martedì 24 marzo 2015

Telefonino sì telefonino no, quando è troppo …



Alcune settimane fa mi trovavo in sala di attesa in una clinica privata per sottopormi ad una visita oftalmologica e ho avuto l’opportunità di notare una cosa che, può sembrare banale, ma mi ha colpito in quanto probabilmente non avevo avuto modo di prestarvi attenzione prima.

Mentre aspettavo il mio turno nella stanza in compagnia di altri 4 individui e nel frattempo continuavano ad arrivare altre persone, ho notato che tanto le persone già presenti con me nella sala come gli ultimi arrivati, si distinguevano per un dettaglio che ai più sembrerà ovvio: avevano tutti il telefonino in mano.

Ma non è questo il problema. Il fatto è che per tutta la durata della permanenza nella sala d’attesa queste persone non hanno fatto altro che scrivere, consultare o guardare immagini e video sul loro smartphone. Non solo, una famiglia italiana con due bambini piccoli che era arrivata per ultima, si è sbizzarrita senza limiti in ciò che pare essere la moda degli ultimi anni: farsi dei selfie a se stessi ed ai bambini.

Non nascondo che mi sono sentito un pesce fuor d’acqua, ero l’unica persona della sala che non aveva in mano il cellulare (anzi, non l’avevo proprio portato con me). 

Immagino che scene di questo genere siano più che comuni ovunque, infatti erano molti anni che non mi capitava di dover passare del tempo in una sala d’attesa. Tuttavia, non riesco ad accettare che questa tendenza sia socialmente positiva.

Una volta (ecco che inizio a parlare come un vecchio) occasioni come queste, passare del tempo in una sala d’attesa, venivano sfruttate per fare quella cosa che ancor oggi si chiama “socializzare”, magari si perdeva del tempo a ripetere delle sciocchezze con il vicino di poltrona oppure si aveva l’occasione di conoscere qualcuno magari scoprendo che ci sono ancora molte persone interessanti al mondo.

Oggi sembra che tutto venga affidato alla tecnologia con il rischio quasi assicurato che nei prossimi anni, le nuove generazioni, avranno perso completamente quelle che la psicologia definisce “abilità sociali”.

Io e mia moglie lavoriamo in rete e ovviamente, per lavoro, passiamo oltre dieci ore al giorno al computer e in internet. Ma quando abbiamo terminato di lavorare spegniamo tutto, e anche se abbiamo entrambi due cellulari (due ferri vecchi che hanno oltre 8 anni d’età) non li usiamo quasi mai. Addirittura, quando usciamo di casa raramente portiamo con noi il telefonino. 

Sarà perché siamo entrambi cresciuti in un epoca in cui il telefonino non esisteva, e abbiamo sperimentato come sia ampiamente possibile (forse anche meglio) vivere senza cellulare, e forse anche per questo devo confessare che mi infastidisce molto vedere costantemente le persone assorte nell’utilizzo del loro telefonino.

Ovviamente, sono le nuove generazioni quelle che mi preoccupano di più. Quelli che sono cresciuti dando per scontato che il cellulare sia una necessità e che non si possa vivere senza. Anche se a parole affermano il contrario, inconsciamente considerano lo smartphone una estensione del proprio “io”. A tutti costoro vorrei dirigere una domanda precisa: riusciresti a vivere normalmente per un mese senza cellulare?

Credo che non ce la farebbero. Perché? Ma semplicemente perché non sono persone complete, mature e autosufficienti. La persona matura e autosufficiente sa di cosa ha bisogno nella vita di tutti i giorni, e in ogni momento “sceglie” di prendere con se lo strumento che gli serve per l’occasione. La persona adulta, matura e autosufficiente utilizza degli strumenti di volta in volta necessari, ma sa di non averne bisogno per vivere una vita piena. Quando, invece, non si “sceglie” ma piuttosto si percepisce che manca qualcosa quando si lascia a casa il telefonino, allora significa che siamo incompleti. 

E forse siamo così limitati, come persone, proprio perché abbiamo sempre considerato il telefonino non come uno strumento utile per l’occasione ma come una parte di noi stessi, una nostra estensione. Quindi, proprio come chi ha sofferto l’amputazione di un arto si sente limitato e impossibilitato a svolgere una vita normale, anche chi resta senza cellulare vive la cosa come se si trattasse di un handicap fisico. Pensateci …

24 marzo 2015

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Oleh

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