giovedì 2 giugno 2016

Panama Papers e le isole Canarie

paradisi fiscali

No so perchè ma me lo aspettavo, una nuova punata della telenovela Panama Papers. Prima o poi doveva uscire una notizia di questo genere: le isole Canarie hanno beneficiato di un flusso di denaro importante proveniente da società offshore nei paradisi fiscali.

Anzi, sempre in questi giorni, i quotidiani locali hanno pubblicato che nelle isole Canarie si troverebbero centinaia di società offshore intestate a prestanome e utilizzate prevalentemente per fare transitare flussi di denaro. Denaro sporco? Capitali sottratti al fisco? Mah.. certo è che sarebbe interessante sapere quale sia il vero obiettivo di questi signori che tirano i fili del cosiddetto consorzio internazionale di giornalisti che avrebbe (solo ora?) scoperto ciò che era sotto gli occhi di tutti da sempre.

Infatti, nelle passate settimane il quotidiano locale di Las Palmas, La Provincia, titolava che diverse società offshore hanno fatto arrivare oltre 85 milioni di euro nelle isole Canarie durante gli anni della crisi. Senza ovviamente specificare altro, se cioè si sia trattato di operazioni illegali, opache o semplicemente regolari, dato che le isole Canarie sono una regione a fiscalità agevolata all’interno della Comunità Europea con beneplacido di tutti.

E dove sarebbero andati a parare questi soldi? Ma nel turismo, ovviamente, la prima fonte di reddito delle isole. E cosa c’è di strano in tutto ciò? Ma nulla, è così da sempre e sempre così sarà. O almeno, fino a quando non decidiamo di cambiare le regole del gioco. Tutti insieme. Ma cambiare le regole ha un costo per tutti, perchè come ho sempre detto, le regole così come sono ora può essere che privilegino i soliti pochi noti, ma cambiarle è certo che causerebbe problemi a tutti quanti noi.

Quando io lavoravo ancora in Italia negli anni 90 e la mia azienda venne acquistata da una mulinazionale molto potente di cui non faccio il nome, l’acquisto venne effettutato a partire da una società offshore, perchè tutti i branch di questa multinazionale (come accade con la maggior parte delle multinazionali) erano di proprietà di una holding parcheggiata in un paradiso fiscale. Sapete dove la FIAT a trasferito la sua proprietà? In Olanda, cioè in una giurisdizione offshore...

Quando vi trovate a percorrere con la vostra auto una strada affollata e vi si affianca un tir che trasporta un container con su scritto MSC o MAERSK, dovete sapere che si tratta di un contenitore di una delle due multinazionali che gestiscono praticamente il 99% del traffico merci a livello globale. Le due società hanno in pugno il commercio di tutto il mondo, ma ovviamente, le società a cui fanno capo sono offshore, in uno dei tanti paradisi fiscali.

Pensate che basti ordinare a questi signori di chiudere le società nei paradisi fiscali e venire a pagare le tasse qui da noi? E quando questi signori vi rispondessero che in questo caso, da domani mattina, tutto ciò che spedirete (leggi esportazioni commerciali) o ricevete (leggi importazioni) vi costerà il doppio, voi cosa gli direste? Soprattutto in questo periodo di vacche magre quando l’economia e le esportazioni occidentali sono appese al sottile filo della mera sopravvivenza?

Vedete quindi che il problema è ben più complicato e se deve essere affrontato va fatto a livello mondiale con la precisa volontà di cambiare in modo drastico le regole del gioco per tutti. Ma siccome questa volontà non c’è, ma c’è semplicemente l’ennesima strumentalizzazione di un fenomeno arcinoto per fini politici e mediatici e non certo per il bene delle persone comuni, si evince che tutta la fuffa mediatica dei Panama Papers che includono tanti personaggi di basso livello e toccano diversi territori tra i quali le isole Canarie, finirà presto nell’oblio senza sortire nessun effetto.

Fonte: La Provincia

2 giugno 2016

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