mercoledì 24 febbraio 2016

Stati Uniti d’America: Il paradiso fiscale più grande e impenetrabile al mondo

dollari

Non ci credete? Non è idea mia, o di qualche complottista di bassa lega. Infatti, lo pubblicava lo stesso sito Bloomberg, un canale statunitense ed esperto di alta finanza, citando le parole del manager di una delle banche più importanti, influenti e controverse: la Rotschild & Co.

Ebbene sì, secondo il funzionario della simpatica banca tanto odiata dai poveracci di tutto il mondo e messa all’indice da tutti i complottisti, non sono Svizzera, Bahamas e Caymans & Co. che alimenterebbero l’evasione fiscale, ma proprio gli USA stessi. Dice infatti Andrew Penney della Rotschild & Co, che gli Stati Uniti d’America sono attualmente il più grande e impenetrabile paradiso fiscale al mondo.

Infatti, egli fa notare una cosa che sapevo molto bene anche io a partire dai primi anni novanta del secolo scorso, quando mi trovavo a vivere in California. E cioè che, se un soggetto straniero apre un conto bancario negli USA senza essere residente in uno degli stati a fiscalità ridotta come: Nevada, Delaware etc., non solo non paga tasse al governo USA sul deposito e sui trasferimenti ma addirittura i governi dei rispettivi paesi di provenienza del denaro non possono avere accesso a nessun genere d’informazione relativa al conto in oggetto; segreto bancario insomma, come nei paradisi fiscali.

Proprio quel segreto bancario che l’ipocrita sistema statunitense non perdona alle banche del resto del mondo. Infatti, l’accordo FATCA promulgato dallo stesso Obama, prevede che se una banca straniera apre un conto ad un cittadino statunitense deve comunicare obbligatoriamente alla Agenzia delle Entrate USA tutti i dati relativi al soggetto e alle transazioni, oltre a trattenere il 30% di tasse a livello forfait da inviare annualmente a suddetta agenzia. Due pesi e due misure insomma, come sempre...

Negli anni novanta appresi di come molti liberi professionisti sudamericani, dentisti, avvocati, etc., aprivano conti correnti nelle banche USA perchè sapevano che in questo modo i loro governi non arebbero mai avuto accesso agli stessi. E da quanto pubblica Bloomberg le cose non sembrano essere cambiate. Ed ecco che il grande paese che si erge a paladino della lotta contro l’evasione fiscale a casa sua, dimostra in realtà di favorire l’evasione degli “altri” impoverendo così le varie economie nazionali. E questo è tanto più triste quando si tratta di economie povere come quelle sudamericane.

A questo punto mi tornano in mente le parole di Obama poco dopo la sua prima elezione: “Gli Stati Uniti non devono chiedere scusa a nessuno per il tenore di vita che conducono...” È vero non devono scusarsi. Non servono le scuse, mai. Dovrebbero piuttosto ridurre il tenore di vita che mantengono, e iniziare a relazionarsi con il resto dei paesi considerandoli uguali e non guardando tutti dall’alto al basso e continuando ad agire ancora da leader indiscussi. Ma purtroppo, pero ora, questo rimane solo semplice utopia.

Fonte: Bloomberg

24 febbraio 2016

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Oleh

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