venerdì 30 dicembre 2016

La Costa Rica ha deciso di eliminare tutta la plastica usa e getta

riciclaggio

La Costa Rica è pioniera in questo genere di cose. È stato il primo paese (e per ora l’unico) ad eliminare l’esercito nel 1948 stornando la spesa militare verso l’educazione. In questo modo si è trasformata nel paese centroamericano con il più alto tasso di alfabetizzazione.

La Costa Rica è da sempre all’avanguardia anche nella protezione ambientale. Infatti, da molti anni sono attivi progetti di riforestazione grazie ai quali è stato possibile recuperare buona parte delle foreste pluviali del paese.

Infine, la Costa Rica è anche l’unico paese del continente americano che è riuscita a soddisfare completamente il suo fabbisogno energetico utilizzando esclusivamente energie rinnovabili, anche se non in modo definitivo, ma comunque per la maggior parte dell’anno.

Ora la Costa Rica annuncia che ha deciso di dichiarare guerra a tutti gli oggetti di plastica monouso, usa e getta se preferite. Tutti quei contenitori, imballaggi e oggetti vari, che terminano dispersi nell’ambiente contaminandolo in modo irreversibile.

Naturalmente, i promotori del progetto non si aspettano di eliminare la plastica dalla sera alla mattina, ma pensano di iniziare a disincentivare l’utilizzo degli oggetti di plastica aumentandone per esempio il prezzo, facendo una campagna di promozione presso bar, ristoranti e negozi perchè utilizzino solo vetro e contenitori non di plastica, e creando associazioni che si occupino di ripulire spazi pubblici come parchi, spiagge e sentieri dagli oggetti di plastica.

Anche gli artisti costaricensi saranno coinvolti nel progetto. Infatti, tra le varie proposte, esiste la possibilità di creare opere d’arte da esporre negli spazi pubblici al fine di sensibilizzare le persone. Una di queste opere per esempio, consiste in un enorme sacco contenente bottiglie e contenitori di plastica raccolti in mare e appeso sotto un cartello nel quale si ricorda che questi rifiuti contaminano i mari di tutto il mondo.

La lotta contro gli oggetti di plastica usa e getta include anche il riciclaggio. Tuttavia, i promotori del progetto ricordano che il riciclaggio da solo non basta. È necessario che tutti prendano coscienza delle dimensioni del problema e contribuiscano nel loro piccolo.

A Fuerteventura, nelle isole Canarie, negli ultimi mesi si è provveduto a ripulire aree limitate dei fondali marini, nella zona di Corralejo nel nord dell’isola quando è intervenuta un’organizzazione internazionale che si occupa precisamente della protezione del mare, e a Caleta de Fuste, nel centro dell’isola, quando sono iniziati i lavori per il rifacimento della spiaggia locale.

In entrambi i casi, chi prese parte ai lavori di bonifica (tutti sommozzatori esperti), ha fatto notare che in aree di pochi metri quadrati di fondale marino, sono state rinvenute diverse tonnellate di rifiuti (non solo di plastica, ovviamente). La maggior parte di questi rifiuti non proviene dall’isola, ma sono trasportati dalle correnti marine e in alcuni casi arrivano addirittura da continenti lontani, come quello americano.

Tanto per farci prendere coscienza della gravità della situazione, gli addetti ai lavori fanno sapere che nel 2050 nei mari di tutto il mondo ci saranno più rifiuti che pesce. Vedete forse intorno a voi qualcuno preoccupato per la situazione? Chi di noi preferisce acquistare alimenti in negozi (e ce ne sono già alcuni, anche in Italia) che vendono i prodotti sfusi senza imballi di plastica o di altro genere? E infine, tutti a lamentarsi quando arriva la fattura del comune con il conto salato della raccolta differenziata (che ovviamente è composta in buona parte di contenitori perfettamente inutili che potrebebro essere eliminati). Chi sono gli imbecilli quindi? E basta, non diamo sempre la colpa a politici e funzionari che sono esattamente come noi, proprio per questo li votiamo. Smettiamo di fare i bambini e dare sempre la colpa agli altri di tutto e iniziamo a prenderci le nostre responsabilità...

Fonte: La Nación

30 dicembre 2016

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