giovedì 12 febbraio 2015

Residenza fiscale all’estero: Ma cosa si intende per residenza fiscale?



Spesso si sente parlare di soggetti che hanno la residenza fiscale all’estero, e anche se il concetto può sembrare ovvio, credo che molte persone non comprendano bene cosa si intenda precisamente con “residenza fiscale”. Vediamo di spiegarlo con parole semplici.

Ora, partendo dal punto secondo il quale il paese o luogo di residenza di una persona è quello in cui si trova fisicamente a vivere, e nel quale ha registrato la sua residenza anagrafica, per quanto riguarda la residenza fiscale ci possono essere delle variazioni anche importanti.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma se io vivo “qui” e la mia residenza è registrata presso gli uffici dell’amministrazione locale di questo paese, perché eventualmente la mia residenza fiscale può essere diversa da quella anagrafica?

Ebbene, la differenza la fa semplicemente il luogo nel quale io lavoro e dove percepisco il reddito come persona fisica o società. Facciamo un esempio, anzi due. Una persona che svolge un lavoro all’estero per un periodo limitato di tempo e un'altra persona che ha una partecipazione societaria in una azienda all’estero.

Nel primo caso, anche se sono dipendente di una azienda che ha la sua sede nel paese in cui risiedo fisicamente, qualora questa azienda mi invia a lavorare per conto suo in un paese straniero e io mi trovo a vivere, in modo continuato o no, per oltre 183 giorni dello stesso anno in questo paese, allora sarò esentato dal pagare le tasse sul reddito come persona fisica nel paese in cui ho la residenza anagrafica. Ma vi continuerò a pagare le tasse locali: tasse sulla casa, tasse comunali etc.

Nel secondo caso, se io ho una partecipazione societaria in una azienda straniera io non sono tenuto a pagare l’imposta societaria nel mio paese di residenza anagrafica, ma la società pagherà la suddetta imposta dove essa stessa ha la sua residenza fiscale. Nel paese in cui ho la residenza anagrafica pagherò solo le tasse relative ai dividendi che deciderò di rimpatriare o le tasse su di un eventuale reddito che la società mi paga direttamente come persona fisica per le mie prestazioni.

Naturalmente, i diversi paesi hanno spesso anche regole diverse che vanno a definire la residenza fiscale dei propri cittadini o residenti legali, e proprio queste differenze (vedi caso dei noti paradisi fiscali) sono quelle che causano tutti i problemi legati all’elusione ed evasione fiscale tanto discusse negli ultimi tempi in occidente.

Infatti, risulta ovvio che un’azienda con un fatturato cospicuo ha tutto l’interesse a stabilire la propria residenza fiscale in un paese a bassa tassazione, e questo è ciò che fanno la maggior parte delle aziende e alcuni liberi professionisti con un reddito medio alto che giustifichi i costi di una struttura simile.

Il problema nasce quando, e qui si entra nel campo della elusione fiscale e ci si sposta lentamente verso l’evasione fiscale, un’azienda o un libero professionista ad alto reddito, decidono di stabilire la propria residenza fiscale (fittizia) in un paese dove realmente non vivono e non lavorano, ma che viene utilizzato solo per ottenere dei benefici fiscali.

Nel caso delle aziende, si creano spesso delle strutture complesse ed articolate al preciso scopo di rendere la vita difficile agli eventuali ispettori del fisco. Ed è così che si crea una società offshore in un paradiso fiscale la quale tratta direttamente con una seconda in un diverso paradiso fiscale, la quale a sua volta tratta con una terza in altro paradiso fiscale e così via. Nel caso in cui le autorità inizino a mettere il naso in questo castello di carte piuttosto intricato, data la complessità della struttura e la proverbiale lentezza dell’amministrazione pubblica, spesso l’eventuale reato va in prescrizione ancor prima di essere portato alla luce. Ed il gioco è fatto. Senza contare che spesso queste strutture sono state concepite ad hoc non solo per eludere, evadere il fisco, ma anche per lavare il denaro sporco proveniente da corruzione e traffici illeciti.

Riassumendo, avere la residenza fiscale in un paese diverso da quello in cui si risiede anagraficamente è perfettamente legale, e se lo stato in cui si è residenti fiscali ha firmato un trattato sulla doppia imposizione, saremo tenuti a pagare le tasse sul reddito solo in questo paese, se vi avremo trascorso almeno 3giorni dell’anno fiscale di riferimento.

Avere la residenza fiscale all’estero è particolarmente conveniente a chi svolge una attività che non gli impone di avere una sede fisica in un luogo preciso. In questo caso, anche se la residenza anagrafica del soggetto è in un determinato paese, egli può stabilire la residenza fiscale in un secondo paese o addirittura può passare il resto dell’anno viaggiando in più paesi. Ciò che conta è che non trascorra più di 180 giorni nel paese in cui ha la residenza anagrafica, altrimenti sarà costretto per legge a tributare in questo paese.

Da questo semplice ragionamento si evince che fino a quando ogni paese avrà la sua normativa, la sua fiscalità e la sua sovranità, tutte indipendenti e diverse rispetto agli altri paesi, per molte categorie di aziende e liberi professionisti sarà sempre possibile farla franca. L’unico modo per trattare in modo equo, sotto il profilo fiscale, tutti gli abitanti del nostro pianeta, è quello di stabilire una sola fiscalità, una sola moneta ed una sola normativa uguali per tutti. Tutto il resto sono solo chiacchiere di parte, opinioni di ignoranti quando non di malintenzionati servi del sistema.

12 febbraio 2015

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Oleh

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