mercoledì 1 gennaio 2014

Cambiare vita: come, perché e dove?


Il nuovo anno è iniziato e tutti, mi sembra ovvio, ci aspettiamo che i prossimi mesi ci riservino delle piacevoli sorprese. Vi auguro sinceramente un buon 2014 a tutti ma desidero introdurre subito il mio pensiero in merito a come si può fare per cambiare vita in modo drastico.

Anno nuovo vita nuova” si dice dalle mie parti (sono emiliano), e quando ci si saluta, abbracciandosi e scambiandosi gli auguri il 31 di dicembre, c’è sempre una vocina dentro che ti ricorda questa futile speranza. Perché futile? Perché per cambiare, qualsiasi cosa, è necessario che intervengano delle scelte drastiche che possiamo fare solo noi. Einstien diceva: “è difficile che qualcosa cambi se si continua ad agire sempre nello stesso modo …

Cambiare vita parte dalla decisione concreta di volere farlo che deve prendere ognuno in maniera consapevole, passa per la attenta analisi dei desideri (nostri) e delle opportunità reali che ci offre l’ambiente, terminando infine con la considerazione oggettiva del futuro potenziale che ci può riservare la nostra scelta.
Se cambiare vita per noi può significare solo fare la valigia e andare a vivere in un paese straniero, perché pensiamo che solo così troveremo quel: lavoro, amore, pace, tranquillità, opportunità economiche, clima, speranza e qualità di vita (la lista potrebbe continuare all’infinito), che il nostro paese non ci offre più, potremmo restare profondamente delusi.

La crisi economica, che si è conclamata nel 2008 ma le cui fondamenta sono state costruite molti decenni prima, sotto gli occhi di tutti e con la stragrande maggioranza di noi favorevole che ha contribuito, dovrebbe averci insegnato che il sistema economico – finanziario – sociale così come lo abbiamo conosciuto fino ad ora, non tornerà più. Semplicemente perché era ed è insostenibile.

Resta comunque difficile stabilire come si evolverà la situazione politico – economica a livello globale nei prossimi anni, ma una cosa è certa, nonostante ciò che sostengono i nuovi giullari della antiglobalizzazione e fautori del ritorno al passato, vedi: ritorno alla lira, alla sovranità nazionale, alla indipendenza economica e commerciale, al keynesianesimo (leggi più stato, più debito pubblico, più deficit, più parassitismo), credo che dobbiamo iniziare a capire che nessuna ricetta unilaterale e applicata ad un solo paese, avrà mai possibilità di successo.

La ragione è semplice. Basta alzare la testa e osservare cosa accade fuori dalle frontiere del proprio paese, invece di guardare sempre e solo dentro i propri confini. Non siamo soli, e non lo saremo mai più. La globalizzazione è ormai avvenuta, e ahimè, anche se siamo tra quelli che credono che non dovesse avvenire (sono tra questi) adesso che c’è, dobbiamo cercare una soluzione dall’interno e in accordo con la stessa.
Questo significa che qualsiasi decisione, noi singoli ma anche il nostro paese, dovessimo prendere, deve tenere in considerazione gli effetti che questa avrebbe sugli altri e quindi come ritorsione di nuovo su di noi. Il mondo sopravvivrà e soprattutto avrà un futuro solo se si riuscirà a trovare un equilibrio tra TUTTI i popoli.

Non vi preoccupate per ciò che non va nel Bel Paese. Tranquilli che provincie, regioni e casta verranno ridimensionati pesantemente nei prossimi anni, ma non perché lo decide il governicchio di turno, ma perché la concorrenza a livello mondiale ci porterà al dunque: o sei competitivo come noi o uscirai dal consorzio globale.

Ma veniamo a noi. Dove possiamo pensare di andare a vivere per cambiare vita davvero in modo concreto e soddisfacente? Dipende. Se siete tra quelli che vorrebbero restare per sempre attaccati al Bel Paese proprio come si diceva una volta, un bambino vorrebbe restare attaccato alle gonne della mamma, allora fate voi, magari andate pure in Germania o in Inghilterra, dove forse troverete lavoro (dico forse perché ormai l’ingranaggio si sta bloccando anche da quelle parti), e così una volta là penserete sempre languidamente a ciò che avete lasciato in Italia, al buon caffè, la pasta la pizza i personaggi surreali che popolano i programmi televisivi più visti e poi cercherete di fare di tutto per tornare in Italia e nel mentre frequenterete solo espatriati italiani come voi insieme ai quali piangervi addosso e lamentarvi del posto schifoso nel quale siete approdati.
Se invece siete pronti a cambiare vita sul serio aprendovi finalmente al mondo allora pensate che il primo passo da fare sarà quello di smettere di pensare che siete italiani, agire da italiani e sentirvi italiani. Certo, questo dovrà avvenire progressivamente. Dovete accettare che ciò che vi piace e credete non è sempre assolutamente migliore e giusto, ma è solo ciò che avete fatto, pensato, creduto, mangiato e visto da quando siete nati. Gli altri fanno in modi e maniere diversi, solo diversi, e non per questo peggiori.

Non pensate che trovarvi un lavoro sia la ragione principale per scegliere di vivere in un paese. Pensate che in quel paese dovrete essere felici! Certo, il lavoro è indispensabile per sopravvivere, ma se è la prima ragione che vi spinge ad emigrare allora avete sbagliato tutto. Se nel paese dove andrete non desiderate integrarvi e volete solo prendere senza dare nulla, allora è meglio che restiate nel Bel Pese.

Il migliore paese dove andare a vivere

Io vivo attualmente con mia moglie nelle isole Canarie, a Fuerteventura. Ho vissuto a Gran Canaria, a Cuba, negli USA, e ho viaggiato in molti altri paesi. Amo l’isola in cui vivo, amo il mare e la pace di questo pezzetto di deserto del Sahara sferzato dal vento. Ma questo non significa che presto non decideremo di trasferirci di nuovo. Anzi, il Sud America mi attira sempre di più ogni giorno e anche per questo è nato il sito Passaporto per il Sud.

Certo, il nostro lavoro ci permette anche di vivere quasi come fossimo dei nomadi digitali, visto che gestiamo i siti Internet di alcune imprese spagnole e nostri, e questo è un lavoro che si possiamo continuare ovunque. Ma questo non significa che anche voi non possiate sentirvi liberi di scegliere il paese dove trasferirvi senza essere troppo condizionati dalle condizioni economiche.

Il disastro causato dalla crisi economica avrebbe dovuto farci capire che le certezze di un tempo non sono più così reali. Pensare di emigrare negli USA perché laggiù vi sono maggiori opportunità di carriera è  sbagliato e anche stupido, se si considera che per lo standard di vita americano solo se sei infinitamente ricco ti puoi sentire tranquillo. Credetemi: se leggeste i commenti degli statunitensi che affollano i vari forum online per espatriati scoprireste per esempio che la loro prima preoccupazione è quella di trovare un paese dove l’assistenza sanitaria sia pubblica o almeno accessibile a chi dispone di un reddito medio. Che ci sia sicurezza nelle strade e nelle case e, dove costo e qualità della vita siano accettabili.

Le loro scelte principali cadono sempre su paesi come: Ecuador, Nicaragua, Costa Rica, Uruguay e Brasile. Sarà solo un caso?

Lasciate perdere le classifiche stilate da servi e portavoce del sistema come HSBC, FORBS e altri. I fattori che questi tengono in considerazione nel redigere le classifiche dei paesi migliori dove vivere sono sempre gli stessi: PIL, reddito pro capite, e posizione del paese nel mercato globale. Vi consiglio di spostare l’attenzione su quei paesi nei quali si dice che la felicità delle persone sia il parametro pi importante da tenere in conto insieme alla qualità della vita. E questi paesi sono quasi tutti nel sud del mondo!

Auguri di tutto cuore di un felice e prospero 2014!

1 gennaio 2014

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Oleh

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