giovedì 8 settembre 2016

Le 10 isole abitate più inaccessibili al mondo

isole sperdute

Se siete tra coloro che sognano di far perdere le loro tracce per sempre e rifugiarvi su un’isola sperduta nell’oceano, non importa quale, il Pacifico, l’Indiano o l’Atlantico, forse questo articolo vi può interessare.

Infatti, alcune settimane fa il quotidiano spagnolo El País pubblicava, in uno dei suoi blog, la lista delle 10 isole abitate più inaccessibili al mondo. In alcune di queste è addirirttura rischioso andare dato che gli abitanti non gradiscono per nulla la presenza di visitatori.

Ecco a voi la lista delle 10 isole abitate più inaccesibili


1. Tristan da Cunha

A scapito del nome portoghese, si tratta di un dipartimento d’oltre mare britannico. L’isola si trova nel bel mezzo dell’oceano atlantico a 2.800 chilometri dalla città di Cape Town, in Sud Africa, e a circa 2.200 chilometri da Sant’Elena, l’isola famosa per aver ospitato (prigioniero) Napoleone Bonaparte. L’unico modo per arrivarvi, dato che non ha aeroporto, è con una nave che salpa ogni due mesi da Cape Town e impiega circa sei giorni (mare permettendo) per approdare. Naturalmente, prima di imbarcarsi è necessario chiedere un permesso speciale che autorizzi il soggiorno.

2. Kanton Island (Kiribati)

Quando nel 2010 un velista britannico, tale Alex Bond, approdò per caso sull’atollo nell’Oceano Pacifico, fu sorpreso di essere acclamato dai 24 abitanti che gli chiesero aiuto e dissero di essere stati dimenticati dal governo delle isole, quello di Kiribati, appunto, che si trova a circa 1700 chilometri di distanza. Sull’atollo vi è addirittura una pista di atterraggio utilizzata dall’esercito americano durante la guerra con il Giappone.

3. Isola di North Sentinel, India

Quest’isola si trova nell’oceano indiano e fa parte dell’arcipelago delle Andamane. In realtà, North Sentinel non è inaccesibile per la distanza, ma piuttosto per la belligeranza dei suoi abitanti. Infatti, dalla sua scoperta, ogni tentativo di sbarco sull’isola è stato respinto da una pioggia di frecce e lance da parte dei fieri aborigeni locali. A tutt’oggi non si sa quanti sono gli abitanti nè quale lingua parlino, si ritiene che vivano tuttora nel paleolitico. Gli ultimi tentativi di contatto, uno nel 1974 e gli altri negli anni 90 del secolo scorso, sono terminati tutti con la fuga dei visitatori occidentali, alcuni dei quali feriti dalle frecce.

4. Kapingamarangi (Federazione della Micronesia, oceano pacifico)

Questo atollo corallino, di appena un chilometro quadrato, ospita 350 abitanti che vivono in piena autosufficienza separati dal resto del mondo. L’unico modo per arrivare sull’isola è affittare una barca o attendere che la nave-cargo che la rifornisce due o tre volte all’anno faccia il suo viaggio di routine.

5. Pitcairn (Oceano Pacifico del Sud)

Per chi non è più tanto giovane e ricorda la storia degli ammutinati del Bounty, questa è una delle due isole (l’altra è Norfolk) dove si rifugiarono i marinai inglesi ammutinatisi con le loro compagne polinesiane, dopo che il primo ufficiale Fletcher Christian assunse il comando della nave alla fine del 1700. Gli abitanti sono quindi i discendenti di quei marinai e delle loro compagne polinesiane, e da allora vivono in questo fazzoletto di terra sperduto nel sud del pacifico. Sull’isola non c’è aeroporto e l’unico mezzo di comunicazione è un cargo che arriva una volta all’anno da Mangareva, nella Polinesia Francese.

6. L’isola di Capo Horn (Cile)

L’estrema punta a sud del continente americano non è nel continente ma è un’isola, l’isola di Horn appunto. Trattandosi di un luogo inabitabile, data la latitudine e le condizioni estreme, è abitata solo da un militare cileno e dalla sua famiglia che durante tutto l’anno si occupano del faro e della stazione meteorologica.

7. Arcipelago di Tokelau (Nuova Zelanda)

Sono tre atolli corallini che in totale fanno 10 chilometri quadrati, sui quali vivono circa 1.500 persone. Il territorio appartiene alla Nuova Zelanda ma è praticamente inaccessibile. L’unico modo per arrivarci è salire sul cargo che ogni sei mesi circa rifornisce l’arcipelago. Tokelau è stato il primo territorio al mondo a essere energeticamente autosufficiente producendo il suo fabbisogno energetico esclusivamente con il fotovoltaico.

8. Isole Agalega (Mauritius)

Nell’oceano indiano, vicino a Mauritius, si trovano queste piccole isole abitate solo da 300 persone. L’atollo è raggiungibile esclusivamente via mare con due giorni e mezzo di navigazione da Mauritius.

9. Palmerston (Isole Cook, Polinesia)

Fa parte dell’arcipelago delle Cook ed è situata a 500 chilometri dall’isola abitata più vicina. La particolarità di Palmerston è che 60 dei suoi 62 abitanti, discendono tutti da William Masters, un falegname inglese che si stabilì sull’isola nel 1863 per coltivare cocco e produrre olio. Ogni tre mesi una nave inglese passava a raccogliere la produzione. Masters si tarsferì a vivere sull’isola con tre donne polinesiane dalle quali ebbe 23 figli.

10. Hopen Island (Norvegia)

Le isole Svalbard sono il territorio abitato più vicino al Polo Nord. E Hopen è un’isola minuscola sulla quale vivono perennemente solo 4 scenziati che lavorano nella stazione meteorologica locale.

Fonte: El País

8 settembre 2016

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Oleh

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