martedì 11 marzo 2014

Trasferirsi a Tenerife: Una scelta raccomandabile?

Premetto che anche se vivo alle Canarie conosco poco l’isola di Tenerife. E a parte una paio di visite, la fama che l’isola chicharrera ha tra gli abitanti delle altre isole vicine e i racconti dei suoi abitanti che ho conosciuto negli anni sono le uniche fonti che per ora mi permettono di farmi un quadro generale dell’isola più importante delle Canarie.

Tuttavia, Tenerife continua ad essere l’isola delle Canarie che quasi tutti, anche in Italia, hanno sentito nominare almeno una volta nella vita. L’isola di Tenerife incarna lo spirito delle Canarie sotto tutti gli aspetti, ed è certamente quella che in termini di varietà ha di più da offrire.

A Tenerife ci sono grandi città, Puerto de la Cruz e Santa Cruz, e piccoli centri di provincia. Il nord dell’isola è verde, più fresco e meno convulso del sud che invece ha un clima migliore ma è più desertico ed è dove si concentra il turismo di massa. Tenerife ha due aeroporti uno nel nord e l’altro nel sud dove arrivano regolarmente i voli charter da tutta Europa.

Tenerife ha quasi un milione di abitanti e condivide con Gran Canaria la presidenza delle isole Canarie. Infatti, il presidente della comunità autonoma così come il governo delle isole è itinerante. E alternativamente passa un periodo di tempo in Tenerife e poi in Gran Canaria. Qui si trovano una vita notturna tra le più movimentate delle isole e vie dello shopping che non hanno nulla da invidiare a via Montenapoleone a Milano o viale Vittorio veneto a Roma.

Vivere a Tenerife

Per stabilire se conviene scegliere di trasferirsi a Tenerife è necessario stabilire che cosa si desidera realizzare. Il fatto che l’isola sia molto popolata e che qui arrivino la maggior parte dei turisti che visitano le isole Canarie farebbe pensare che a chi cerca un  lavoro all’estero sia più facile trovare lavoro a Tenerife. Tuttavia, bisogna tenere presente che anche se è vero che a Tenerife ci sono molte più opportunità dato l’alto numero degli arrivi, è anche vero che con un milione di abitanti residenti in loco, qui è dove si concentra anche la maggior parte della disoccupazione locale.

Non credete mai ai soliti ingenui faciloni che con il semplice discorso che: più abitanti, più turisti uguale più lavoro per tutti, non tengono presente la peculiarità delle isole Canarie, infatti da queste parti questa equazione è assolutamente sbagliata.

Come mi confermano i miei conoscenti locali (e credetemi sono uno dei pochi italiani residenti alle Canarie che ha amici canari con una laurea in tasca) originari di Tenerife e di Gran Canaria, i disoccupati nelle isole si concentrano quasi tutti a Gran Canaria e Tenerife. Questo per la semplice ragione che i locali non amano: 1.lavorare, 2.lavorare troppo e 3.fare troppi chilometri per andare al lavoro, figuriamoci cambiare isola.
Questo significa che anche quando l’economia andava bene e isole meno sviluppate, come ad esempio Fuerteventura, avevano bisogno di manovalanza, le imprese erano obbligate ad assumere europei, spagnoli della penisola o extracomunitari perché nessuno da Gran Canaria o Tenerife si sarebbe mai trasferito in un’altra isola. Questo significa, come mi conferma il mio amico Canario di Las Palmas, che quando c’è la crisi i disoccupati vanno ad ingrossare le file dei senza lavoro nelle isole maggiori ed i pochi che erano emigrati nelle isole vicine tornano a casa.

Questo lo posso confermare anch’io, dopo avere lavorato per diversi mesi in un albergo di Fuerteventura. I miei colleghi erano tutti: cubani, uruguayani, argentini o della Spagna continentale. Inoltre, invece di anelare al posto fisso, i nativi delle Canarie preferiscono i contratti a tempo determinato. Per una semplice ragione: in Spagna non esiste la cassa integrazione ma il paro. Si tratta di un meccanismo previdenziale per il quale si ha diritto ad un mese retribuito all’80% per ogni tre mesi lavorati. Così che i locali lavorano tre mesi o al massimo sei consecutivi e poi vanno per scelta in pausa a godersi i due mesi maturati.

Così che se pensate di venire a cercare un lavoro all’estero proprio nelle isole Canarie, il mio consiglio è di preferire le isole minori: Fuerteventura, Lanzarote, La Palma o El Hierro. Anche se è vero che con l’attuale crisi economica e l’alto livello di disoccupazione è quasi impossibile trovare lavoro alle Canarie, è anche vero che chi ha perso il lavoro nelle isole minori è tornato a casa. Così che, appena tornerà ad aumentare il flusso turistico (e sta già avvenendo), queste saranno le prime a creare nuovi posti di lavoro.

Questo vale anche per chi pensa di investire per creare o acquistare una attività autonoma. Il fatto che l’isola di Tenerife sia più affollata non significa che avrete a disposizione un mercato più grande. Perché semplicemente i tanti disoccupati non hanno soldi da spendere. E i turisti che arrivano si chiudono in albergo sfruttando il “tutto incluso”. Questi sono i fatti, se ci credete bene altrimenti peggio per voi e per chi vi racconta una storiella differente … ma non vera.

Sicurezza e tranquillità alle Canarie

La crisi economica porta con sé anche un naturale incremento della criminalità. Meno lavoro, meno soldi e più tempo libero, questa sì è un’equazione che ha come risultato l’incremento degli atti criminali. E infatti, basta leggere i quotidiani locali per rendersi conto che da quando è scoppiata la crisi c’è stato un aumento sensibile della criminalità proprio nella aree urbane di Tenerife e Gran Canaria. Al contrario, essendosene andati praticamente quasi tutti i disoccupati, l’isola di Fuerteventura è addirittura più tranquilla di quando la conobbi per la prima volta nel lontano 2006. E lo confermo dato che ci vivo!

Pensateci bene se state pensando di trasferirvi a Tenerife, se siete ancora indecisi in quale isola delle Canarie andare a vivere vi consiglio caldamente di valutare una delle isole minori. E poi scusate, ma se dovete trasferirvi alle Canarie per ritrovarvi in un isola affollata, inquinata, trafficata e più insicura ma allora restatevene in Italia. Emigrare dovrebbe essere anche un modo per cambiare vita, drasticamente. Trasferirsi all’estero preoccupandosi di ritrovare tutti i servizi, i prodotti, le abitudini e lo stile di vita che facevate è sintomo di disturbo mentale. Poi fate voi eh …

11 marzo 2014

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Oleh

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