lunedì 29 maggio 2017

Alcuni dei migliori insulti in latino

curiosità

Insultare è un'arte perché ogni insulto fa appello ad un universo di sfumature che fatichiamo a spiegare, ma di cui ci rendiamo conto inconsciamente.

Un insulto è un'espressione che cerca di denigrare, umiliare e offendere l’oggetto della volgarità del messaggio. Dal punto di vista formale, il più delle volte gli insulti servono solo a coprire una fallacia. Si tenta cioè di contestare un argomento appellandosi all'orgoglio del ricevente del messaggio per denigrarlo emotivamente, piuttosto che attraverso un argomento vincente.

Una delle fallacie più studiate che si insegnano nei corsi di logica più elementari è la “falacia ad hominem”. Questo modo errato di pensare consiste nel rispondere ad un argomento attaccando la persona piuttosto che fornendo prove inconfutabili relative all'argomento in questione.

La storia ha trasformato il latino nella lingua più efficace quando si tratta di offendere qualcuno. Nel suo vasto vocabolario c’è una parola per ogni comportamento scomodo, inadeguato o criminale. L’interesse per gli insulti viene dai Romani, che davano un valore incondizionato a queste parole che, in questo modo, diventarono una parte essenziale del loro dialogo quotidiano.

Non desideriamo stimolare la tua voglia di insultare, ma se devi, meglio che tu lo faccia con eleganza.

Di seguito facciamo una recensione di insulti in latino, a tal proposito dobbiamo considerare che le traduzioni di questi epiteti, per lo più, non rappresentano offese particolarmente pesanti per noi, ma ai tempi dei romani sì, e forse ti basteranno per sfogarti con il tuo interlocutore, anche se il significato non ti è completamente chiaro.

Stulte (stupido)

È considerato l'insulto latino più comune. Per aumentarne il significato a volte si utilizzava stultissime, cioè completamente stupido; o stultissimi per insultare un gruppo di perfetti stupidi.

Ructator (chi rutta)

Molti degli insulti romani erano legati all'igiene personale e alle buone maniere, data l'importanza che avevano nella loro cultura. E per i Romani, chi ruttava spesso era qualcuno particolarmente rozzo. Se, inoltre, il soggetto aveva maniere ancor più rozze gli veniva dato l’epiteto di ructabunde (sacco di scorregge) o sterculinum (latrina).

Fatue (imbecille,)

Per un romano, uno imbecille non è lo stesso che un idiota. Fatue era una vera e propria offesa alla persona che di solito non capiva ciò che veniva detto. Se aggiungiamo altre difficoltà o carenze veniva indicato come caudex (idiota), ma solo quando ci si riferiva al suo sconcerto. Chi capiva subito ma chiedeva che gli venisse ripetuto era un nugator, la sua traduzione sarebbe qualcosa come “insignificante”.

Matula (testa vuota)

Quando la superiorità era intellettuale gli si diceva matula (vaso) letteralmente come una testa vuota. Vappa veniva designato colui che desiderava esprimere una certa superiorità sociale sugli altri, la traduzione sarebbe come “vino amaro”.

Malus nequamque (male per tutti)

Il significato letterale sarebbe "un male per tutti", ma per noi, è passato alla storia come "buono a nulla".

Bucco (boccaccia)

Per gli inopportuni, fuori luogo o per chi tradiva un segreto, veniva utilizzato questo termine. Questo era considerato un insulto grave, che poteva essere accompagnato da caenum (sporco) o stercoreus (merdoso). Le boccacce non sembrano essere state mai ben considerate.

Fonte: Muhimu

29 maggio 2017

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