giovedì 30 giugno 2016

Quando uno stato può considerarsi fallito?

stati falliti

Chi ha studiato diritto internazionale si è trovato sicuramente ad affrontare il tema: quando uno stato può essere definito fallito? Nel “burocratese” però, tutto quanto viene sancito è espresso in termini complicati al solo scopo di non rendere chiaro alle masse cosa si intende dire.

La lobby degli avvocati lo sa bene, e proprio per questo paga profumatamente i parlamentari dei cosiddetti governi democratici perchè producano sempre nuove leggi, inutili e incomprensibili, così che aziende e liberi professionisti non possano fare a meno di avvalersi dei servizi di avvocati e commercialisti.

In questi giorni ho incontrato in rete una lista di caratteristiche che secondo me definiscono perfettamente uno “stato fallito”, o prossimo al fallimento. E siccome questa lista è fatta di termini semplici e comprensibili alla massa, ho deciso di condividerla con voi perchè può essere utile sul cammino dell’autodeterminazione personale.

Secondo questa lista uno stato si può considerare fallito quando:

1. Il Governo non controlla effettivamente il territorio sotto la sua giurisdizione

2. Le istutuzioni pubbliche non svolgono il loro compito

3. I servizi pubblici sono scarsi, ad accesso ritardato e intermittente

4. Le leggi dello stato sono costantemente violate e i trasgressori non sono puniti

5. I cittadini devono negoziare con diversi gruppi di potere l’accesso e l’acquisto di servizi pubblici e da questi subiscono estorsioni sistematiche, cioè sono derubati da coloro che agiscono da intermediari tra i cittadini e i servizi pubblici


Questi punti risultano piuttosto chiari, di facile comprensione per chiunque. Ma tendenzialmente quando pensiamo ad uno stato fallito ci vengono alle mente i nomi di paesi come Siria, Haiti, Iraq, Venezuela e molti paesi del continente africano.

Tuttavia, provate a leggere attentamente i cinque punti sopra menzionati e al termine di ciascuno fermatevi un attimo a riflettere. Ora chiedetevi, “lo stato in cui vivo attualmente o quello in cui desidero trasferirmi a vivere, è così?” Se la risposta è che lo stato in cui vivete rispecchia esattamente quanto descritto al punto appena letto e si riflette almeno in tre dei punti della lista, è giunto forse il momento di fare le valige.

Questa lista può essere considerata, secondo me, una sorta di “sistema d’allarme” in difesa della nostra felicità personale, presente e futura. Infatti, molti di voi riconosceranno l’Italia, ma anche la Spagna e diversi paesi europeri come Grecia e Portogallo nei punti della lista.

Il messaggio è chiaro. Vivete in Italia e constatate che almeno 3 dei punti della lista descrivono perfettamente lo stato italiano? Bene, non pensiate che le cose possano cambiare rapidamente con un semplice cambio di governo. Con tutta la buona volontà non si cambiano in pochi anni le condizioni prodotte da generazioni e generazioni di illegalità istituzionalizzata.

State meditando di trasferirvi a vivere all’estero e lo stato che avete scelto rispecchia almeno tre delle caratteristiche della lista? Lasciate stare, continuate a cercare, non vi fate convincere da chi è già sul posto e vi dice che il paese è molto meglio dell’Italia. Non vi fate neppure convincere dal basso costo della vita e dalla presunta facilità con cui potreste avviare una nuova attività.

Se vi siete accorti che state vivendo in uno stato fallito o prossimo al fallimento, non ha alcun senso pensare di risolvere il problema trasferendovi a vivere in uno stato che è anch’esso vicino al fallimento. E per i più schizzinosi, quelli che si rifanno al diritto internazionale e a ciò che dice degli stati falliti, ricordate che uno stato è fallito quando si riconosce nelle cinque caratteristiche sopra riportate, tutto il resto è fuffa.

Il mio consiglio è quello di rileggersi di tanto in tanto i cinque punti che definiscono chiaramente uno stato fallito e, quando si riscontrano questi sintomi nello stato in cui si vive, iniziare a progettare il trasferimento altrove. Senza troppre preoccupazioni, dopotutto la vita è movimento continuo la sedentarietà è morte sicura.

30 giugno 2016

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Oleh

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