venerdì 31 luglio 2015

Viaggiare lavorando online, da nomade digitale


Mi sono imbattuto in questi giorni in una di quelle storie come se ne leggono ormai a bizzeffe sui vari giornali online e non. Sembra proprio che tutti gli addetti alla comunicazione abbiano deciso di sfruttare il filone: quello di chi decide di trasferirsi a vivere all'estero, cambiare vite e magari perché no, lavorare online.

Così che anche sui giornali che solitamente tendevano a vivere di politica e sport, adesso appaiono sempre più spesso storie di italiani che hanno cambiato vita e raccontando la loro storia dispensano consigli a chi non ha ancora preso la decisione definitiva. Come faccio anche io in questo sito, tra l’altro, direte voi! 
Proprio così, ognuno offre i suoi consigli e le sue riflessioni e condivide la sua esperienza.

Infatti, la storia della persona di cui parlavo sopra, incontrata su di un famoso quotidiano italiano online, è tutto sommato interessante e utile. Non mi riferisco quindi alla stessa con spirito critico, proprio perché mi sembra che il modo in sui è esposta possa insegnare qualcosa a molti di quelli che desiderano il cambiamento.

Il ragazzo in causa è un giovane sotto i trent'anni che dopo avere studiato inglese a Londra ha deciso di mettersi lo zaino sulle spalle e viaggiare perennemente. Il lavoro per mantenersi lo svolge online, si occupa cioè come noi, di web marketing e gestione siti.

Un altro collega che viaggia lavorando online e che si definisce un nomade digitale.

Una frase però mi ha colpito nel racconto di questo ragazzo, ed è quella che chiude l’articolo. Dopo avere raccontato le sue esperienze di vita degli ultimi due anni dice infatti quanto segue in riferimento all'Italia:

“Girando per il mondo ho imparato che nel nostro Paese ci sono tante complicazioni, ma per me rimane il luogo più bello che abbia mai visto, e quando sono fuori tutti mi dicono non ‘vedo l’ora di visitarlo’”.

Certo, dici così perché ci sei nato, questa affermazione la può fare chiunque rispetto al suo paese di nascita dato che il luogo in cui si cresce ti lascia un’impronta speciale, indelebile ed ogni paese ha i suoi problemi, le sue complicazioni. Tuttavia, il fatto che tu dica che per te rimane il luogo più bello che tu abbia mai visto dice di te che non hai imparato nulla dai tuoi viaggi, che non hai imparato a conoscere bene le realtà che hai incontrato, ma soprattutto che i tuoi viaggi non ti hanno cambiato, non sei cresciuto.

Questo significa che non hai mai viaggiato veramente, che ti sei spostato attraverso 45 paesi come stando comodamente seduto davanti alla TV a vedere un documentario interminabile. Per questa ragione hai il cuore pieno di nostalgia che offusca ogni cosa nuova che incontri e condiziona il tuo giudizio. Davvero un peccato, perché mi sembra che tu stia buttando via il tuo tempo...

Infine, che “tutti gli stranieri che incontri ti dicano che non vedono l’ora di visitare l’Italia” è anche questo infinitamente scontato, banale. Te lo dicono perché sei italiano, e loro lo sanno, in questo modo vogliono farti una cortesia. Direbbero la stessa cosa ad uno spagnolo, francese o americano. Te lo posso assicurare visto che vivo all'estero da oltre dieci anni e parlo diverse lingue. Se vogliamo, è un gesto di gentilezza nei confronti dello straniero, anche noi incontrando un australiano in Italia gli diremmo che non vediamo l’ora di visitare il suo paese, o no.

Purtroppo però, riallacciandomi al discorso precedente, questa tua annotazione fa capire di te che hai un ego molto grande e senti una forte nostalgia di casa (caffè, mamma e spaghetti forse?), e proprio per questa ragione, quando chi incontri all'estero ti dice che non vede l’ora di visitare il tuo paese, inconsciamente ti senti improvvisamente importante e finisci per credere che l’Italia sia un poco l’ombelico del mondo.

Perché ho deciso di commentare queste parole del giovane “nomade digitale”? Ma perché vivendo all’estero da molti anni, sposato con una ragazza cubana da quasi dieci e scrivendo, traducendo da/verso lingue straniere tutti i giorni, mi sono reso conto che questo problema che ha il ragazzo viaggiatore è comune a tanti che si trasferiscono a vivere all'estero e poi si scoprono infelici della scelta fatta.

Spesso è tutta colpa del fatto che anche costoro lasciano l’Italia per necessità più che per amore della scoperta, voglia di conoscere, imparare e crescere. Quindi, terminano per ritrovarsi a vivere in un paese del quale non parlano la lingua e non riescono ad impararla (non vogliono), non conoscono e non apprezzano usi e costumi e quando parli con loro ti senti dire continuamente:

“la cucina qui non è come quella italiana...vero?”, “come il nostro caffè non ce né in giro..”, “ma guarda come fanno questi...o quelli”, “ma qui non parlano inglese, o spagnolo, o quel che sia... perché io l’ho studiato e l’accento è diverso qui, incomprensibile”, “qui parlano così veloce che non si capisce nulla..”

Ebbene, se vi riconoscete in una delle frasi menzionate sopra, o nello spirito del ragazzo viaggiatore con il portatile sulle gambe, anche se vi siete trasferiti a vivere all'estero da anni, è perché voi NON AMATE il posto in cui vi trovate. Quindi, non sarete mai motivati dalla voglia di aprirvi e imparare a conoscere il nuovo perché non lo apprezzate, non vi attira, non vi interessa.

Forse vi siete trasferiti all'estero solo per pagare meno tasse, perché il costo della vita è più basso o perché c’è un clima stupendo.. o solo perché tutti vanno là, su quell'ultima spiaggia.

Avete sbagliato allora, non sarete mai felici dove vi trovate e neppure altrove, meglio che rientriate a casa, tra le braccia di mamma Italia.


31 luglio 2015

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