mercoledì 8 luglio 2015

Lista nera dei paradisi fiscali secondo la UE



Di tanto in tanto fa bene farsi due risate leggendo la nuova dichiarazione della Commissione Europea denominata Corporate Taxation Action Plan pubblicata il 17 giugno 2015. Si tratterebbe, di una sorta di “carta magna” alla quale dovrebbero ispirarsi tutti i paesi del mondo per essere innanzitutto esclusi dalla lista nera dei paradisi fiscali e, in seguito, trasformarsi in giurisdizioni nelle quali si applica un regime di tassazione equo.

Inutile dire che, per chi legge anche un poco di francese oltre all’inglese (vedi link diretto alla dichiarazione della Commissione UE qui sotto), sarà facile capire che questa dichiarazione in extremis è stata arrangiata ad hoc per contrastare i giganti Google, Facebook e Amazon. Infatti, anche se non vengono direttamente citate, si fa riferimento alle potenti multinazionali che approfittano di giurisdizioni accondiscendenti per tributare il minimo possibile nonostante vendano i loro servizi in Europa. 

Ma vediamo quali sono secondo la Commissione UE le giurisdizioni che restano tuttora incluse nella lista nera dei paradisi fiscali in quanto con collaborano con altri paesi, non sono trasparenti e ovviamente, offrono un regime fiscale molto agevolato:

Europa:

Liechtenstein, Andorra, Guernsey e Monaco

Africa:

Liberia, Mauritius e Seychelles

Asia:

Brunei, Hong Kong e Maldive

Oceania:

Isole Cook, Nauru, Niue, Isole Marshall e Vanuatu

America:

Anguilla, Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Bermuda, Isole Vergini Britanniche, Isole Cayman, Grenada, Montserrat, Panama, Saint Vincent e Grenadine, Saint Christopher e Nevis, Turks e Caicos e Isole Vergini Statunitensi.

Questa è la lista nera dei paradisi fiscali secondo la dichiarazione della Commissione UE, nella qual dichiarazione tuttavia si evidenzia anche il fatto che non tutti i singoli paesi della UE sono d’accordo nel considerare questi paesi come paradisi fiscali da black list (ci fosse mai un tema sul quale i paesi europei sono d’accordo tutti insieme), questa dichiarazione ripetiamo, omette alcuni paesi che, guarda caso, sono proprio quelli in cui le cosiddette multinazionali “furbette” hanno stabilito la loro sede europea, e cioè: Lussemburgo e Irlanda. (già ma, l’ex Primo Ministro del Lussemburgo è ora ai vertici della UE...)

Non parliamo poi della Svizzera, che dopo l’ormai inflazionato scandalo della lista Falciani che coinvolge il colosso HSBC, si è rivelata essere un vero e proprio pozzo nero di evasione, elusione, tergiversazione oltre che salvadanaio delle varie mafie di tutto il mondo. Ma forse, la Svizzera non si tocca semplicemente perché è il “paradiso fiscale” dove portano i loro soldi anche i politici dell’Unione Europea tutta insieme a potenti e più o meno ricchi vari, e amici loro, di ogni colore e/religione...

A pensare male si fa sempre male ma ci si azzecca quasi sempre...

Fonte: Europa.eu

8 luglio 2015

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Oleh

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