venerdì 3 luglio 2015

La nuova Cuba, nel centro storico dell’Avana



Chissà perché, ma da quando la propaganda a stelle e strisce ha attirato l’attenzione su Cuba, negli ultimi tempi tutti i giornali di sistema sembrano fare a gara per mostrare tutti i miglioramenti (pochi) che l’economia cubana ha sperimentato negli ultimi tempi.

Ultimo arrivato in ordine di tempo è un discreto articolo pubblicato dal quotidiano spagnolo El País, nel quale si sprecano gli elogi per le riforme strutturali fatte dal Governo di Raúl Castro e si intervistano alcuni dei nuovi lavoratori autonomi che si esprimono positivamente in merito alle nuove opportunità che offre la maggiore delle Antille.

Il titolo dell’articolo uguale a quello del post, descrive la nuova realtà cubana a partire dal centro storico della capitale, l’Avana Vecchia. Sottolinea che proprio nelle vie e tra i palazzi ristrutturati del centro storico è dove si percepisce maggiormente l’effetto delle riforme che hanno introdotto il lavoro autonomo e la proprietà privata.

Peccato che si omette di evidenziare che queste riforme esistono dalla fine del 2009 e sono state volute dallo stesso Governo cubano e non sono, come la maggioranza dei beoti che credono alle favole dei media potrebbero pensare, derivate dalla falsa e ipocrita apertura annunciata negli ultimi mesi da parte della Casa Bianca.

Ma veniamo al dunque. L’articolo inizia paragonando le strade del centro storico dell’Avana di oggi con le stesse di sei mesi prima e, naturalmente, afferma che si percepisce una netta differenza con decine di nuove attività commerciali private che hanno aperto i battenti. Fa notare inoltre, che sarebbero più di duecento anche i palazzi storici che sono stati ristrutturati nel frattempo.

Io ho visto per la prima volta l’Avana Vecchia, il centro storico, nel lontano 2008. E vi posso assicurare che i palazzi ristrutturati c’erano già allora, forse non proprio duecento, ma erano comunque tanti. Le attività commerciali erano parecchie, anche se ancora statali, e tornato di nuovo da quelle parti nel 2010 dopo che le riforme erano state applicate, ho visto che erano già apparse una enorme quantità di nuove attività commerciali autonome. Questo nel 2010, ben cinque anni fa, molto prima quindi del famoso annuncio propagandistico di fine anno. 

Come si fa allora a parlare di cambiamenti visibili negli ultimi sei mesi? Ah... certo, ma così dicendo, chi non è mai stato a Cuba ricava l’idea che grazie all’enorme sforzo messo in atto dall’amministrazione Obama adesso qualcosa si muove sull’isola. Eh già, e meno male che ci sono sempre gli americani...

Ma vediamo cosa dicono i lavoratori autonomi intervistati. Una ragazza che gestisce un negozio di magliette di una nuova griffe locale, un ragazzo che fa tatuaggi e un altro che gestisce un caffè. Tutti concordano nel dire che in questo momento l’economia cubana offre delle opportunità a chi ha voglia di fare, e dichiarano che fino a poco tempo fa pensavano, come la maggioranza dei coetanei, di emigrare all’estero, ma che ora sono convinti di potercela fare anche sull’isola.

Sicuramente, tutti questi giovani sono un bell’esempio di persone capaci e con spirito d’iniziativa, e sono tanti i cubani come loro, e io gli auguro tutto il meglio, ma devo però ricordare che non bastano questi esempi limitati per affermare che Cuba sia cambiata. Fare delle magliette simpatiche, fare tatuaggi o gestire un caffè, sono attività che dipendono dalle capacità della persona e quindi il ricavato dell’attività dipende dal loro impegno. Inoltre, avere la vetrina su una delle vie pedonali dell’Avana Vecchia, dove passa il 90% del turismo che visita la città, è garanzia di incassi sicuri.
Diverso è il discorso per chi deve lanciarsi come autonomo nell’economia reale dei beni, servizi e attività quotidiani diretti ai locali, e soprattutto negli sperduti paesi dell’entroterra. Cioè, commercio alimentari, produzione del pane, vendita di abbigliamento per i cubani, accessori e ricambi etc. Fino a quando l’importazione delle materie prime e dei prodotti di largo consumo sarà appannaggio esclusivamente delle solite imprese statali, i cubani che vorranno dedicarsi alla vendita al dettaglio dovranno acquistare necessariamente da queste imprese. Va da se che in questo modo non potranno essere concorrenziali, e naturalmente avranno vita breve.

Insomma, Cuba offrirà certamente delle ottime opportunità a tutti in futuro, ma in futuro, ripeto. Quando finalmente, tutta la filiera di produzione, importazione e commercio saranno nelle mani dei privati. 

Con questo non voglio dire che credo nella assoluta positività delle privatizzazioni in tutti i settori, anzi. Sono convinto che anche dalle nostre parti alcuni settori dovrebbero “assolutamente” essere e/o restare pubblici: acqua, sanità, farmaci e magari, perché no, anche le banche. Nell’ultimo caso, le banche, dovrebbero essere nazionalizzate almeno quando sono state salvate con i soldi dei cittadini, come è successo nel 2009, o no?

Ma per quanto riguarda il resto delle attività, solo la totale liberalizzazione può creare la concorrenza necessaria a innescare quel processo che porta al miglioramento della qualità, l’abbassamento dei prezzi e una maggiore disponibilità. Ma per quanto riguarda Cuba siamo ancora molto lontani da tutto ciò. 

Pensateci bene quindi, se siete tra quelli che stanno pensando di trasferirsi a vivere a Cuba o se vi interessa la possibilità di investire a Cuba, per ora è ancora troppo presto. Tutta la propaganda messa in atto dai media in questi mesi serve solo ai soliti noti e a fini politici, ci vorranno ancora anni prima che noi comuni mortali possiamo anche solo pensare di investire a Cuba liberamente e senza troppi rischi.

3 luglio 2015

CONDIVIDI

E se vuoi continuare a leggere...

La nuova Cuba, nel centro storico dell’Avana
4/ 5
Oleh

RICEVI LE NOVITÀ

Un punto di vista differente...