ha visitato queste isole nel 2017 si sarà accorto che spesso il cielo ha un tono rossastro e tutto si copre di una coltre di polvere rossa, la calima appunto.

In passato la calima visitava le isole orientali due o tre volte all’anno, per un totale di circa 15 giorni. Negli ultimi tempi questo fenomeno è andato crescendo fino a raggiungere i livelli di quest’anno, in cui si è avuta calima nell’aria delle Canarie orientali per almeno 4 giorni consecutivi ogni 10, tutto l’anno insomma! Nel momento in cui sto scrivendo c’è calima nell’aria, una temperatura di 38 gradi e l’aria è irrespirabile.

Contrariamente a quanto si dice, il calima non è per nulla benefico per la salute. L’università di Las Palmas infatti, ha dimostrato che la continua esposizione a queste polveri aumenta considerevolmente il rischio di sviluppare malattie respiratorie, incluso cancro ai polmoni. Per questa ragione gli esperti consigliano sempre di restare chiudi in casa quando c’è il calima nell’aria delle Canarie.

Ma durante il 2017 il calima sembra avere messo le radici, c’è praticamente sempre, o quasi. Cosa fare quindi? Naturalmente non è possibile vivere alle Canarie restando chiusi in casa buona parte dell’anno. Tantomeno si può uscire per andare sempre nei soliti centri commerciali, che inoltre, nelle isole minori sono sempre gli stessi e molto piccoli.

Ma non basta. Quest’anno, per la prima volta nella storia recente, durante il mese di ottobre le Canarie sono state “sfiorate” da un vero e proprio uragano forza 3 (Ophelia), di quelli che di solito distruggono tutto nei Caraibi. Fortunatamente i venti non hanno raggiunto le isole grazie al calima e alla bolla d’aria calda provenienti dall’Africa che hanno fatto da cuscinetto. In compenso, a ottobre si sono registrate temperature di 43 gradi a Pajara, nel sud dell’isola di Fuerteventura.

Insomma, il clima sta cambiando ovunque al mondo, e le Canarie non fanno eccezione. Se state quindi cercando il paese con il miglior clima del mondo sappiate che anche le isole Canarie non sono più le isole fortunate che erano una volta, per quanto riguarda il clima. Anche qui il clima è cambiato e sta cambiando tuttora, ad una velocità impressionate e in modo imprevedibile.

20 novembre 2017
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lunedì 13 novembre 2017

Isole Canarie e Azzorre discutono collaborazione aerea


Il presidente del governo delle Canarie, Fernando Clavijo, si è recato in visita alle isole Azzorre nel mese di settembre per dialogare con il presidente dell'arcipelago portoghese, Vasco Alves Cordeiro, in merito al miglioramento della connettività dello spazio aereo della Macaronesia con l'intento di collaborare per migliorare le comunicazioni e il movimento dei passeggeri con gli Stati Uniti e l'Africa occidentale. Parallelamente, è stata organizzata una riunione con i principali rappresentanti delle compagnie aeree SATA e Binter.

Questo miglioramento delle comunicazioni aeree nelle suddette zone è strettamente legato alla strategia ambiziosa del Governo delle Canarie per promuovere l'internazionalizzazione economica delle isole, che prevede la promozione dell'arcipelago in Nord America e Africa occidentale.

Le Canarie promuovono se stesse sotto vari punti di vista: la posizione delle isole come ponte per l'Africa, le condizioni favorevoli dell'arcipelago per girare film, o come ubicazione fiscalmente favorevole per le aziende che desiderano entrare nel mercato europeo. Nonostante ciò, la mancanza di linee aeree dirette rende difficile questa relazione. Per accedere alle Canarie dall'America settentrionale (e viceversa) si deve passare per Madrid, il che implica un tempo minimo di circa 15 ore, che sarà ridotto significativamente se viene attuata la strategia pianificata.

SATA e Binter Canarias hanno già voli diretti tra le Isole Canarie e le Azzorre. In particolare, SATA Azores vola tre volte alla settimana tra Gran Canaria e Ponta Delgada in codice condiviso Binter Canarias e vola quattro volte alla settimana da Ponta Delgada a Boston e Toronto. In questo senso, queste connessioni dirette con gli Stati Uniti e il Canada offrono l'opportunità di aprire una connessione con le isole Canarie. La collaborazione tra i due arcipelaghi ridurrebbe al minimo le ore di volo.

Entrambi i governi hanno concordato di mantenere un calendario di incontri nei prossimi mesi per far avanzare le possibilità di tale collaborazione sia per il collegamento con gli Stati Uniti e il Canada che per il collegamento marittimo tra i due archipelaghi, in modo tale che prima alla fine dell'anno possa essere determinata la redditività di tali connessioni.

Le Isole Canarie intendono diventare il centro di riferimento di attività con i paesi africani più vicini. Per farlo, l'arcipelago offre numerosi vantaggi competitivi, ma ha, a sua volta, una serie di barriere che devono essere superate. Per diventare uno hub di connettività aziendale è fondamentale, in modo evidente, una buona connettività aerea.

Le Isole Canarie hanno notevolmente migliorato la connettività con l'Africa negli ultimi anni. Infatti, sono già oltre 40 i voli settimanali verso Marocco, Mauritania, Senegal, Gambia e Capo Verde. Il numero di passeggeri tra le Isole Canarie e l'Africa è aumentato negli ultimi due anni dell'11,5%, con circa 131.000 passeggeri all'anno, una tendenza al rialzo dall'inizio della scommessa di Binter Canarias sull'Africa occidentale.

Tuttavia, perché le isole possano diventare uno hub di affari è necessario avere una buona connettività con destinazioni europee e nordamericane, ha detto Clavijo, perciò l'importanza dei colloqui avviati a settembre 2017 con il governo delle Azzorre.

Coordinamento delle regioni ultraperiferiche


D'altra parte, sia Fernando Clavijo che Vasco Cordeiro Alves hanno evidenziato la particolarità di essere sia arcipelaghi sia regioni ultraperiferiche, in modo tale che hanno anche istituito un coordinamento volto a stabilire le strategie verso futuri negoziati con i fondi dell'Unione Europea. "Dobbiamo essere uniti di fronte alla UE dato che le RUP (Regioni Ultra-Periferiche) sono un'opportunità per l'Europa, perché data la nostra posizione geografica siamo una punta di lancia per l'Africa occidentale e le Americhe", ha detto Fernando Clavijo.

Insieme alle Azzorre si svilupperanno anche attività di ricerca e sviluppo, come parte delle Strategie di Specializzazione Intelligenti (RIS3) e la creazione dell’Atlantic International Research Center (AIR Center) su temi quali le energie rinnovabili, l’adattamento al cambiamento climatico, le risorse forestali, la pianificazione territoriale e la mobilità giovanile.

Infine, i due hanno concordato una nuova riunione tra il governo della Comunità autonoma delle Canarie e il governo della regione autonoma delle Azzorre, da realizzarsi nel 2019.

Fonte: La Provincia


13 novembre 2017
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lunedì 6 novembre 2017

Settembre 2017 il più caldo degli ultimi 8 anni alle Canarie


Una domanda che si pongono tutti quelli che desiderano trasferirsi a vivere alle Canarie è sicuramente, come si vive alle Canarie? Il clima è senza dubbio uno dei fattori determinanti all’ora di decidere dove trafsferirsi. E negli ultimi tempi il clima sta cambiando ovunque, quindi anche nelle isole Canarie.

È quanto conferma la AEMET, l’agenzia meteorologica spagnola che ha rilevato che nel solo mese di settembre 2017 il vento è stato un 15% più forte che negli ultimi otto anni. La statistica mensile, pubblicata nelle settimane passate dalla Agenzia Meteorologica di Stato (AEMET), rivela che questo fenomeno è dovuto alle temperature alte registrate nel Sahara Occidentale che hanno generato raffiche di oltre 70 kilometri orari in alcune stagioni. Sulle cime di Gran Canaria, dove il fuoco ha devastato 2.700 ettari di bosco, la velocità degli alisei ha reso difficile l’attività di estinzione.

Il rapporto sul clima continua con un bilancio delle temperature nelle isole Canarie che conferma settembre come mese "caldo o molto caldo". Il numero medio di notti tropicali sulla costa, per un totale di 28, ha superato il valore previsto. Nell'evoluzione quotidiana delle temperature distaccano tre brevi picchi, che hanno raggiunto i 35,7 gradi in Tasarte, 35,9 in Morro Jable e 36 nell'aeroporto di Tenerife Sur. Come regola generale, le temperature variarono tra i 24 ei 26 gradi sulla costa di Fuerteventura, Gran Canaria, Lanzarote e Tenerife, e scersero fino a 16 gradi sui picchi di La Palma e Tenerife.

Come registrato dalla AEMET nel suo studio, dove ha piovuto di più nell'ultimo mese è stato sulle pendici settentrionali di El Hierro, La Gomera, Tenerife e Gran Canaria, così come nelle aree di Cañadas del Teide, Tenerife. Il carattere delle precipitazioni è stato "secco" nel 40% del territorio delle isole, "normale" nel 30% e "umido" nel 15%. Chavao (Tenerife), situato a 2.100 metri di altitudine, con 26,6 millimetri ha registrato le precipitazini più intense. Per quanto riguarda le "precipitazioni dell'anno idrologico", queste hanno raggiunto solo il 74% del valore atteso, osserva l’Aemet nella sua relazione.

Questo mese di settembre c'è stato anche un surplus di ore di sole nelle stazioni meteorologiche delle isole occidentali. A Tenerife Sud si è registrato il 28%, mentre in quelle orientali sono stati osservati valori quasi normali.

Infine, l'Aemet sottolinea che durante questo mese ci sono state complessivamente tre intrusioni di calima (polvere in sospesione che proviene dal deserto del Sahara). Questi dati si collocano "all'interno della normalità". Gli episodi di calima hanno colpito le isole orientali e gli altopiani.

Fonte: La Provincia

6 novembre 2017
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lunedì 30 ottobre 2017

Come devono essere le foto pubblicate online per vendere casa velocemente


Avete una casa di proprietà in Italia o alle Canarie e desiderate venderla velocemente? Secondo quanto confermano dal portale immobiliare Idealista, oggi per vendere una casa online è necessario che l’annuncio della stessa sia corredato da una adeguata presentazione fotografica. Infatti, se fino a poco tempo fa era ancora possibile trovare alcuni annunci di immobili in vendita o affitto online senza foto, ora è praticamente impossibile che un annuncio immobiliare sia sprovvisto di foto.

Insomma, se siete pronti a pubblicare il vostro annuncio sotto il titolo “vendo casa” o “affitto appartamento”, sarà meglio che prima realizziate un discreto servizio fotografico dell’immobile per pubblicarlo insieme all’annuncio.

Ispirati dal famoso detto “un’immagine vale più di mille parole” proviamo a vedere quali sono le caratteristiche essenziali che deve avere la presentazione fotografica di un immobile da pubblicare online.

1. Evitate l’effetto grandangolo. I fotografi professionali assicurano che benchè l’effetto grandangolo faccia sembrare l’ambiente più grande, il risultato è sempre pessimo, con le proporzioni ampiamente distorte. Se proprio desiderate far apparire la vostra casa più grande, esistono “grandangolo” specifici per interni che permettono di catturare particolari invisibili senza deformare l’ambiente.

2. Usate sempre luce naturale ed esposizioni lunghe.
Meglio la luce naturale al flash, e se l’ambiente è troppo scuro, meglio dirigere la luce artificiale verso il soffitto per evitare controluce ed effetti innaturali.

3. Evitate le inquadrature oblique, tanto verso l’alto come verso il basso.

4. Posizionate sempre la macchina fotografica (o smartphone) più in basso dell’occhio. Si deve vedere il pavimento.

5. Meglio le foto orizzontali rispetto a quelle verticali.

6. La casa devere essere (o apparire) ordinata. Da Idealista consigliano di “spersonalizzare” le camere, non fotografare gli ambienti con cani, gatti o persone. Le piante sono ammesse. Quadri religiosi, foto di famiglia e oggetti personali sono da evitare.

7. Si consiglia di scattare le foto dagli angoli. Negli spazi più piccoli si potrà così vedere meglio l’ambiente.

8. Per conferire un carattere tridimensionale all’ambiente si consiglia di posizionare un elemento, come potrebbe essere una sedia, in primo piano. In questo modo si ottiene maggiore profondità.

9. Attenzione ai riflessi. Evitate di scattare foto davanti a specchi e cristalli per evitare venire ritratti in esse.

10. Fotografate ogni stanza e ambiente, in questo ordine: sala da pranzo, salone e cucina per primi, quindi stanze e bagni, per ultimi garage, aree comuni e facciata esterna.

Infine, se pensate di realizzare anche un video, ricordate di camminare e muovere la mano molto lentamente.

30 ottobre 2017
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