mercoledì 6 luglio 2016

Inquinamento dei mari: Un problema generalizzato

fondo marino

In queste settimane l’organizzazione internazionale Oceana, che si occupa della difesa degli oceani, ha lanciato l’allarme per l’alto livello di contaminazione dei mari. Il direttore dell’organizzazione in Europa afferma che monitorando il fondo degli oceani con dei robot specifici, si è potuto constatare che la situazione è molto grave.

Ovunque, sul fondo del mare, anche a grande profondità, si possono trovare residui di ogni genere, lattine, computer, biciclette, bottiglie ed enormi quantità di plastica. Questa spazzatura oceanica si trova anche nelle aree marine protette, e in pieno oceano, come è il caso delle acque limitrofe all’isola di El Hierro, nelle Canarie.

Il problema dei residui in profondità è che data l’assenza di luce solare e le temperature estremamente basse dell’acqua, gli oggetti di plastica non si decompongono alla stessa velocità di quelli in superficie impedendo così alla flora e alla fauna marina di rigenerarsi naturalmente.

Si è calcolato che entro il 2050 negli oceani si troverà una quantità di residui di molto superiore a quella del pesce, e questo è decisamente preoccupante. Inoltre, gli studiosi che analizzano il fondo del mare con il robot sottomariono ROV, affermano che si tratta di una situazione generalizzata, tutti i mari del mondo sono interessati in egual misura.

E se a questo aggiungiamo, dico io, l’inquinamento radioattivo causato dalle esplosioni nucleari realizzate da francesi e americani nell’Oceano Pacifico (atolli di Bikini, nelle Marshall e Mururoa, Polinesia Francese) insieme alla radioattività fuoriuscita da Fukushima dopo lo tsunami che ha distrutto la centrale nucleare sul mare, allora possiamo dire che parlare di mare incontaminato è puro eufemismo.

Ma sappiamo bene che l’impatto a livello psicologico è dato soprattutto da quanto percepiamo con i nostri sensi. Infatti, secondo il vecchio detto “occhio che non vede cuore che non duole”, il prototipo medio di individuo rincitrullito dalla propaganda che va in vacanza alle Maldive o nei mari del sud, quando vede le acque cristalline di queste località è convinto di trovarsi in un paradiso tropicale dove il mare è incontaminato e pensa “mica siamo a Ostia qui...eh?”.

Forse sarebbe meglio portare sempre con noi uno strumento per rilevare i livelli di cesio 137 nelle acque dei mari, magari avremmo una sgradita sorpresa.

Fonte: La Provincia

Fonte: Oceana.org


6 luglio 2016

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Oleh

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