giovedì 26 febbraio 2015

Intelligenza Artificiale: Come parlare del nulla assoluto



Sì, mi riferisco proprio a tutti quei signori, quelli che in questi ultimi mesi non ci fossero abbastanza problemi o situazioni più importanti da affrontare sulla nostra terra, si trovano ovunque parlando di questa strabenedetta Intelligenza Artificiale dando rigorosamente per scontato che presto apparirà prepotentemente sulla scena e dovremo inevitabilmente prenderne atto.

Anzi, sembra che la nascita dell’Intelligenza Artificiale sia così certa ed imminente che invece di chiedersi se e quando, la maggior parte degli scienziati, divulgatori e giornalisti va ben oltre. Per loro, il problema sembra essere costituito dai rischi che questa potrebbe causare alla società umana; sostengono che potrebbe rappresentare addirittura l’annientamento della specie umana.

A parte che, visto che noi umani siamo un vero e proprio “cancro” per la terra e che senza di noi certamente le cose andrebbero meglio mentre con noi la fine della vita sulla terra è garantita, si tratta solo di determinare quando avverrà, il problema mi sembra essere piuttosto un altro.

Vedete, quando sento parlare di Intelligenza Artificiale il primo pensiero va alle cosiddette “automobili volanti”. Sono molti anni che i vari futuristi ci propongono che nel futuro ci sposteremo con delle automobili volanti. E poi subito dopo, nei loro articoli, appare una bella foto del nuovo prototipo di vettura volante per sostenere le loro illazioni,  foto di un oggetto che nella migliore delle ipotesi assomiglia alla carretta che usavano i personaggi del cartone animato “I Pronipoti”(chi appartiene alla mia generazione sa di cosa parlo).

Peccato che tutti questi beoti futuristi dimenticano di valutare l’unico fattore essenziale della faccenda, e cioè: la totale impraticabilità della cosa. Intendiamoci, non in senso tecnico. Sono più di cento anni che l’uomo vola in aereo e produrre dei mezzi volanti molto piccoli che necessitano di poco spazio per decollare e atterrare (questo in soldoni sarebbe un’automobile volante), non è poi così complicato.

Il problema è dato dal fatto che non è possibile concepire un mondo in cui milioni di abitanti delle città più ricche si spostino a bordo di milioni di vetture volanti. Questo per due ragioni fondamentali: primo, chiedetelo ad un qualsiasi pilota di linea e vi spiegherà che per ottenere un semplicissimo brevetto di volo si devono avere requisiti psico-fisici tali che escluderebbero immediatamente due terzi della popolazione mondiale, e secondo perché, chiedetelo ad un qualsiasi controllore di volo, che vi spiegherà come sia già ora una impresa ciclopica richiedente il lavoro di decine di esperti su più turni la necessità di controllare le operazioni di decollo e atterraggio e monitoraggio dello spazio aereo che riguardano qualche centinaio di voli di linea in qualsiasi aeroporto, figuriamoci se avessimo decine di milioni di imbecilli che ogni giorno vanno al lavoro con il loro SUV volante sul cielo di una qualsiasi città. Ma per favore…

Applichiamo lo stesso criterio di giudizio alla cosiddetta Intelligenza Artificiale


Innanzitutto, credo sia doveroso ricordare che se chiedeste a chiunque di questi personaggi, quelli che oggi terrorizzano il mondo paventando i potenziali rischi rappresentati dall’Intelligenza Artificiale, non sarebbero neppure in grado di definire bene cosa si intende per Intelligenza Artificiale. Anzi, dato che la psicologia non ha ancora definito neppure cosa si intenda precisamente per intelligenza, tanto che negli ultimi anni si è introdotto finalmente il concetto di Intelligenza Emotiva (vi consiglio caldamente il libro “Intelligenza Emotiva” di Daniel Goleman), per fare notare ai semplicioni che restano ancorati al concetto obsoleto del QI (Quoziente di Intelligenza) che non bastano le enormi capacità di calcolo o mnemoniche per fare di una persona un soggetto intelligente. Altrimenti psicopatici e autistici sarebbero le persone più intelligenti del mondo, quando invece sono solo delle persone con dei seri problemi mentali, a volte perfettamente inutili per se stesse e per gli altri quando non addirittura pericolose per la società.

Invece oggi, e su tutti i giornali, basti vedere che ogni giorno si aggiungono i commenti di personaggi illustri, l’ultimo in ordine di tempo è arrivato da Bill Gates, tutti insieme allegramente si affrettano a dare spazio all'idea che la beneamata Intelligenza Artificiale ormai in dirittura d'arrivo, potrebbe rappresentare un serio pericolo per l’umanità.
C’è chi addirittura parla della necessità di stilare una “carta dei diritti delle macchine”. E sì perché, quando le macchine saranno intelligenti, sarà necessario anche tutelare i loro diritti. Proprio come oggi vengono tutelati i diritti degli umani ovunque che, a seconda del blocco politico di appartenenza sono vittime o torturatori. Infatti, per l’occidente guidato dagli USA e con l’Europa al seguito che ne regge le sottane, i diritti li violerebbero: Cinesi, Russi, Cubani e Venezuelani oltre agli amici di questi. 

Naturalmente, per Russi, Cinesi, Cubani, Venezuelani e loro amici, i violatori dei diritti umani sono gli USA con il loro Patrioct Act e la vergognosa Guantanamo e i loro alleati al seguito. Ma infine, tutti insieme allegramente si va a violare i diritti dei più indifesi in Africa, vedi il caso dell’ex Congo, dove per approfittare di risorse come il Coltan non ci si fa scrupoli di schiavizzare adulti e bambini per il semplice profitto delle imprese multinazionali appartenenti a qualsiasi blocco.

Ma siamo certi che tutti questi insieme o da soli saranno capaci di produrre una “Magna Carta” dei diritti delle macchine ancor prima che faccia capolino l’Intelligenza Artificiale?

Peccato però che nessuno di questi signori dice l’unica cosa sensata al riguardo: e cioè che non esisterà mai l’Intelligenza Artificiale così come viene paventata per la semplice ragione che una macchina no potrà mai essere definita intelligente. L’Intelligenza comprende ed è influenzata anche da tutta un serie di fattori tipicamente umani, come l’esperienza derivante dagli errori commessi in passato (le macchine non possono commettere errori altrimenti non sono più macchine, possono solo rompersi), la percezione del lento declino del corpo fisico, la malattia e i limiti dati dal corpo biologico (ma la macchina non avrà mai un corpo biologico deperibile, altrimenti non è più macchina). Ma allora di cosa stiamo parlando?

Ecco bravi, avete capito bene. Smettete di parlare di Intelligenza Artificiale tutti voi che ne sparlate, e anche voi che parlate di automobili volanti… fatemi il piacere di spostare la vostra attenzione su altre cose, o meglio, cambiate proprio mestiere. 

26 febbraio 2015

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Oleh

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