venerdì 24 gennaio 2014

Eric Shmidt di Google, parla di economia e dispensa consigli


Anche lui a Davos, in occasione del World Economic Forum, il CEO di Google, Eric Shmidt, parla di economia e sorprende tutti. Infatti, quello che è il presidente di una delle aziende tra le più importanti nel settore dell’alta tecnologia, dichiara senza mezzi termini che la crisi economica attuale dipende in buona parte dalla scelta delle aziende multinazionali e non solo, che negli ultimi anni hanno fatto a gara per vedere chi riduceva sempre di più il salario minimo dei loro dipendenti.

Il ragionamento di Schmidt è semplice e lineare, se il mercato dipende dal potere d’acquisto della classe media, allora riducendo progressivamente il salario dei lavoratori che fanno parte di questa fascia si termina con il togliere loro potere d’acquisto. Questo si ritorce contro le imprese stesse che perderanno progressivamente mercato dato che le persone non potranno permettersi di acquistare i beni da esse prodotti.

Se a questo si aggiunge che il progresso sempre più rapido del settore dell’alta tecnologia farà sì che presto buona parte della produzione sarà gestita completamente dall’automazione industriale, allora si comprende che lo scenario si fa sempre più cupo. Suggerisce quindi di prendere esempio da Google, Amazon e altre diverse aziende che si occupano di IT, le quali continuano ad investire nel fattore umano pagando i loro impiegati molto al di sopra della media del mercato.

Suggerisce inoltre ai governi di investire di più nella formazione dei cittadini, facilitando loro un sistema educativo che si occupi di preparare adeguatamente i lavoratori del futuro nei settori che maggiormente sperimenteranno una crescita solida.

Io aggiungo, ma è solo una mia opinione, che i governi dovrebbero anche ridurre il costo del lavoro, dato che in paesi come l’Italia dove da sempre le aziende lamentano un costo del lavoro troppo alto, l’eccessivo costo del lavoro non dipende tanto dalla richiesta del lavoratore di avere un salario equo ma piuttosto dal prelievo vergognosamente esagerato da parte del sistema paese che per esempio, a fronte di un salario netto percepito in busta paga di 1000 euro, l’azienda debba pagare in aggiunta al sistema, tra contributi INPS, tasse e INAIL più altri balzelli vari, 1500 euro extra. Così che il lavoratore che guadagna al netto in busta paga i suoi miseri mille euro costa all'impresa ben 2.500 euro al mese. No credo ci sia altro ad aggiungere…

24 gennaio 2014

Fonte: Business Insider

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