sabato 1 febbraio 2014

Internet: 2014 anno in cui gli USA cambieranno il volto della rete?


Quella che segue è la traduzione di un articolo apparso oggi nel sito d’informazione Business Insider. Riferisce della recente decisione della Corte d’Appello USA che apre la porta alla potenziale fine della neutralità di Internet. Buona lettura.

“La recente decisione di un tribunale d'appello degli Stati Uniti ha deciso di stravolgere la normativa che regola Internet così come la conosciamo. La Federal Communications Commission (FCC) aveva saputo creare nel tempo un quadro tale da garantire il concetto di "neutralità della rete", compito, tra l’altro, a cui era preposta la stessa organizzazione. Ora, un ex presidente della FCC ha chiesto di riclassificare gli Internet Service Providers (ISP) come operatori comuni.

In questo modo si costringerebbe gli ISP a venire trattati più come servizi di pubblica utilità sottoponendoli inoltre alle norme della FCC in relazione a questioni quali: stabilire i prezzi e le obbligazioni sulle modalità di fornitura del servizio a livello mondiale. C’è già stata troppa speculazione relativa a ciò che comporterebbe questa decisione per l’utente medio, e non vogliamo aggiungere inutili iperbole a tutto quello che è stato detto, ma crediamo sia importante chiarire alcune cose.

La neutralità della rete, o la fine della stessa, hanno il potenziale di provocare la fine di Internet così come la conosciamo. In un certo senso, aprono le porte alle aziende permettendogli di gestire il traffico attraverso la rete nel modo che ritengano più redditizio, il che significa che queste aziende possono adottare provvedimenti che interessano non solo i creatori di contenuti, ma anche gli utenti finali. La sentenza spazza gli ultimi 20 anni durante i quali Internet è stata trattata alla stessa stregua di una rete 'muta' che elaborava e trasferiva pacchetti di informazioni senza dare alcuna priorità a nessuno di essi.

La sentenza, in effetti, significa che ora due società qualsiasi quotate in borsa (e molte altre più piccole) possono riconfigurare i loro programmi di gestione del traffico a loro vantaggio, piuttosto che per il vostro. I pacchetti di informazioni viaggeranno così attraverso la rete in modo "non neutrale". La conseguenza della possibilità di trattare in modo “non neutrale” i pacchetti di informazioni è che gli ISP come Verizon e Comcast potrebbero avere la facoltà di scegliere quali servizi internet diventeranno di successo e quali saranno un flop.

Finisce la neutralità di Internet?

Come risultato, la fine della neutralità della rete non significherà solo che Facebook sarà più veloce. Ma molto più di questo. Come ha pubblicato il LA Times all'indomani della decisione della Corte d'Appello degli Stati Uniti, la Federal Communications Commission (FCC) non ha potuto stabilire norme che promuovano la neutralità della rete: ha dovuto inchinarsi ai nuovi signori di internet, Comcast e Verizon.

I programmi di gestione del traffico che Comcast e Verizon utilizzano, possono etichettare i pacchetti di bit di informazioni che viaggiano attraverso Internet distribuendoli in base a ciò che essi contengono o all’applicazione che li ha inviati. Con l'installazione di pacchetti per l’ispezione approfondita, un ISP può sia monitorare che teoricamente monetizzare, facendo pagare il fornitore di contenuti se quest’ultimo desidera che siano consegnati velocemente. Questo non riguarda solo la velocità alla quale il contenuto viene consegnato, ma anche i diritti dell'utente finale di ricevere quei contenuti. La sentenza dà agli ISP il diritto di manipolare il trasferimento dei bit in Internet per il proprio beneficio. Questo perché al momento è poco redditizio per i proprietari dell’infrastruttura della rete permettere il traffico di enormi volumi di dati rappresentati in gran parte da contenuti di scarso valore.

I modelli di business attuali fanno poca enfasi sulla possibilità di ricaricare il costo del traffico sull’utente finale, dato che il mercato al riguardo è molto scarso. La maggior parte dei contenuti nell’attuale Internet, il cosiddetto Web 2.0, è rappresentato  prevalentemente da contenuti generati dall’utente finale e, semplicemente, non sarebbe possibile far pagare i consumatori finali per i contenuti che condividono e commentano essi stessi. Questo creerà numerosi problemi agli ISP e agli utenti finali. In primo luogo, c'è la questione della trasparenza. Ci sono attualmente poche leggi che obbligano uno dei proprietari della rete a dirvi se e quando ha bloccato o limitato un determinato servizio. Questo potrebbe causare problemi a quei consumatori che utilizzano i servizi non forniti dal gestore della rete.

L’avvocato specializzato in telecomunicazioni Marvin Ammori, ha fatto la seguente osservazione: "AT & T, Verizon e Comcast saranno in grado di offrire l’acesso ad alcuni siti e servizi in modo più rapido e affidabile rispetto ad altri, per qualsiasi motivo: per capriccio, invidia, ignoranza, concorrenza, vendetta. Qualunque cosa insomma, oppure, senza alcun motivo apparente."

Potenziali ripercussioni sulla rete

Il prossimo problema consisterà nella possibilità di bloccare i servizi di chi non è in società con loro. Prendiamo come esempio i giochi online che coinvolgono più persone. Comcast potrebbe collaborare con un servizio di gioco a livello premium con sede negli Stati Uniti. La sentenza permette quindi loro di discriminare nei confronti di un servizio di gioco con sede per esempio in Thailandia, i cui proprietari non sono partner commerciale dei primi, così loro potranno limitare o bloccare il servizio di questi ultimi, ma purtroppo per le questioni relative alla trasparenza di cui sopra, l'utente finale non saprà mai che cosa sta causando il problema. Questo potrebbe creare un mercato anticoncorrenziale per tutti i tipi di attività presenti in internet che si basano nella neutralità della rete che permette un flusso equo e incondizionato delle informazioni.

Gli ISP hanno ciò che è noto come il “monopolio del tratto terminale” rispetto all'utente finale, possono cioè utilizzare lo stesso modello che si applica al settore della TV via cavo. Cioè, i fornitori minori di contenuti devono pagare per garantire l'accesso all'utente finale. Questo perché vige la regola dell'ultimo miglio per gli operatori. L' ultimo miglio, o periferia della rete, è dove la rete ha i costi più alti come infrastruttura e di conseguenza dove guadagna di più, facendo pagare l'accesso all'utente finale.

L’idea iniziale di Internet era che il web funzionasse meglio quando i pacchetti di dati venivano gestiti con la stessa priorità. Gli ingegneri hanno giocato un poco con questo principio nel corso degli anni, ma tutto sommato il principio è rimasto intatto.

L’attuale sentenza autorizza ora l'industria via cavo a censurare eventualmente i contenuti. Questo rappresenterà una grossa minaccia alle libertà di Internet. Le grandi multinazionali come AT & T, Comcast e Verizon, sono state appena autorizzate dai giudici a trasformare Internet in, se vogliono, un mezzo di comunicazione di massa controllato dall’alto come la TV e la radio. Come il professor Christopher Marsden afferma nel suo libro, Net Neutrality: "Gli ISP sono ora autorizzati ad operare con un alto grado di indipendenza per raggiungere i risultati che desiderano (…..) con questa decisione il Governo USA ha messo il potere di controllare la libertà di espressione in mani private, spesso senza protezioni costituzionali che regolino l’intervento dei pubblici poteri e la censura."


1 febbraio 2014

CONDIVIDI

E se vuoi continuare a leggere...

Internet: 2014 anno in cui gli USA cambieranno il volto della rete?
4/ 5
Oleh

RICEVI LE NOVITÀ

Un punto di vista differente...