martedì 17 febbraio 2015

Andare a vivere all’estero e smettere di lavorare



Quando ancora lavoravo in Italia ricordo che una delle frasi più inflazionate che ci si ripeteva l’un l’altro tra colleghi era più o meno questa: prima o poi mollo tutto e vado a vivere all’estero su di una bella isola tropicale, ma voglio smettere di lavorare. Basta! Mi sono rotto i coglioni… Al massimo, apro un barettino sulla spiaggia.

Bei ricordi! E, a parte il fatto che sono l’unico tra i colleghi ad essere passato dalle parole ai fatti, vi posso garantire che il grande salto ne è valso davvero la pena. Mi sento realizzato, soddisfatto, felice e completo. Tuttavia, mi sento così a mio agio probabilmente perché anche se il grande passo definitivo l’ho fatto nel 2007, sono molti di più gli anni passati da quando sono andato all’estero per la prima volta con l’intenzione di viverci.

Nel 1993 infatti, andai negli Stati Uniti per seguire un corso intensivo d’inglese, nella città di San Diego, in California. Poi mi piacque talmente tanto il posto e l’esperienza in se, che decisi di fermarmi più a lungo. Passai così 2 anni e mezzo negli USA. Così imparai abbastanza bene l’inglese, ma imparai anche qualcosa di più importante: che al mondo non esiste il paradiso e che trasferirsi a vivere all’estero non risolve tutti i problemi, soprattutto quelli che ci si porta appresso dentro di noi.

Mi ricordo ancora le parole di Patrick, un caro amico americano che viveva sul mare in California, quando io gli dissi che era proprio fortunato a vivere in un posto così bello, con il mare a due passi e un clima quasi perfetto. Lui rispose che al mare ci andava forse una o due volte all’anno, e che probabilmente questo era dovuto al fatto che ormai si era abituato ad avere alcune delle più belle spiagge degli Stati Uniti a due passi e praticamente, dandolo inconsciamente per scontato, non ne approfittava.

Concluse che se un giorno io avessi avuto l’opportunità di vivere sul mare avrei capito cosa intendeva.

Ora lo capisco perfettamente.

Viviamo con mia moglie a un paio di chilometri dal mare su di un’isola meravigliosa, dal soggiorno vediamo il mare tutti i giorni, ma se devo essere sincero durante il 2014 saremo andati in spiaggia forse 10 o 15 volte in tutto. Intendiamoci, questo non significa che non apprezziamo il posto in cui viviamo, anzi, siamo sempre più convinti che vivere a Fuerteventura sia bellissimo e se tornassimo indietro torneremmo a fare la stessa scelta. Questo posto è impagabile e i ritmi di vita sono meravigliosi, qui siamo rinati!

Ma probabilmente, anche perché lavoriamo in proprio e si sa, quando dipendi dalle commesse con scadenza devi fare di tutto per rispettarle, così ti ritrovi a lavorare fino a mezzanotte davanti al computer quando magari fuori c’è un sole splendido e il mare è fantastico e forse il giorno dopo devi andare a fare la spesa o a pagare le tasse in banca, così quando decidi di andare in spiaggia il tempo è diventato bruttino, c’è troppo vento e le onde sono improponibili.

O forse, perché come diceva il mio amico Patrick, dopo alcuni anni che hai un mare splendido ai tuoi piedi finisci per darlo per scontato e ti dimentichi addirittura di lui.

Cosa voglio dire con questa mi riflessione. Semplice! Che se state pensando che basti fare la valigia, mollare tutto e approdare su di un’isola meravigliosa inseguendo l’avventura per cambiare in meglio la vostra vita allora scordatevelo. Soprattutto, scordatevi il barettino sulla spiaggia, che anche se dovesse funzionare, cosa rara di questi giorni, questo non significa ciò che tanti pensano, e cioè: vado a fare un cavolo dalla mattina a sera, a parte un paio mojitos e quattro caffè per i turisti, direttamente sul mare, sai che paradiso… No, non funziona così.

Se la vostra unica fonte di reddito è il suddetto “barettino” allora dovrete dedicarci anima e corpo, cioè: lavorare come dannati. Il mare, il sole e quant’altro forse, se va bene, li vedrete (nel senso di viverli) un paio d’ore alla settimana al massimo.

E qui veniamo al punto, ma allora come si fa ad andare a vivere all’estero in un paese dove la vita costi poco così da poter smettere definitivamente di lavorare?

Smettere di lavorare e trasferirsi a vivere all’estero


La risposta potrebbe sembrare semplice: se non percepite una pensione lorda ad almeno 4 cifre, scordatevelo. Ma per nostra fortuna non è sempre così. O almeno, intendiamoci, questo dipende molto dai risparmi che avete accantonato, dallo stile di vita che fate e dal paese nel quale decidete di trasferirvi.

Fermo restando che senza soldi vi sconsiglio anche solo di pensare di trasferirvi a vivere all’estero, a meno che non abbiate ricevuto un’offerta di lavoro particolare e ben retribuita di cui vi sentite sicuri, una delle opportunità più papabili è quella di identificare una destinazione turistica piuttosto gettonata ma nello stesso tempo economica in un paese dove il costo della vita è particolarmente basso.

A questo punto, potreste decidere di investire parte dei vostri risparmi nell’acquisto di una casa o due, (non allarmatevi, ci sono luoghi al mondo come Fuerteventura in questo momento, dove con meno di 100 mila euro potete acquistare dalla banca anche tre miniappartamenti). Un appartamento lo utilizzate come residenza e gli altri li affittate ad uso turistico, cioè a giorni o settimane. Se li arredate bene e offrite un servizio leggermente superiore alla norma (esempio: installate parabola satellitare, offrite connessione internet) non vi sarà difficile trovare dei clienti mettendo gli annunci in alcuni portali specifici online.

Una seconda opportunità potrebbe essere quella di, nel caso vi troviate a pochi anni dalla pensione e con un poco di risparmi da parte, trasferirvi a vivere in un paese nel quale sia vigente il trattato con l’Italia secondo il quale gli anni di contributi pagati in loco vengono contabilizzati a livello figurativo anche dall’INPS. A questo punto, aprite una posizione come lavoratore autonomo (anche senza lavorare) e quindi pagate all’ente previdenziale locale le regolari quote previdenziali fino a contabilizzare in totale gli anni che vi mancano per accedere alla pensione contributiva in Italia.

Spesso questa seconda possibilità è molto più conveniente, se scegliete un paese dove il costo della vita è di molto inferiore a quello italiano, rispetto a quanto vi costerebbe anche solo vivere un paio d’anni in Italia senza lavorare. Però evitate di andare al bar tutti i giorni, altrimenti senza accorgervene avrete 150 euro in meno sul budget mensile che vi farebbero sicuramente più comodo per altre spese.

Infine, come ultima opportunità abbiamo quella di vivere di rendita. E a questo proposito, che dire, non c’è spazio per ulteriori parole. Semplicemente, se potete permettervelo, beati voi! Ma in ogni caso, lo dico perché durante gli anni mi è capitato di conoscere anche persone che hanno esplorato proposte di questo genere, scordatevi l’idea di sviluppare un progetto di quelli conosciuti come: “vendita piramidale” in un luogo che non conoscete. Soprattutto se si tratta di un’isola paradisiaca, tropicale o comunque un paese ancora in via di sviluppo.

Insomma, il principio di acquistare o sottoscrivere qualcosa e quindi trovare clienti che a loro volta diventino venditori garantendovi un’entrata fissa senza fare niente credo non funzioni più neppure in Italia, figuriamoci altrove. Se accettate un consiglio, evitate di pensare a costruirvi un’entrata economica anche minima senza lavorare. E diffidate sempre di chi vi offre proposte che vanno in questo senso.

17 febbraio 2015

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