mercoledì 20 gennaio 2016

Uruguay: Il 94% del fabbisogno energetico da energie rinnovabili

Uruguay

Negli ultimi dieci anni, l'Uruguay ha ridotto l’emissione di Co2, ha abbassato i costi energetici e ha diversificato la sua matrice energetica. E tutto questo senza aiuti di Stato. Oggi le fonti rinnovabili o verdi soddisfano il 94% del fabbisogno energetico del Paese.

La transizione energetica dell’Uruguay è riuscita a trasformare un paese dipendente dal petrolio in un paese leader delle energie rinnovabili. Se 15 anni fa il petrolio rappresentava il 27% di tutte le importazioni dall’oriente, oggi si importano esclusivamente turbine eoliche.

“Negli ultimi tre anni non abbiamo importato un solo kilowatt. Eravamo abituati a dipendere dall’importazione di energia dall’Argentina, ma ora siamo noi che esportiamo a loro”, dice il direttore nazionale dell’energia, Ramon Méndez. E infatti, nel 2014, un terzo della produzione è stata venduta all’Argentina.

Accanto all'energia eolica, l’aumento del consumo di biomassa, l'energia solare e l’idroelettrica hanno ottenuto che le energie rinnovabili rappresentino attualmente il 55% del mix energetico del paese (94% se si esclude il combustibile utilizzato per il trasporto). Per avere un'idea della dimensione del cambiamento, basti ricordare che la media a livello globale è del 12%.

Inoltre, l’impegno per la ‘decarbonizzazione’ dell'economia ha avuto almeno due ‘effetti collaterali’ molto interessanti: in primo luogo, la diversificazione energetica che permette di non contare su un’unica fonte e riducendo in questo modo notevolmente anche le interruzioni di corrente (oltre il 30% negli ultimi tre anni). E in secondo luogo, riducendo la dipendenza dall’energia idroelettrica, il paese ha ridotto del 70% anche la sua vulnerabilità alla siccità.

Il club dei paesi verdi


Uruguay entra così nel gruppo dei paesi che basano i loro modelli energetici sull’energia pulita e rinnovabile. E altri paesi, come il Nicaragua, stanno compiendo sforzi significativi per entrare a farne parte.

Non è facile. Paesi come il Paraguay (escludendo al 100% il trasporto), il Bhutan (99,86%) o il Lesotho (100%), soddisfano quasi totalmente il loro fabbisogno con l’idroelettrico. In Paraguay, la diga idroelettrica di Itaipú, fornisce non solo il 90% dell'energia elettrica del paese, ma esporta anche gran parte dell’energia in eccesso. In Bhutan, la vendita di energia all’estero rappresenta il 40% di tutte le esportazioni.

L’Islanda, nel frattempo, ottiene l’85% della sua energia da fonti geotermiche così come l’85% del suo riscaldamento. Come si può vedere con questi esempi, finora il ‘club dei paesi verdi’ consisteva di piccoli paesi con condizioni geografiche e ambientali eccezionali.

A questo proposito l'esempio dell’Uruguay è stimolante. Si tratta comunque di un paese piccolo (3.200.000 abitanti), ma è riuscito ad attuare un modello ampiamente diversificato che, in generale, è replicabile quasi ovunque.

Lezioni da imparare


Riconosciuto dalla Banca Mondiale, da CEPAL e WWF come “il paese che sta definendo le tendenze globali negli investimenti in energie rinnovabili”, in Uruguay gli investimenti nella produzione di energia ammontano a 7 miliardi di dollari. Il 15% del PIL dell’Uruguay e circa cinque volte la media latinoamericana.

La sorpresa più grande è stata constatare che “le energie rinnovabili sono un ottimo investimento a livello finanziario”. Infatti, sono un prodotto così conveniente che, date le condizioni regolamentarie adeguate e stabili, non è stato necessario utilizzare denaro pubblico per effettuare la conversione.

Tuttavia, in Uruguay resta ancora molto da fare, il settore dei trasporti (che rappresenta il 45% del totale dell’energia consumata) continua a dipendere dal petrolio, e rappresenta la prossima sfida della transizione verso un modello sempre più verde.

L’esempio dell’Uruguay dimostra che troppo spesso consideriamo che l’innovazione tecnologica sia l’unica chiave per cambiare. Ma in realtà, sembra che il fattore chiave sia piuttosto la volontà politica, un contesto normativo favorevole e un’intensa collaborazione tra il settore pubblico e quello privato. Tutte condizioni che sono alla portata di qualsiasi paese del mondo.

Fonte: Xataca

20 gennaio 2016

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Oleh

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