giovedì 19 dicembre 2013

Potere economico: Gli ultimi 800 anni di storia


Questo articolo apparso prima su Global Financial Data e quindi ripubblicato dal Business Insider, ripercorre la storia del potere economico negli ultimi 800 anni e illustra chiaramente come e perché i vari paesi che lo avevano l’hanno perso in seguito.

Global Financial Data ha realizzato un indice dei rendimenti dei titoli di Stato che abbraccia sette secoli di storia. Questo indice utilizza i rendimenti dei titoli governativi delle principali potenze economiche di ogni secolo per misurare i cambiamenti a lungo termine dei rendimenti dei titoli di Stato.

Potere economico: Il baricentro si sposta

Negli ultimi otto secoli, il centro del potere economico si è gradualmente spostato dall'Italia alla Spagna, ai Paesi Bassi e alla Gran Bretagna, e attualmente si trova negli Stati Uniti. Il paese al centro del potere e dell'economia mondiale sopravvive emettendo obbligazioni per coprire le proprie spese. Gli investitori, in quel paese e all'estero, acquistano le obbligazioni in quanto rappresentano i prodotti finanziari più sicuri disponibili per gli investimenti.
Il paese al centro del potere economico può emettere un numero sempre maggiore di obbligazioni a un costo inferiore e con un minor rischio, essendo il centro economico del mondo. Nel corso del tempo, il potere abbandona progressivamente quel paese e gli investitori iniziano a spostare i loro soldi nei titoli della nuova potenza economica mondiale emergente.
L'Italia è stata il centro del potere economico e finanziario occidentale fino al 1500. Fino ad allora, il Mediterraneo era la porta per Bisanzio ed il Medio Oriente, e attraverso questi paesi verso l’India e la Cina. Le città-stato italiane di Venezia, Genova, Firenze e altre, sono cresciute grazie a questo commercio, ma hanno anche combattuto guerre le une contro le altre per la necessità di rifinanziarsi.
Entro il 1600, il centro del potere economico e finanziario si era spostato nei Paesi Bassi, dato che il commercio attraverso l’Atlantico e verso l'Europa settentrionale ha permesso agli olandesi di rafforzare il loro ruolo nell'economia globale. Il surplus di capitali nei Paesi Bassi è illustrato molto bene dal mercato del tulipano, prima bolla speculativa del mondo della finanza, verificatasi nei Paesi Bassi nel 1630.
L'Olanda era un paese troppo piccolo per mantenere il suo ruolo di centro dell'economia globale molto a lungo, infatti, i cambiamenti nelle rotte commerciali insieme alle rivoluzioni industriali hanno spostato alla fine del 1600 il centro del potere economico in Gran Bretagna. La Rivoluzione del 1688 ha riallineato il potere politico in Inghilterra e ha situato la Gran Bretagna in una favorevole e solida situazione economica che gli ha permesso di mantenersi come centro del potere economico e politico mondiale fino al 1914.
Dopo la prima guerra mondiale, il centro del potere economico si è nettamente spostato da Londra a New York e oggi, New York, resta il centro del potere finanziario dell'economia globale. Il dollaro è la valuta di riserva del mondo, e questo è ciò che permette a Washington di emettere obbligazioni a un costo inferiore di quanto pagherebbe se non si trovasse in questa situazione privilegiata.
Indice dei rendimenti dei titoli di Stato di Global Financial Data
La Global Financial Data ha realizzato un indice dei rendimenti obbligazionari governativi che si riferisce alle obbligazioni di ciascuno di questi diversi centri di potere economico nel corso del tempo, per seguire l’andamento dei tassi d’interesse nel corso degli ultimi sette secoli. Dal 1285 al 1600, si sono utilizzate le obbligazioni italiane. Sono disponibili i dati di quelle dei Prestiti di Venezia, 1285-1303 e 1408-1500, mentre i dati relativi al periodo 1304-1407 si riferiscono alle Obbligazioni Consolidate di Genova e di Juros d'Italia 1520-1598.
Per il periodo tra il 1606 ed il 1699 sono monitorate le Obbligazioni Generiche Governative dei Paesi Bassi. I rendimenti britannici vengono monitorati, per il periodo 1700-1914, analizzando i rendimenti azionari della Million Bank (che ha investito in titoli di Stato) tra il 1700-1728 e i British Consols 1729-1918. Dal 1919 ad oggi, viene considerato il rendimento dei Bond USA a dieci anni.
Rendimenti dei Bond governativi nel Tempo
I rendimenti obbligazionari sono determinati da una serie di fattori. Questi includono: 1) la crescita del PIL reale, 2) il tasso di inflazione, 3) domanda e offerta e, 4) il rischio.
Il rendimento dei titoli di Stato senza rischio dovrebbe essere uguale alla crescita del PIL nominale, dal momento che rappresenta il costo opportuno di detenere un titolo di Stato sia in termini di opportunità di investimento (PIL reale) che di valore del denaro nel tempo (inflazione). Livelli più elevati di crescita o una maggiore inflazione produrranno tassi di interesse più elevati. L’aumento del numero delle obbligazioni porterà a tassi d’interesse più elevati, mentre l’aumento dei risparmi può fare abbassare i tassi d’interesse. Infine, anche la rischiosità percepita delle obbligazioni può portare a tassi d’interesse più elevati. Gli investitori possono temere che il governo potrebbe non riuscire a ripagare i bond, ridurre il costo reale delle obbligazioni attraverso l'inflazione, o svalutare la moneta per ridurre i costi. Tutti questi fattori possono influenzare il prezzo dei titoli di Stato, e quindi il loro rendimento.
Negli ultimi sette secoli la tendenza del rendimento dei titoli è stata la diminuzione. Questo non può essere attribuito alla minore crescita economica o alla minore inflazione, ma deve chiaramente essere attribuito a un minor rischio di default. Tra il 1285 e la metà del 1600, i rendimenti dei titoli di Stato sono oscillati tra il 6% e il 10% e in alcuni casi hanno raggiunto anche il 20%. Ma dal momento che ci sono pochi dati sui rendimenti dei titoli di Stato prima del 1700, i picchi dei rendimenti che si verificano possono essere attribuiti a specifici eventi che hanno interessato gli emittenti; in genere il rischio di default derivante dalle guerre che si sono prodotte. Potrebbe essere che i rendimenti di alcuni titoli fossero inferiori in diversi periodi di tempo prima del 1700, ma la scarsità di dati rende difficile determinarlo. Tuttavia, la tendenza è chiara.
Dal 1700, a Londra e New York sono sempre esistiti mercati obbligazionari ben sviluppati, permettendo ai rendimenti dei titoli di Stato di essere tracciati con precisione. Dalla metà del 1600, il rendimento medio dei titoli di Stato è stato intorno al 4%. Prima del 1600, gli alti tassi d’interesse sono stati condizionati dai rischi; a partire dal 1600, i tassi d’interesse elevati sono dipesi spesso dall'inflazione.
Essere il centro del potere economico mondiale offre vantaggi al paese beneficiario, perché può emettere obbligazioni ad un costo inferiore rispetto ad un paese periferico. Nel lungo periodo, questo può portare a una maggiore emissione di debito, se il paese sceglie di approfittare della propria posizione mediante l'emissione di debito in eccesso che verrà assorbito da investitori esteri.
Con l’aumento smisurato del debito pubblico degli Stati Uniti, alcune persone stanno cominciando a chiedersi se questi ultimi saranno in grado di mantenere la propria posizione di potenza economica centrale del mondo ancora a lungo. Prima di guardare agli Stati Uniti, guardiamo cosa è avvenuto con i rendimenti dei titoli di Stato in Italia, Paesi Bassi e Gran Bretagna nel passato.
Rendimento dei titoli italiani nel passato

Durante il Medioevo, i governi utilizzavano le imposte sugli scambi e i ricavi dei monopoli; sul sale ad esempio, per coprire le spese durante i periodi normali; ma inevitabilmente le guerre che scoppiavano regolarmente generavano la necessità di raccogliere fondi extra. Il governo avrebbe dovuto trovare il modo per obbligare nobili e uomini d'affari a consegnare i loro soldi per coprire i costi della guerra .

Genova e Venezia utilizzarono i "prestiti forzosi" come modo per raccogliere fondi dai propri cittadini. Le due città-stato consolidarono questi prestiti forzosi e permisero ai creditori di utilizzarli come moneta di scambio nel commercio e nei mercati aperti, trasformandoli in moderne obbligazioni. I debiti non avevano scadenza, ma nei periodi di pace, i governi avrebbero dovuto utilizzare il surplus di entrate per ridurre alcuni di questi debiti.

I governi che onoravano gli interessi dei loro prestiti, ripagavano anche i debiti nei periodi di pace, e non andavano in default sotto il peso di questi debiti, riuscendo così ad attrarre fiducia sul loro debito; questo consentiva loro di emettere maggiore debito in futuro. Prosperando, Venezia, ha incrementato la capacità di onorare i suoi prestiti (bonds). La Repubblica di Venezia ha istituito un fondo per riacquistare i Prestiti Forzosi,  utilizzando anche prestiti volontari quando necessario, prelevando in anticipo le imposte future, e stabilendo un programma credibile di rientro. Questo ha permesso alle città di Venezia e Genova di prendere in prestito denaro al 6 -10 % durante il Medioevo e durante il Rinascimento, piuttosto che al 10 -15% che dovevano pagare gli altri governi.


Interessi sui Bond Olandesi

Da quando il centro del commercio si è spostato fuori del Mediterraneo e verso l'Atlantico a partire dal 1500, con esso si è spostato anche il centro del potere economico. I governi di Spagna, Francia e Inghilterra erano periodicamente in default o mettevano prelievi forzosi sui loro sudditi, e fallirono nel tentativo di stabilire un programma di rientro efficace dei loro debiti che gli avrebbe permesso di diventare i centri finanziari d'Europa.

I Paesi Bassi si liberarono con successo della Spagna tra il 1568 e il 1648. Gli olandesi stabilirono la Dutch East India Company nel 1602 e la Dutch West India Company nel 1621. I Paesi Bassi non dovevano mantenere una corte reale costosa, combatterono le loro guerre spesso in casa piuttosto che all'estero, e trassero profitto dal commercio internazionale, e risparmiarono denaro. La Borsa di Amsterdam trattava non solo in azioni della Dutch East India Company e della Dutch West India Company, ma anche titoli di Stato.

La maggior parte dei titoli erano espressi in forma di obbligazioni emesse dalle singole province, le province unite e le città. Questo è il punto fondamentale nel quale i prestiti olandesi differivano dal sistema creditizio italiano. Il sistema creditizio italiano si basava su di un sistema bancario internazionale privato. I Medici e gli altri banchieri commerciali davano i loro soldi agli stati, conoscendo bene i rischi connessi. Gli italiani inoltre, avevano anche ufficialmente coinvolto molte altre banche che avrebbero fatto da intermediari nei depositi e nei prestiti .

Al di fuori delle città- stato italiane, i prestiti fatti ai capi di stato erano sostanzialmente dei prestiti personali, che evidentemente correvano il rischio di default. I re spagnoli, francesi e inglesi prendevano denaro in prestito quando ne avevano bisogno, andavano in default quando non potevano pagare, ma non avevano implementato nessun sistema per attingere ai risparmi del pubblico. Gli olandesi, invece, avevano sviluppato le finanze statali basandosi nella capacità del governo di impegnare i propri ricavi per ripagare le obbligazioni emesse. Non avendo una corte reale, e affidandosi ai governi locali, gli olandesi pagavano i loro prestiti in tempo e con un minore rischio di default. E dal momento che il rischio era minore, i tassi d’interesse erano scesi al 4 %, il livello più basso mai visto prima nella storia, e un tasso coerente con il basso livello di rischio di cui i governi godono oggi.


Interessi dei Bond Governativi Inglesi

La Rivoluzione del 1688 ha trasformato l’Inghilterra politicamente ed economicamente. A differenza dei suoi predecessori, Guglielmo III era un monarca costituzionale. Anche se non aveva pretese di potere assoluto a livello personale, e anche se in teoria ha creato un enorme debito in nome del popolo inglese, egli ha anche rappresentato gli interessi mercantili Whig che dominavano il Parlamento. La Banca d'Inghilterra venne fondata nel 1694, sottoscrivendo prestiti all'8 % (quando i tassi olandesi erano al 3-4 %), e nel 1720, nel tentativo di convertire il debito pubblico esistente in azioni della South Sea Company ha creato la bolla speculativa “South Sea”. Entro il 1740, i tassi d’interesse erano scesi al 3% e nel 1751 sono state rilasciate le British Consols al 3 %, che sono tuttora scambiate a Londra.
Come dimostrano i dati relativi al periodo, il rischio di default sul debito britannico è stato quasi inesistente, come dimostrato dai tassi d’interesse costantemente bassi, tranne che durante i periodi d’inflazione alta. Durante le guerre napoleoniche, il debito pubblico della Gran Bretagna ha superato in percentuale il 200% del PIL, ma i rendimenti dei titoli di Stato sono rimasti al di sotto del 6%. Dopo il 1815, il capitale britannico ha finanziato dei canali di navigazione in territorio inglese, le ferrovie del Regno Unito, in America e in altri paesi, le miniere in America Latina, le colonie della Gran Bretagna e obbligazioni estere emesse da tutti i governi del mondo. Poiché non vi furono grandi guerre o crisi politiche particolari nel Regno Unito dopo il 1815, il debito del governo della Gran Bretagna venne ridoto al 20% del PIL fino al 1914. I tassi d’interesse sui titoli di Stato scesero sotto il 2,5% nel 1896, consentendo alla Gran Bretagna di ridurre il tasso d’interesse sui suoi British Consols al 2,5 %.
Anche altri paesi hanno beneficiato del calo dei tassi d’interesse. Gli Stati Uniti, la Germania, la Francia e altri, sono stati in grado di emettere debito pubblico al 3 % d’interesse entro la fine del 1800, mentre all'inizio del 1800 la norma era il 5-6 % o anche di più. Un apparato governativo/amministrativo ridotto, nessuna guerra o conflitti minori, insieme alla riduzione del debito pubblico hanno contribuito a ridurre il rischio di default e abbassare i tassi d’interesse in tutto il mondo .
Interessi dei Bond degli USA
La Prima Guerra Mondiale ha spostato il centro finanziario dominante del mondo da Londra a New York. Nel 1915, i rendimenti obbligazionari britannici erano saliti al di sopra di quelli americani e così sono rimasti fino ad oggi. Gli Stati Uniti non sono mai andati in default sui loro titoli di Stato emessi dal Governo Centrale, così che gli aumenti dei rendimenti obbligazionari sono stati causati principalmente dagli alti tassi di crescita economica, dall'inflazione, e dall'offerta e dalla domanda di titoli di Stato.
Ci sono diverse chiare tendenze relative all’andamento dei titoli di Stato degli Stati Uniti nel corso degli ultimi 100 anni. Dal 1902 al 1920, i rendimenti obbligazionari sono aumentati da 2,82 a 5,67 %, con la maggior parte dell'aumento che si è verificato tra il 1914 e il 1920 a causa dei rischi di guerra e dell'inflazione. Dal 1921 al 1945, i tassi d’interesse sono scesi da 5,67 a 1,55 % a causa della deflazione, della depressione economica e della manipolazione dei rendimenti obbligazionari da parte del Governo durante la seconda guerra mondiale. Dal 1945 al 1981 i tassi d’interesse sono saliti da 1,55 a 15.84%. Questo è stato il livello più alto mai raggiunto dai rendimenti dei titoli di Stato in quasi 500 anni, da quando cioè l'inflazione è fuori controllo a causa delle politiche economiche keynesiane ampiamente applicate ovunque. Tra il 1981 e il 2011, i rendimenti obbligazionari sono scesi da 15,85 a 1,46%.
Interessi dei Bond nel ventunesimo secolo
Il fattore che chiaramente ha influenzato l’andamento dei rendimenti dei titoli negli ultimi sette secoli è stata la responsabilità o irresponsabilità dei diversi governi nazionali. Da Venezia e Genova passando per i Paesi Bassi, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, quando i governi hanno saputo mantenere il debito al minimo e hanno continuato a rimborsarlo, i tassi d’interesse sono sempre scesi , a vantaggio non solo del paese, ma di tutta l'economia globale. In questo modo è stato possibile liberare del capitale per il settore privato che ha contribuito al successo della rivoluzione industriale. I secoli diciottesimo e diciannovesimo hanno conosciuto i tassi d’interesse più bassi nella storia. Il 1900 invece, ha sperimentato i più bassi tassi d’interesse ma anche quelli più elevati, a seconda del livello d’inflazione generata dal governo. Dal momento che il rischio di default è basso, sono l'inflazione, l'offerta e la domanda di obbligazioni a guidare i tassi d’interesse a partire dalla metà del 1700.
I rendimenti dei titoli di Stato hanno raggiunto i loro livelli più bassi nella storia nel 2012, scendendo al di sotto di 1,50 %. 

Che i rendimenti obbligazionari inizino a salire da qui dipenderà dal comportamento dei governi e dalla volontà di equilibrare i loro bilanci. Il debito pubblico degli Stati Uniti è aumentato a oltre il 100% del PIL. Questo non garantisce assolutamente che i tassi d’interesse saliranno, dato che gli investitori scelgono in massa il debito USA come rifugio di sicurezza. Il debito della Gran Bretagna ha superato il 200% del PIL dopo le guerre napoleoniche e, il Giappone ha lottato con il suo deficit per 20 anni con un debito pubblico verso il 200% del PIL.
Tuttavia , la Gran Bretagna ha pagato il suo debito nel corso del 1800 evitando l’aumento dei tassi d’interesse. Il Giappone ha sperimentato una piccola crescita del PIL nominale nel corso degli ultimi 20 anni, ed ha potuto contare sul risparmio interno per finanziare il suo debito pubblico in crescita. Attualmente, non vi è alcun sentore che gli Stati Uniti inizino a pagare il loro debito come ha fatto la Gran Bretagna nel 1800, e i bassi tassi d’interesse sono una magra consolazione quando la vostra economia non cresce. Quando l'economia tornerà a tassi di crescita normali e il resto del mondo presenterà meno rischio, i rendimenti dei titoli di Stato aumenteranno.

Anche se gli Stati Uniti dovessero emulare il destino del Giappone non riuscendo a crescere per i prossimi 20 anni, il che è improbabile, la loro incapacità di finanziare il proprio debito nazionale, e l' inevitabile crescita di Cina, India e degli altri mercati emergenti, è probabile che i tassi d'interesse possano comunque crescere nei decenni a venire. Anche se gli USA non possono andare in default sul proprio debito, questo può tuttavia ridurre il divario tra inflazione e svalutazione. Se questo dovesse accadere, il centro del potere economico finanziario potrebbe spostarsi di nuovo.

Finché gli investitori percepiscono che gli Stati Uniti restano il centro dell'economia mondiale con un basso rischio di default, gli USA possono continuare a beneficiare dei rendimenti dei titoli di Stato più bassi, ma se il debito pubblico degli Stati Uniti continua a crescere e nel frattempo si sviluppa un altro centro economico mondale alternativo, che sia percepito più sicuro rispetto agli Stati Uniti, gli USA potrebbero perdere il loro ruolo di centro dell'economia globale e tutti i benefici che ne derivano.

19 dicembre 2013

Fonte: Business Insider 

CONDIVIDI

E se vuoi continuare a leggere...

Potere economico: Gli ultimi 800 anni di storia
4/ 5
Oleh

RICEVI LE NOVITÀ

Un punto di vista differente...