martedì 10 dicembre 2013

La crescita economica di Panama


Quando si vuole conoscere approfonditamente un paese, la sua cultura, la società e l’economia, è bene fare in modo di analizzare la maggior quantità di dati possibile e sentire più voci, per ottenere, almeno in linea di massima, un quadro più completo della situazione.


Che l’economia di Panama sia, negli ultimi anni, tra quelle che più crescono (se non quella che cresce di più) in tutta l’area Latinoamericana, non vi è alcun dubbio. Ma chi sta pensando seriamente alla possibilità di trasferirsi a vivere a Panama, dovrebbe anche tutelarsi cercando di capire quali potrebbero essere gli sviluppi futuri del paese.

Vivere a Panama: ieri, oggi e domani

Da quando il canale interoceanico è stato restituito al paese nel 1999, l’economia di Panama ha conosciuto probabilmente i suoi giorni migliori. Senza alcun dubbio, questo è dovuto tanto alle maggiori entrate derivanti dal canale stesso quanto alla realizzazione di grandi opere infrastrutturali, come l’ampliamento del canale stesso, e infine anche grazie all’arrivo di tanti investitori stranieri.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che solo alla fine degli anni ottanta del secolo scorso, Panama era una feroce dittatura guidata dal narcotrafficante Noriega, che in un primo tempo era il fantoccio di comodo messo li dal governo USA per tutelare i suoi propri interessi (copione già visto in altri paesi dell’area e non solo) salvo poi, quando questi diventa scomodo, rimuoverlo chirurgicamente con il famoso intervento militare lampo.

Panama, come paese ponte che unisce Nord e Sud America, è tuttora coinvolto nel traffico di droga tra sud e nord. Risulta logico non è vero? Infatti, molti degli investimenti stranieri nel paese sono fatti da colombiani che in molti casi sono legati al traffico. Inoltre, in quanto centro finanziario di tipo offshore (paradiso fiscale insomma), da sempre è anche sede di imprese multinazionali e grandi banche, beneficiandosi così di immensi flussi di denaro a volte frutto di evasione fiscale altre volte del narcotraffico stesso. Si può credere che tutto questo sia cambiato negli ultimi anni? Forse … o forse no.

Un interessante intervista riportata questa settimana dal quotidiano locale La Prensa, offre una panoramica diversa da quella strombazzata ai quattro venti dai media mainstream. Le domande relative al futuro di Panama vengono poste a Guido Spadafora, fratello del deceduto Hugo Spadafora, oppositore dell’ex dittatore Noriega è assassinato da quest’ultimo, il quale non esita a definire l’attuale Governo di Panama una dittatura.

Dall’opinione di Guido Spadafora si ricava in sintesi la fotografia di una paese estremamente corrotto nel quale l’attuale Presidente Martinelli, primo tra i corrotti, sarebbe intransigente con l’opposizione a tal punto da perseguitare chiunque lo critichi. Secondo quanto afferma Spadafora, il costo delle enormi opere pubbliche, proprio quelle che nel bilancio incidono maggiormente nella crescita economica di Panama, sarebbe enormemente gonfiato proprio per alimentare la corruzione endemica.

Il Presidente Martinelli viene definito dallo Spadafora un dittatore, perché ha ottenuto di controllare tutti gli organi statali e le stesse elezioni politiche. Alla domanda quale sia il peggior male di Panama in questo momento Spadafora risponde: “qui, ora, tutti si vendono o si lasciano comprare. Tutti cambiano il discorso secondo la propria convenienza …” Che strano … Questa descrizione non vi ricorda un altro paese molto simile a Panama nel bacino del mediterraneo? E pensatici bene: che fine sta facendo questo paese dopo avere conosciuto anni di gloria costruiti proprio su un enorme debito pubblico, proprio come ora sta facendo Panama?

Il debito pubblico di Panama è raddoppiato in soli 4 anni e si considera che per terminare le grandi opere che includono l’ampliamento del canale, la metropolitana della capitale, scuole, ospedali, strade, aumenterà ancora di diversi miliardi di dollari da qui al 2015.

Se consideriamo che la crescita economica di Panama è sostenuta solo, o quasi, dalle opere pubbliche, che non vi è inclusione; cioè che le aree rurali e povere restano escluse aumentando così il divario tra ricchi e poveri, che la moneta locale è il dollaro USA, e che così in caso di default (ormai probabile) del colosso nordamericano con conseguente svalutazione del dollaro questo avrebbe effetti nefasti anche sull'economia del piccolo paese centroamericano, il quadro che si delinea non fa stare proprio tranquilli. Almeno io non lo sarei.

Il cammino intrapreso da Panama per dare impulso alla sua economia è lo stesso percorso in passato da tanti paesi, tra i quali l’Italia, che oggi si trovano in una situazione disperata. Anzi, l’Italia almeno ha saputo creare un tessuto industriale fatto di piccole e medie imprese che rappresentano tuttora un eccellenza nel mondo, ma quando le grandi opere saranno completate e quando, come conseguenza della stretta internazionale sui paradisi fiscali (vedi accordo FATCA), il sistema bancario non potrà più contare sui flussi di denaro che lo inondavano in passato, cosa resterà del piccolo paese centroamericano? Il debito pubblico e un canale che, forse, nel caso si realizzi il secondo finanziato dai cinesi in territorio Nicaraguense, perderà in parte la sua redditività. Forse questo dovrebbe bastare a fare riflettere attentamente su come potrebbe essere il futuro di Panama e di chi ci vive nei prossimi anni.

10 dicembre 2013

Intervista a Hugo Spadafora: La Prensa

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