venerdì 23 settembre 2016

Non solo quella dello zucchero, centinaia di industrie alimentari tentano di ingannarci

zucchero veleno

L'industria dello zucchero ha pagato gli scienziati per decenni e ha finanziato centinaia di studi per spostare sui grassi saturi la responsabilità delle malattie cardiache e allontanare così l’attenzione dallo zucchero. Nelle ultime settimane è stata pubblicata un'analisi dei documenti d'archivio che potrebbe fare vacillare l'esistenza stessa di Charlie e la Fabbrica del Cioccolato.

Ma non è l'unico caso: la storia della ricerca scientifica in merito alla nutrizione è piena di trappole, tangenti e mezze verità, che hanno alimentato (o tentato di alimentare) le raccomandazioni delle autorità di mezzo mondo compromettendo la loro credibilità fino a limiti insospettati. Basti pensare che hanno cercato di convincerci che il succo d’uva ci rende conduttori migliori.

Le "coincidenze" nella ricerca sulla nutrizione


Al caso degli autorevoli ricercatori di Harvard, che a suo tempo ricevettero l’equivalente di 50.000 dollari di oggi per i loro studi sui grassi saturi, si devono aggiungere le rivelazioni che hanno messo a nudo il tentativo della Coca-Cola di dissociare i suoi prodotti dall’obesità o, lo studio che solo alcuni mesi fa affermava che il succo di mirtillo era efficace contro le infezioni del tratto urinario. Uno studio che, va detto, venne realizzato con donne che non soffrivano di alcuna infezione delle vie urinarie.

Marion Nestle, un nome che già di per sè potrebbe dar da pensare, è uno degli esperti di questi temi. Questa professoressa dell'Università di New York afferma che può riconoscere gli studi finanziati dall'industria del settore con solo vederne il nome.

E non perché si tratti di una veggente, ma perché è molto facile: per esempio, lo studio relativo al succo d'uva che menzionavamo all'inizio si intitolava: “Succo d'uva, funzione cognitiva e prestazioni alla guida”, e afferma che il consumo di questo tipo di succo migliora le nostre capacità alla guida e, guarda caso, è stato finanziato da Welch, una società nordamericana che produce succo d'uva dal 1869.

C'è di più. In una delle riviste del British Medical Journal venne pubblicato uno studio intitolato “Il consumo di noci negli adulti a rischio di diabete” e, naturalmente, sottolineava che il consumo di noci da parte di pazienti con diabete ha effetti miracolosi. Se si ha la pazienza di andare alla fine dello studio si può vedere chi lo ha finanziato, e cioè: il Consorzio dei Produttori di Noci Californiane.

Un pregiudizio sistemico e pericoloso


Nel 2007, David Ludwig e il suo team presso l'ospedale Infantile di Boston, condussero una meta-analisi allo scopo di verificare se i finanziamenti privati potevano corrompere la ricerca. Nel corso dell’analisi si scoprì che dei 52 studi indipendenti analizzati, 20 erano sfavorevoli.

Al contrario, dei 24 studi analizati e finanziati dall'industria alimentare, solo 3 non erano favorevoli. Cioè, il tasso di successo si era ridotto dal 38 al 12,5%. E i lavori finanziati dalla Nestlé fanno scendere ulteriormente questa percentuale sotto il dieci per cento: dei 168 studi finanziati dalla multinazionale, solo dodici sono negativi.

In questa revisione sistematica delle bevande zuccherate (frullati, succhi di frutta o bevande analcoliche) condotta dai ricercatori presso l'Università di Navarra, si è scoperto che gli studi finanziati dall'industria alimentare sono tra quattro a otto volte più favorevoli ai prodotti rispetto agli studi scientifici indipendenti.

Può sembrare un aneddoto storico, ma purtroppo non lo è. Nel caso dello zucchero, l'industria ottenne che nel 1977 il Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti consigliasse di ridurre al minimo il consumo di grassi saturi, spingendo le masse affamate dei consumatori verso i prodotti iperzuccherati e creando così un enorme problema di salute pubblica.

Perché accade questo?


Ci sono diverse questioni trasversali che interessano il rapporto tra scienza e business. Il primo, senza dubbio, è il finanziamento. Anche se ci sono sempre stati problemi di finanziamento per gli scienziati, è vero che ci sono settori più attraenti (nella ricerca) rispetto ad altri. E rifare l'ennesima analisi di un succo di pesca non è particolarmente attraente.

Inoltre, l'alimentazione è un’area molto vicina ai produttori. E non solo per questo tipo di studi, ma soprattutto per quanto riguarda ricerca e sviluppo. Nel miglioramento dei produttori tradizionali e nella creazione di nuove varietà, vengono coinvolti molti scienziati (indipendenti o meno) e ciò significa che vi è un flusso permanente di personale, risorse e informazioni tra le università e l’industria.

Ma probabilmente il problema più grande è che nella scienza la corruzione non è palese come in altri settori, ma è molto più sottile. Perché l'industria delle bevande alcoliche finanzia spesso studi sulle malattie cardiovascolari e non sul cancro? Perché l'alcol provoca il cancro, questo si sà, ma in alcune circostanze può essere cardioprotettivo.

La scienza continua ad essere una conversazione aperta tra ricercatori che non sono d'accordo tra loro e in molti casi, i ricercatori che hanno realizzato gli studi menzionati sopra, credono veramente in ciò che affermano. Il finanziamento privato ottiene di ​​sbilanciare il rapporto: grazie a queste risorse, voci di minoranza che rimarrebbero inascoltate, assumono un’importanza enorme che non otterrebbero andando così a generare un “dubbio ragionevole” nella mente del consumatore.

Perché la chiamano scienza quando si tratta di marketing


In un mondo costruito sulla fiducia, queste pratiche minacciano di compromettere la salute di gran parte delle persone. Quando non minano la credibilità delle istituzioni, promuovono la disinformazione e la pseudoscienza nell'opinione pubblica.

Ma la verità è che la maggior parte degli scienziati non partecipano a tali pratiche. Il punto è che l'industria ha provato più volte ad appropriarsi del prestigio sociale della scienza e, lungo il cammino, l’ha compromessa a tal punto che il consumatore medio non sa più cosa pensare. Cosa è buono? Cosa è sbagliato? Come possiamo essere sicuri se anche gli esperti di cui ci fidiamo ci ingannano? Cosa possiamo fare?

Non ci sono facili risposte. E meno in questo mondo. Ma la migliore strategia a lungo termine è quella di contare sul consenso scientifico. Infatti, anche se vediamo che la scienza può diventare di parte, resta comunque la forma migliore per avvicinarci un poco alla volta alla verità.

Fonte: Xataca

23 settembre 2016

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