mercoledì 10 giugno 2015

Il web 3.0: Il futuro di Internet secondo Michael Jones



Per chi non lo conosce, il Sig. Michael Jones è stato il CEO del primo “social network” che si possa veramente definire autonomo nato molto prima del più famoso Facebook. Quindi una persona che in qualche modo ha partecipato sin dagli inizi alla storia di Internet.

Proprio in questi giorni su Business Insider appariva un articolo nel quale Jones, ora alla guida di una nuova startup che si occupa di fare da incubatrice ad altre imprese sempre del settore, veniva intervistato in merito alla sua visione del futuro della rete. E devo dire che il quadro che ne deriva è abbastanza interessante.

Innanzitutto egli inizia con fare una analisi breve e chiara delle prime tappe che ha vissuto Internet, che lui definisce in questo modo: Web 1.0, la prima fase in cui Internet offriva solo un’esperienza statica e individualizzata, Web 2.0 in cui si passa alla fase sociale, con l’affermazione dei social network come Facebook, Twitter etc. e il Web 3.0, quello del futuro, che secondo Jones consisterà nell’applicare una estensione software a qualsiasi cosa e/o attività del mondo reale. E ovviamente, tutte queste cose dotate di software saranno infine collegate in rete.

Un esempio di questa tendenza è rappresentato da Uber e Airbnb, due piattaforme che si occupano di facilitare il trasporto delle persone e gli affitti di case per vacanze. 

Naturalmente, la nuova startup di cui è CEO ora Jones si occupa esattamente di offrire alle imprese che operano oggi nell’economia tradizionale di espandersi al mercato digitale. Science, questo è il nome della startup, ha curato la nascita e lo sviluppo di piattaforme come HomeHero, che in California si occupa di trovare un assistente domiciliare per malati e persone anziane che sia disponibile in tempo reale, più o meno come gli autisti di Uber, oppure DogVacay, un’altra piattaforma che si occupa di trovare sempre in tempo reale degli accompagnatori per il vostro cane (dog sitters).

Che dire, le idee di Jones in merito al Web 3.0 sono interessanti, anche se già dette e ripetute da altri, e le imprese di cui si occupa la sua startup svolgono attività abbastanza banali che fare rientrare nel cosiddetto Web 3.0 mi sembra un po’ una forzatura. Staremo a vedere cosa faranno questi signori in futuro...

10 giugno 2015

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Oleh

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