giovedì 23 luglio 2015

Il computer cognitivo: La nuova era della computazione



Certo, detto così può sembrare incomprensibile, dato che poche persone conoscono il significato della parola “cognitivo”. Ma, nel frattempo, c’è chi si è dato da fare per realizzare il primo computer cognitivo apparentemente funzionante.

E questo qualcuno non è un qualcuno qualsiasi, ma bensì la stessa IBM, niente meno che l’inventore ufficiale del computer così come lo conosciamo oggi.

Questo “parto” del tutto originale, è avvenuto in una zona al nord di Manhattan, dove si trova il Centro di Ricerca T.J.Watson della stessa IBM. E il nuova nato si chiama proprio “Watson”, dal nome del primo presidente e fondatore della stessa IBM.

Ma cos’ha di particolare questo nuovo computer da destare tanto interesse? Proprio che è un “computer cognitivo”, che detto in soldoni, significa che è in grado di apprendere da solo interagendo con le persone e l’ambiente.

Watson, secondo quanto afferma uno dei ricercatori coinvolti nel progetto, rappresenta per il cervello umano ciò che le macchine hanno rappresentato per l’apparato muscolare: cioè, un’estensione che gli permetterà di raggiungere vette inimmaginabili solo fino a poco tempo fa.

Naturalmente, qui no si parla di Intelligenza Artificiale, cioè, Watson non è cosciente di esistere, e tantomeno autosufficiente, tanto per intenderci. Si tratta invece, come lo spiega bene uno dei ricercatori, di un computer con il quale l’uomo può stabilire un rapporto simbiotico. E come in tutti i rapporti simbiotici, entrambi apportano qualcosa: l’uomo, la sua creatività, l’intuito, la conoscenza e il senso comune e la macchina, la sua capacità di calcolo, la velocità e la capacità di interconnettere tutta l’informazione digitale disponibile.

Alcuni degli esperimenti a cui è stato sottoposto Watson sono i seguenti: si è chiesto che analizzasse tutta l’informazione medica disponibile negli USA per stabilire qual è la terza causa principale di morte, e dopo avere letto oltre 23 milioni di articoli di medicina ha riposto in pochi secondi che si tratta degli “errori medici”.
In un'altra occasione gli fu chiesto di aiutare i ricercatori nell’individuare un’azienda da acquistare. L’azienda doveva avere come caratteristiche fondamentali un fatturato tra i 25 ed i 60 milioni di dollari e svolgere un attività nel campo dell’analitica dati. In un paio di secondi ha offerto la sua riposta con una lista di 87 aziende.

Ma perché Watson viene definito un computer cognitivo? Perché tutto ciò che fa o che gli viene chiesto di fare, viene immagazzinato nella sua memoria, e va a formare una nuova base dati alla quale attingerà in futuro e sulla base della quale riuscirà addirittura a fare delle ipotesi e avanzare delle teorie, dei suggerimenti.
Questo significa che è in grado di apprendere da ciò che fa e gli viene chiesto di fare, divenendo sempre più capace e completo in futuro. 

La migliore definizione di Watson la da Stephen Baker, uno dei suoi creatori: “La cosa rivoluzionaria di Watson è che non sa nulla. Non ha una riposta pronta per ogni nostra domanda. Lui fa una ricerca infinita per ogni nostra richiesta e, dal momento che non è mai sicuro di avere compreso bene la domanda, fa uno studio delle probabilità. In seguito offre delle risposte e una percentuale di affidabilità per ognuna di esse. Watson direbbe che Obama è il presidente degli USA con il 98 % di probabilità”.

Che dire, certo è che se tutta la saga dell’Intelligenza Artificiale ha deragliato, come ammettono alla stessa IBM, questa storia dei computer cognitivi potrebbe avere invece un discreto futuro. Anche perché, come affermano gli esperti, in questo caso si tratta solo di creare delle macchine che possano aiutare il cervello umano e non sostituirlo come era nel caso della IA.

Fonte: El País 

23 luglio 2015

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