giovedì 28 maggio 2015

Due startup che dichiarano guerra alle banche



Questo post si ispira liberamente all’originale pubblicato in questi giorni dal sito Business Insider, nel quale si annuncia che in questo periodo si è concluso un accordo commerciale tra due note sturtup inglesi e che rappresenterebbe una vera e propria minaccia per il settore bancario classico.

Ma vediamo chi sono le due startup e quel’è la natura dell’accordo.

Le due società britanniche che hanno siglato l’accordo sono la Metro Bank, una banca specializzata in servizi online e Zopa, una piattaforma digitale in Internet che permette di prestare o ricevere in prestito del denaro direttamente dagli iscritti senza rivolgersi ad un istituto bancario.

Sostanzialmente l’accordo consiste nel fatto che la Metro Bank ha deciso di offrire finanziamenti attraverso la piattaforma Zopa. Si dice che l’ammontare di tali finanziamenti sarà dell’ordine di milioni di sterline.

Naturalmente, questo accordo è stato definito storico nell’articolo sopra citato e dalle stesse parti in causa. E per quanto riguarda la pericolosità che rappresenterebbe per il settore bancario, si afferma che si tratterebbe di una nuova forma di concepire i servizi finanziari. Il punto forte risiederebbe nell’eliminazione dei passaggi intermedi permettendo di mettere in contatto direttamente chi presta denaro con chi riceve il prestito rendendo così tutto il procedimento più snello e semplice e garantendo maggiori benefici alle parti.

Un interesse più alto a chi presta e minore a chi riceve il denaro in prestito.

Per farmi un idea dettagliata di quali sono le caratteristiche peculiari di questo servizio ho visitato entrambi i siti e questo è quanto ho avuto modo di vedere:

Metro Bank è una classica banca online simile a Finecobank in Italia, mentre Zopa ti accoglie nella sua Hompage intuitiva, molto simile alla più famosa Paypal, pubblicando in prima pagina un appunto che vi ricorda che prestare il vostro denaro attraverso la piattaforma comporta dei rischi.

Fin qui nulla di nuovo, le operazioni commerciali contengono sempre una percentuale di rischio, e in una certa misura questa è funzionale all’operazione, se si mantiene ad un livello molto basso. Allora procedo, e vado a leggermi le statistiche che illustrano quali sono le percentuali di rischio di perdere i propri soldi semplicemente perché chi li ha presi in prestito non li restituisce, e quali gli interessi che ci si può attendere di guadagnare sulle somme prestate.

Per quanto riguarda il primo punto, scopro che per il 2015 si è calcolato una percentuale di default pari al 2,91%. Questo significa che quasi tre clienti su cento tra quelli che hanno preso in prestito del denaro attraverso la piattaforma Zopa, non lo restituiranno. Evidentemente non si tratta di una cifra elevata, ma se si considera che per proteggersi dall’eventualità di non vedersi restituire il denaro prestato la stessa piattaforma consiglia di diversificare le somme prestate suggerendo di prestare piccole somme a molti clienti diversi, allora si capisce che le probabilità di imbattersi in un default (cliente che non paga) aumentano.

Il secondo punto sono gli interessi. La pagina relativa ci illustra che un prestito della durata di tre anni può grantire un ritorno pari al 4% del capitale prestato mentre che per ottenere un interesse del 5% è necessario prestare il denaro per un periodo superiore ai cinque anni.

Certo, queste cifre sono abbastanza interessanti, ma in un certo senso perfettamente nella media delle percentuali offerte da altre opportunità tradizionali d’investimento, anche meno rischiose, offerte dai canali tradizionali (Banche). Dove sta allora la grande novità? E quale sarebbe la ragione per cui i grandi gruppi bancari dovrebbero essere preoccupati da questo “storico” accordo? 

28 maggio 2015

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Oleh

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