sabato 4 gennaio 2014

Cuba: Riforme, vendita auto a privati


La vendita al dettaglio di veicoli nuovi e usati a Cuba, la cui commercializzazione era limitata e soggetta a permessi statali da decenni, è iniziata oggi sull'isola nel disagio causato dagli alti prezzi fissati dal governo per le automobili. Infatti, il Governo locale ha stabilito di applicare delle imposte altissime ai prezzi finali delle auto.

Queste vendite erano state annunciate lo scorso dicembre e rappresentano un passo ulteriore intrapreso dal Governo del Presidente Raúl Castro nel tentativo di modernizzare l'economia dell'isola. Per molti si tratta di riforme inutili per altri invece è in atto un processo importante che trasformerà, seppur lentamente, l'economia cubana, in una realtà più sostenibile e molto simile a quella cinese alla quale sembra ispirarsi.

Sono comunque benvenute le riforme a Cuba, che anche se viste con sospetto fuori e dentro l'isola, stanno tuttavia cambiando il volto dell'isola caraibica. Tuttavia, è ancora molto presto per scegliere la maggiore delle Antille per trasferircisi. Si potrà decidere di andare a vivere a Cuba solo quando a uno straniero sarà possibile operare legalmente e in maniera autonoma all'interno del sistema economico cubano seppure con dei limiti.

Se mi fosse offerta la possibilità di comunicare la mia opinione personale ai dirigenti cubani suggerirei infatti di aprirsi agli investimenti privati provenienti dall'estero. Non a quelli delle corporazioni e delle società più importanti, che già possono operare sull'isola, ma a quelli di privati ed autonomi cittadini stranieri. Se gli USA scelgono di mantenere l'assurdo embargo che da 60 anni strangola l'economia locale l'isola da parte sua potrebbe scegliere di aprirsi al mondo concedendo la residenza a centinaia di migliaia di piccoli investitori e cittadini stranieri che con il loro lavoro e i pochi denari portati con sé potrebbero contribuire a trasformare Cuba in un paradiso più che ambito.

Se il problema è che così si correrebbe il rischio di vedere tornare i latifondisti e la disuguaglianza sociale, allora basterebbe applicare alcune semplici regole in fase di selezione: ammettere solo cittadini privati e non società, i quali potranno creare solo piccole attività autonome e non grosse aziende, potranno acquistare solo uno o massimo due immobili così si eviterà il rischio della speculazione.

Uno dei problemi maggiori di Cuba è che la diaspora ha svuotato l'isola di tanti dei suoi figli migliori. Molti giovani, come mia moglie, laureati e specializzati, hanno deciso di lasciare la terra che amano per poter dare un futuro migliore anche alla loro famiglia rimasta nell'isola inviando di tanto in tanto un poco di denaro che per chi è rimasto rappresenta la sola maniera per sopravvivere. Perché allora non scegliere di compensare le perdite con l'apertura massiva all'entrata di migliaia di stranieri che oltre a contribuire al miglioramento dell'economia locale costituirebbero anche un notevole apporto culturale?

Infatti, durante i miei soggiorni a Cuba, percepisco nettamente una differenza sostanziale con il resto del mondo, e cioè che indipendentemente dalla povertà, l'isola appare segregata anche culturalmente, scarseggia cioè dell'apporto di culture straniere. Nelle strade infatti si incontrano solo cubani, a parte i tanti turisti che però non hanno alcuna influenza sulla cultura locale. Credo che la scelta di facilitare la residenza a molti stranieri provenienti da diversi paesi del mondo, potrebbe solo avere un effetto positivo nella società cubana. Il multiculturalismo può solo arricchire una società.

Si tratta solo di scegliere accuratamente il profilo delle persone che potrebbero essere autorizzate a vivere a Cuba.

In questo preciso momento storico nel quale in tutti i paesi occidentali milioni di persone sono insoddisfatte delle loro condizioni di vita, dei loro governi e delle prospettive che hanno davanti, sarebbe facile per Cuba approfittare della situazione per trasformarsi in una sorta di "terra promessa" e facilitare la residenza a tutti quei soggetti che secondo le regole che verrebbero stabilite, potrebbero contribuire al miglioramento dell'economia e della società locali.

Alcuni paesi lo hanno fatto, un esempio sotto gli occhi di tutti è quello di Panama, che favorisce l'entrata di tanti stranieri che investendo e apportando con il loro lavoro e la loro esperienza alla società locale hanno prodotto una crescita economica senza uguali in America Latina. Semmai, l'errore di Panama, che Cuba non dovrebbe assolutamente ripetere, è stato quello di favorire particolarmente l'entrata di grossi capitali finanziari e grandi società di capitale piuttosto che quello di singoli cittadini con disponibilità limitate e tanta voglia di lavorare.

Io sono convinto che un paese ricco di risorse come Cuba avrebbe maggiori benefici economici e sociali concedendo la residenza a centinaia di migliaia di persone comuni (selezionate attentamente), che hanno una buona esperienza lavorativa e qualche decina di migliaia di euro da investire, piuttosto che dagli investimenti di poche grandi società che iniettano milioni di euro ciascuna nell'economia locale.

4 gennaio 2014

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Oleh

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