venerdì 12 giugno 2015

Risultati elezioni in Spagna



Bazzicando qui e là sui siti online della stampa italica mi è capitato di notare che si sono spesi fiumi di parole (propaganda) in merito ai risultati delle elezioni in Spagna. Il 24 maggio scorso infatti, anche in Spagna si votava per le elezioni locali e regionali (qui definite autonomiche, cioè delle Comunità Autonome).

Naturalmente i toni della stampa italica, e non solo, dopo avere visto i risultati erano sfavillanti, con l’ennesima sfilza di titoli al superlativo assoluto: terremoto politico, l’Europa trema dalla fondamenta, etc.

A me viene da ridere, se non che, ci sarebbe da piangere.

Innanzitutto, non capisco dove si vede il terremoto. Il tanto temuto Podemos, unica vera novità in Europa, ha rosicchiato poco più di un misero 20% qui e là, colpevole anche la nascita e rapida affermazione del nuovo partito Ciudadanos (cittadini) capitanato da un perfetto giovinetto sconosciuto in stile Renzi, che sospetto sia stato lanciato in campo dalla lobby della finanza e dell’industria spagnola e internazionale proprio allo scopo di arrestare il fenomeno Podemos, il quale è talmente preparato e maturo che una delle sue massime degli ultimi giorni è stata: “I rappresentanti del popolo in parlamento dovrebbero essere tutti nati dopo l’avvento della democrazia” (che ricordo in Spagna è arrivata nel 1980 poco dopo la morte di Franco). Come dire, un governo di trentenni è garanzia di buon lavoro... ma per favore... (Intanto i suoi candidati hanno tutti intorno ai 50 anni)

E così, in pochi mesi il “Renzi” iberico a capo di Ciudadanos ha conquistato una media del 10% dell’elettorato, non male per essere un perfetto nessuno. E di conseguenza il panorama politico spagnolo si frammenta per la prima volta, andando ad assomigliare a quello italiano, che è così da sempre. Solo che noi ci siamo abituati da una vita, mentre loro che dal 1980 erano abituati ad un solido bipolarismo nel quale si alternavano esclusivamente due partiti, ora si trovano a navigare a vista preoccupati di cosa potrà mai accadere.

Ebbene, glielo spieghiamo noi cosa accadrà. Chi tiene le redini del mondo, che non sono quei burattini che noi chiamiamo politici e funzionari pubblici, quelli sono solo la facciata del teatrino, ma chi ha il vero potere a livello globale alzerà come sempre la cornetta del telefono (o magari userà whatsapp, che è di moda) e chiamerà gli spagnoli e inizierà le solite trattative. Così assisteremo ad un probabile ennesimo vergognoso patto politico tra Partito Popolare e Partito Socialista anche in Spagna, come in Italia, tanto sono la stessa cosa anche qui, cosa credete? 

Oppure potrebbe anche essere che Podemos accetti di governare insieme a qualcuno di quelli che in campagna elettorale chiamava “casta” intimandogli il “vade retro”, ma anche in questo caso non cambierà nulla. Infatti, il partito rivoluzionario che solo sei mesi fa era dato al 38% di gradimento e che nel suo programma di governo aveva incluso dei referendum per l’uscita dalla Nato e dall’Euro, ha già abbondantemente abbassato i toni e fatto rientrare le proposte più rivoluzionarie, tanto per essere chiari. Ma allora che cambiamento è?

Appunto: state pure tranquilli voi che leggete “terremoto politico in Spagna”, qui non accadrà nulla, “si cambia tutto per fare in modo che tutto resti uguale” come faceva dire Tommasi di Lampedusa al suo Gattopardo. Credete a chi vive in Spagna da quasi dieci anni.

Spagna come Italia, stesso copione, stessi registi e chissà, forse anche stessi attori. O almeno, le camice bianche sono le stesse, quelle di Renzi, di Sánchez e di tutti i nuovi baldi ragazzotti del putrido panorama politico mediterraneo. 

12 giugno 2015

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Oleh

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