mercoledì 18 gennaio 2017

Il mito del genio creativo. Perché la maggior parte delle invenzioni rivoluzionarie sono solo fumo?

invenzioni rivoluzionarie

Viviamo in un tempo in cui l'innovazione, il genio creativo e la ricerca della prossima rivoluzione tecnologica sono ovunque. Tutti vogliamo sapere chi sarà il prossimo Mark Zuckerberg, il prossimo Steve Jobs o il prossimo Albert Einstein.

Tanto è così che proiettiamo il nostro modo di vedere il mondo sul passato e, di tanto in tanto, appaiono testi che parlano dei grandi geni dimenticati ai quali la storia non ha reso giustizia. Ma la verità è che la maggior parte delle volte, i grandi geni sono dimenticati giustamente. Contrariamente a quanto siamo abituati a pensare, gli inventori non esistono. Almeno se non sono persone molto fortunate.

I venditori di fumo (o vapore)


Forse, l'esempio migliore è quello della macchina a vapore. Che, di fatto, dovrebbe essere una delle macchine che più volte sono state inventate durante la storia. La versione più comune è che il motore a vapore sia stato sviluppato e perfezionato in Inghilterra tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. E, d'altra parte, e sempre secondo questa versione, sarebbe stata il motore della rivoluzione industriale.

Ma non è esatto. E anche se gli archeologi potrebbero sicuramente darci esempi anteriori, la “eolipila”, o primo "motore a vapore", è stato inventato da Erone di Alessandria nel primo secolo dopo Cristo. In un primo momento, e per molti anni, aveva solo uno scopo ricreativo (si trattava di una sfera piena d'acqua che, quando veniva riscaldata, girava).

Ma Erone creò anche dei portoni automatici e delle fonti idrauliche che ci permettono di affermare, senza rischiare troppo, che gli scienziati romani avevano una capacità più che sufficiente di progettare il motore a vapore di Thomas Savery senza troppa fatica.

Più tardi, un secolo prima che, secondo la storiografia moderna, il signor Savery inventò la prima macchina a vapore, Ayanz Girolamo, nativo di Navarra (Spagna), progettò anche lui un motore a vapore. Prima ancora possiamo trovare i lavori Florence Rivault, Tachy ad-Din o Giovanni Branca che dimostrano che il motore a vapore era lì, a portata di mano.

Mulini, mocho e bigliardino


Lo stesso vale per i mulini ad acqua. Tradizionalmente, si è ritenuto che questo tipo di mulini fosse stato scoperto nel Medioevo, perché è il periodo storico del quale abbiamo dei resti materiali. Ma non è così. Nell'antichità erano conosciuti, e piuttosto bene, i mulini idraulici. Infatti, è noto che iniziarono a diffondersi durante tutto il primo secolo d.C. e ovunque..

Anche il mocho, il lecca-lecca o il bigliardino non furono inventati in Spagna. Come, evidentemente, è risaputo che né gli spagnoli né i vichinghi scoprirono l'America.

Idee e momenti giusti


Una lezione chiave che possiamo trarre da tutto questo è che, beh, inventare qualcosa, scoprire qualcosa di geniale non serve di per sè a nulla. Per secoli abbiamo saputo come usare l'acqua per produrre lavoro fisico, ma è stato solo con l'implosione del sistema schiavista che iniziarono a diffondersi i mulini idraulici.

Per 1.500 anni abbiamo saputo tutto quello che c'è da sapere per creare un motore a vapore. Infatti, i bambini ricchi hanno sempre avuto tra i loro giocattoli dei piccoli motori a vapore in miniatura. Ma fu quando l’industria mineraria britannica ne ebbe realmente bisogno che introdusse l’”arnese” di Savery, così il motore a vapore iniziò a diffondersi ovunque cambiando il mondo.

Mocho e pavimento di piastrelle, lecca-lecca e diminuzione della mortalità infantile, bigliardino e miglioramento incipiente della qualità della vita delle classi lavoratrici. Victor Hugo disse una volta che "non c'è niente al mondo di più potente di un'idea per la quale è giunto il suo momento". Ed è esatto, perché "senza il loro momento giusto" le idee da sole non sono niente.

Tecnologia, società e viceversa


Il culto dell’innovazione, del genio creativo e le invenzioni dirompenti, è una di quelle caratteristiche che pervadono il nostro tempo. Ma, in generale, le innovazioni rappresentano solo un piccolo passettino. Anche nel mondo della tecnologia, in cui possiamo quasi sempre trovare una proof of concept che, già vent'anni prima, anticipava la prossima rivoluzione del settore.

Insomma, per poco che analizziamo la storia della tecnologia, ci rendiamo conto che vedere il mondo come una successione di grandi geni è molto affascinante, ma poco reale. Senza dubbio ci sono persone che anticipano di decenni la conoscenza o la tecnologia della loro epoca, ma se desideriamo farci un quadro reale di come ha funzionato l'innovazione nel corso dei secoli, la strategia deve essere diversa: pensare alla storia come ad una lunga conversazione piena di opportunità, incomprensioni e momenti di genio. Non c'è bisogno di attribuirgli maggiore attrattivo.

Fonte: Xataca

18 gennaio 2016

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